Le dita mozzate

 


Autrice: Hannelore Cayre

Titolo: Le dita mozzate

Trama: La brillante e ambiziosa paleontologa Adrienne Célarier scopre in Dordogna una grotta le cui pareti sono ricoperte di mani femminili mutilate e all'interno della quale vengono trovati due scheletri risalenti a 35000 anni fa. L'analisi dei resti rivela che si tratta della scena di un crimine. La storia si sposta allora indietro nel tempo e ci fa fare la conoscenza di Oli, la protagonista, una ragazza ribelle e coraggiosa appartenente a una tribù di Homo Sapiens. Stanca di subire continui soprusi per il solo fatto di essere nata femmina, Oli infrange tutte le convenzioni sociali a rischio della sua stessa incolumità. La sua ribellione getterà nel caos la comunità e sfocerà in una serie inaudita di violenze. "Le dita mozzate" è un noir atipico, in cui il nostro passato remoto diventa lo sfondo perfetto per indagare la nascita della sottomissione femminile e le sue origini. Le avventure di Oli, i suoi numerosi incontri con altre tribù e la sua lotta per essere rispettata al pari degli uomini, gettano una luce feroce sulle spietate dinamiche che regolano la sopravvivenza dell'umanità e su verità che molti preferirebbero negare..

Prezzo di copertina: 18,00 euro

Recensione.

Le dita mozzate è un noir atipico in tutto, e forse è proprio questa sua impronta peculiare a renderlo magnetico. 
Il romanzo inizia con la scoperta, nel nostro tempo, di una grotta colma di impronte di dita mozzate, questo è l’espediente narrativo che ci condurrà in una storia brutale, senza filtri, che ci appassionerà per la sua schiettezza. Ci spostiamo nell’ambientazione perno di questa storia, ambientato 35.000 anni fa nel periodo chiamato Aurignaziano. Conosceremo le meccaniche della vita della nostra protagonista, Oli, che vive con la sua tribù. 
Ci renderemo ben presto conto che Oli ha delle dita mozzate, una crudele punizione per aver disubbidito all’ordine naturale imposto, ovvero che l’uomo è al comando, la linea che permette l’avanzata, mentre la donna è il cerchio, costretta ad azioni quotidiane volte al funzionamento del clan.
Eppure, Oli è giovane, forte, veloce e non vede nessun motivo per cui non possa dedicarsi alla caccia anche lei. E poi, l’incontro con altre tribù, con i Neanderthal, il mondo semplice e piccolo di Oli sembra spaccarsi
Qui, nota, che le donne sebbene diverse, più chiare e più tozze, vanno a caccia e svolgono azioni che nella tribù della nostra protagonista sono prettamente proibite al sesso femminile. Oli viene trafitta da una nuova e tagliente consapevolezza: l’Ordine non è crollato nel caos come inveisce ogni volta lo Zio Anziano quando Oli tenta di fare qualcosa che non è “consono” al suo ruolo. Non è successo nulla: è un momento fondamentale che sancisce la caratterizzazione della nostra protagonista, infatti, Oli spezza il cerchio stretto e noioso a cui vogliono tenerla ancorata. 
La prosa è priva di fronzoli, diretta e cruda, capace di ferire e di adombrare. L’autrice, secondo me, ha assunto uno stile asciutto ma intenso che rende ancora più giustizia a questa storia, che ci permette di viverla ma anche di riflettere. 
Un luogo che lega il presente, dove hanno scoperto il sito, e il passato di Oli è la grotta delle antenate, dove moltissime impronte mutilate hanno dipinto le pareti, rendendosi immortali. Ogni donna che ha deposto la sua impronta ha sempre qualche dito mozzato, in relazione dunque a qualche “infrazione” secondo gli uomini della propria tribù. 
Tuttavia, se scavassimo più a fondo troveremo certo un’altra ragione, gelosamente nascosta e accudita, che spiegherebbe l’accanimento in modo semplice ma brutale. Con certe dita mancanti non si poteva cacciare o lavorare certi materiali, dunque il gesto in realtà mirava a costringere le donne a dipendere dagli uomini. La loro sottomissione forzata garantiva agli uomini il potere necessario per comandare e dominare
Le numerose impronte all’interno della caverna sono echi di storie di ribellione e dolore resi immortali. Le emozioni si susseguono come pietruzze lanciate in un lago: inarrestabili anche dopo essere affondati. C’è collera, tristezza, ricerca di se stessi e domande esistenziali che affliggono e rendono sempre più diversa Oli. 
La nostra protagonista, con sagacia indomita, dimostra di avere le stesse capacità degli uomini nel cacciare, uccidere e procurare cibo al clan. Non è di meno. Ma anziché acclamare questo potente gesto le altre donne della tribù ne sono preoccupate, in quanto Oli con le sue azioni mina la virilità degli uomini. E siamo sempre qui, a distanza di millenni lo stesso gesto, conformato nei secoli: la donna deve sacrificare le sue capacità e ambizioni per il bene maschile che lo fanno coincidere con il benessere comune.
In questo stretto contesto anche le altre donne della tribù, per paura di destabilizzare la quotidianità a cui si sono abituate, vanno contro Oli che tenta di forzare un cambiamento di cui ancora non sono pronti. Qui, l’ennesimo affronto ai danni di Oli: le mozzano il pollice, che è fondamentale per poter tenere una lancia in mano. Ma Oli incarna una resilienza che sta per sbocciare con violenza
Il conflitto arde, alimentato da ingiustizie e stupidità. L’autrice inserisce anche un altro argomento intessuto nella riflessione generale del romanzo. La scoperta della sessualità legata alla procreazione, questa scoperta sconvolge l’ordine venutosi a creare: gli uomini della tribù iniziano a volere le donne solo per sé, per garantirsi una discendenza, il sapere di lasciare qualcosa di tuo anche dopo la morte. Questo desiderio fa scoppiare una feroce violenza tra di loro, che lottano e uccidono per appropriarsi, ancora una volta, del corpo delle donne visto come un mero oggetto
Oli è la spaccatura che getta agitazione in una forzata armoniosità che lo Zio Anziano ha sempre imposto e tenuto anche attraverso la mutilazione delle mani. Oli, rifiutandosi di accoppiarsi, di sottomettere corpo e mente ad un uomo, si appropria della sua fiera individualità, che tiene stretta, con gioia e meraviglia. 
E poi, gli argini si rompono e penetra il caos; ma non quello che gli uomini predicavano in merito alle trasgressioni delle donne, no, è un caos nuovo, ribelle, fresco e incontrollato che si mescola ad una rabbia che adesso trova sfogo, dopo essere stata taciuta per troppo tempo. Per troppe mani sulle pareti della grotta
Anche le altre donne della tribù si rifiutano, assaporando la brevità di una soggettività che ancora non ha bene una forma. E nel frattempo Oli vaga libera ed incontra diversi clan nella sua strada: diversi, sprezzanti, allegre, pericolose, pacifiche. E racconta loro la sua storia, la scintilla che dà inizio ai dibattiti che scorrono veloci in battibecchi e violenze. Al centro vi è sempre la sessualità e la discendenza, gli uomini che scoprono di volersene appropriare e di donne che si rifiutano. Ed è proprio la novità del rifiuto, unita alla sua cocente consapevolezza, che il litigio esplode. 
Piccoli focolai che sono destinati a incrociarsi e a ingigantirsi: tribù che fanno la guerra ad altre tribù per poter possedere le loro donne e tenersele per sé. In un mondo che sta cambiando, diventando cattivo, Oli rimane fedele a se stessa fino alla fine, seminando la promessa di un cambiamento, anche attraverso il sangue, e riuscendo a liberarsi di una sottomissione imposta. 
Le dita mozzate è un viaggio che non ti aspetti ma di cui apprezzi ogni momento. La prosa è potente nel veicolare Oli come un personaggio moderno del suo periodo, addirittura rivoluzionario nel gettare le basi di un femminismo che si sarebbe sviluppato molto dopo, ma mostra con una lucidità vivida come il desiderio di legittimare la propria indipendenza abbia radici antichissime. Bellissimo.

Commenti

Post popolari in questo blog

Il trono del lupo

La via dell'Arcangelo

Le bibliotecarie di Notre-Dame