Marmo e Fango. Amore e possesso nella Roma di Gian Lorenzo Bernini

 


Autrice: Alessandra Giovanile 

Titolo: Marmo e Fango. Amore e possesso nella Roma di Gian Lorenzo Bernini

Trama: Roma 1629. Costanza Piccolomini è una giovinetta imparentata alla lontana con un ramo minore della famiglia che diede ben due papi alla chiesa. Il padre è impiegato nelle scuderie di un notabile portoghese e lei concorre, come molte altre fanciulle di Roma, con la sua ineccepibile onestà, al conseguimento delle doti di nozze messe a disposizione da alcune confraternite religiose. Matteo Bonucelli è un giovane scultore lucchese, giunto da poco nella città eterna, desideroso di farsi strada nel folto stuolo di artisti che la popola, non solo come artigiano ma anche come restauratore e mercante di sculture antiche. Lorenzo Bernini è appena diventato soprastante ai lavori della basilica vaticana, è l’artista più impegnato di Roma, straordinariamente ricco, oggetto di ammirazione e al contempo di feroce invidia da parte degli uomini della sua cerchia. Vive nel costante terrore di perdere ciò che si è guadagnato con il lavoro, ma anche attraverso il favore sperticato del Papa regnante. Giuliano Finelli è suo amico e tra i suoi collaboratori più stretti: hanno lavorato insieme fin da ragazzini, ma ora che “il bernini” è a capo della bottega paterna, desidera un riconoscimento più forte e incarichi che gli diano lustro. In una Roma polverosa e fremente, popolata da febbrili temperamenti artistici e scena della fioritura barocca voluta da Urbano VIII, si consumano le più terrene delle passioni: amori, invidie, tradimenti, rotture insanabili, ma anche l’ambizione, il furore e infine il rimorso.

Prezzo di copertina: 18,90 euro.

Recensione.

Marmo e Fango è un romanzo meraviglioso, ambientato nella città eterna nel periodo del Barocco, e diversi artisti noti ne sono i personaggi, tra cui Gian Lorenzo Bernini. 
È un libro di tragicità e drammi, di vicissitudini intense dalle linee sinuose di marmi lavorati, di passioni furenti e di peccati celati, di talenti che illuminano come astri intoccabili, di gelosie che ardono nell’ombra e di dolori che sconquassano. 
Tutti convergono in una Roma che promette fama e delirio
Questa storia inizia nell’anno domini 1629, nel rione Colonna dove ci imbattiamo nella nostra indiscussa protagonista, Costanza Piccolomini, una giovane ragazza che vive con il padre, Lorenzo, la matrigna, Tiberia e i suoi figli. Costanza è assennata, ligia, obbediente, e ha ottenuto l’ambita dote dai Confratelli per permettersi un matrimonio vantaggioso. Infatti, sebbene i Piccolomini abbiano origini nobili ormai sono decaduti da secoli, e la famiglia sta richiedendo anche una seconda dote, Costanza non ne è molto felice, innanzitutto perché deve passare nuovamente l’interrogatori con arcigni ispettori che tentano di scovare qualsiasi ombra di difetto e poi… il matrimonio è una faccenda estranea che ciba dei dubbi alla nostra protagonista. 
Come ho già accennato, i personaggi fondamentali del romanzo sono diversi e si muovono insieme nella Roma seicentesca, tutti sono destinati prima o poi a collidere tra di loro
Abbiamo, Gian Lorenzo Bernini, lo scultore più celebre e richiesto di Roma, e a mantenere e far accrescere il suo prestigio vi è il legame con il papa Urbino VIII, che lo nomina architetto ufficiale a San Pietro. Vicino c’è anche il suo scapestrato fratello minore, Luigi, genio dei numeri ma sfaticato in ogni altra cosa, e che non ne combina mai una giusta. 
Giuliano Finelli, uno stretto collaboratore e amico di Gian Lorenzo, che agogna di uscire dall’anonimato, di squarciare l’ombra densa di Bernini e poter far conoscere il proprio nome. 
Matteo Bonucelli, un giovane che giunge a Roma e cerca di solidificare la sua posizione, modesto scultore ma anche grande appassionato di restauro e che intende diventare un mercante di sculture antiche, un ambito che inizierà a diventare florido. Con lui, il suo amico pittore Francesco Cerquozzi.
Ma Matteo per realizzare questo sogno ha bisogno di denaro che non ha, dunque, decide di cercare moglie per poter usufruire della sua dote, per una serie di eventi diventerà il fidanzato e poi marito di Costanza
La narrazione è vivida, fluida, incalzante, che sa condurci in una Roma sensuale e falsa, pericolosa e ignobile, dove il guizzo del genio viene presto inghiottito dal chiaroscuro dell’invidia altrui. L’autrice ha un’ottima qualità nel portarci un mix irresistibile di situazioni, emozioni e profondità dei personaggi, il tutto presentato da uno stile avvolgente: divori le pagine senza rendertene conto. 
L’autrice è brava nello scavare dentro i suoi personaggi, scovando lustro ma anche grandi turbamenti che rimangono quasi inespressi, cipigli di emozioni irruenti, che poi sono levigati dalle gioie e dalle sofferenze. C’è una complessità che li anima e li oscura, chi alla ricerca di gloria chi anela un sogno semplice ma a quanto pare irraggiungibile. 
Ma nulla è come appare… e l’idillio precario di Costanza e Matteo scoppia improvviso, amaro e furente. Costanza si sente tradita e usata eppure, ancora una volta, deve piegarsi all’orgoglio e al decoro per gli altri. Ma che ne è di lei? Di quello che vuole e di quello che adesso crudelmente le viene negato?
Gli anni si accavallano e i nostri personaggi sembrano ritrovare una quotidianità serena, tra eventi della vita, e pian piano i personaggi iniziano ad intrecciarsi tra di loro. Così, Matteo risponde alla chiamata per sbozzatori e scultori alla Fabbrica di San Pietro per il monumento del sarcofago della Contessa Matilde, dove incontra il Maestro Bernini. 
Le descrizioni sono ricche ed evocative, davvero ci sono dettagli poetici che riempiono la scena: le tremolanti luci che fanno intravedere qualcosa di spigolo che da lontano non si sarebbe visto, occhi che si animano, il cuore che batte forte nello sfiorarsi, la polvere che brucia gli occhi, le mani ruvide e decise che scalpellano un anonimo blocco di marmo dandogli un’anima. E ancora, respireremo la Roma dei quartieri degli artisti, le camere piene di bozze e crete dove l’immaginazione è impressa, chiese immense, palazzi nobili. 
Marmo e Fango, due facce della stessa moneta, in contrasto. Il fango che imbratta, rallenta, segna: la diceria, l’accusa, il disonore che non si lava via e che è sempre più crudele sulle donne. Di contro, il marmo, pulito, solido, perfetto, è sempre attribuito all’uomo, un lavoro che ha bisogno di abilità, ingegno, superiorità. Al Marmo si perdona, al Fango, no. 
I personaggi che agitano la trama presentano quest’ambivalenza, questo contrasto che può mutare a secondo della luce, come un’opera ammirata da prospettive differenti, vediamo qualcuno. 
Matteo, affettuoso, grande lavoratore e pieno di passione per la realizzazione di una bottega di restauro. Ma è anche un po’ egoista, bugiardo… innamorato. 
Il Cavalier Bernini, che pensa sempre al lavoro, responsabile, estasiato dalle forme che possono fuoriuscire da un tozzo di marmo. Ma anche mal portato alle critiche e sfiducie, con facile scatto d’ira.
E giungiamo all’incontro tra Bernini e Costanza: un lampo che rimane indelebile e li consacra amanti. 
Qui, l’autrice da il meglio di sé, mostrandoci profonde vulnerabilità. Sussulti di una tensione che si cerca di negare ma di cui si è disperatamente attratti. E lentamente ci arrendiamo: sospiri di notti che vorrebbero rimanere eterne, labbra e mani affamate che scoprono possesso, desiderio, tenerezza, venerazione, amore. Tutto si mischia insieme, e non si riconosce più l’inizio ne la fine. 
Il cuore pulsante del romanzo è Costanza, c’è ne affezioniamo fin dall’inizio: un’adolescente quieta che cresce in una bella donna, che desidera una vita semplice, una famiglia per sé. Educata a dover difendere innanzitutto la reputazione, una singola macchia e una donna è perduta. Una protagonista a cui viene tolto parecchio, eppure, a differenza di molti Costanza ritrova l’equilibrio, impara a coabitare nella sua nuova situazione con una maturità che disarma. 
Però sospira la nostra Costa’, nel vedere la passione del marito a cui lei è estranea, nel non poter assaporare quella spensieratezza romantica che le avrebbe fatto brillare gli occhi, e dare nome a quello strappo che a volte avverte nel cuore e che rimbomba nelle sue carni. Ma Costanza si evolve, si apre, si scopre. Adesso fiorisce e ti afferra il cuore con la sua semplicità priva di artifizi, ma ahimé… sarà anche arsa, devastata, sacrificata al titolo d’amore (si può davvero chiamare così?) ma di cui lei non si riconoscerà più. I torti che le saranno resi sono un pugno allo stomaco. Ma ancora, scopriremo che Costanza è più solida di quanto lei stessa si creda
L’autrice ci porta con una sensibilità moderna le questioni spinose che ritroveremo nel romanzo: la fama e il suo incredibile peso, il potere dei potenti, il senso di resilienza e rinascita. Tra tutto, spicca la donna e il suo ruolo attribuitogli, che si incolla addosso, limitando i movimenti, i pensieri, i desideri. Il female rage abbozzato che è grumo capace di ferire. Tiberia, che condanna Costanza ad una vita di cui non sapeva nulla; Tiberia con il suo gesto e il volerlo tenere segreto sbaglia, certo, eppure capiamo con una lucidità acuta che Tiberia ha voluto preservare la sua Costanza, a cui vuole bene come una figlia, in modo ruvido. Tiberia stessa si è vista consumata e sfiancata dal ruolo imposto di donna
E nel libro diventeremo consapevoli che le donne possono muoversi solo nei confini disegnati da altri, se vogliono mantenere il loro onore. Sennò, si è perdute, sbiadite, offese. La facilità con cui vengono imprigionate fa male: donne che si danno, che hanno riso un po’ troppo, che svolgono lavori non consueti, che attirano gelosie, donne “impudiche”, donne che osano, donne semplicemente che esistono
Nel romanzo vediamo bene come la società patriarcale imprimeva con forza le sue mani sui destini di queste donne, che ne decretava l’onestà con due pesi e due misure. Una società che ancora oggi ne porta i vili strascichi
Anche le chicche storiche rendono la storia ancora più completa. Come il celebre fatto della crepa a San Pietro a cui viene attribuita la colpa al Bernini e alle sue opere nelle colonne, una disputa che portava avanti l’accademico Carli (che desiderava vedere il Cavaliere sterminato), l’accenno di opere celebri o ancora il riferimento alla statua parlante Pasquino. Tutto mostra un grande studio a cui l’autrice si è dedicata. 
Le sculture circondano la storia e che ci portano echi del momento della loro creazione. L’immobilità delle statue che eppure comunicano tanto, come le vesti smosse dal vento, immobili nel loro atto che eppure ci da l’impressione di movenze stupende, i loro muscoli ben definiti che ti danno la percezioni che sfiorandoli troverai calda carne. I lineamenti decisi, sinuosi, che hanno intrappolato smorfie giovanili di ribellione (e qui pensiamo al David di Bernini), di furore gelato, di beatitudine, di una possessione che non è destinata. 
Davvero, Marmo e Fango appena riesce ad agganciarti a sé e non ti lascerà più andare. E le emozioni che il lettore proverà saranno tante e tutte immense (il cuore, oh povero cuore!). Il rapporto tra Matteo e Costanza darà tanta tenerezza. Con gli anni e con gli eventi ne scopriamo più a fondo i bordi, Matteo è un uomo che non può dare a sua moglie quello che lei più anela, eppure, se ne prende cura con affetto, gentilezza, fiducia. Si crea una lealtà che si fortifica, Matteo è un abbraccio caldo e protettivo. 
Al centro del romanzo, ovviamente, abbiamo il rapporto tra Costanza e Lorenzo, due amanti ubriachi di tenerezza e sensualità. Costanza con la sua limpidezza è riuscita a fare breccia nel cuore di marmo di Bernini, lei artista d’amore che scalpella con cura la durezza del blocco che si scioglie sotto le mani e il suo sguardo dorato. Bernini se ne innamora in una spirale di desiderio, possesso e voglia di servirla.
Infatti, ne scolpisce il ritratto per renderla immortale nel suo amore. È un busto che pare vivo e che ritrae Costanza in una scena intima, i capelli selvaggi e liberi dalle forcine, la camicia aperta per far intravedere dolci curve, le labbra socchiuse e in procinto forse di tenerezza, ogni singola parte scolpita con cura e drammaticità che la rendevano quietamente profonda, segreta, sua
L’intrigo si gonfia, con un dinamismo e sottigliezze che si fanno vivide. Amici che si sono trasformati in nemici, incomprensioni che si addensano. La violenza, il dubbio, le insinuazioni gettano la sua cappa oscura nell’idillio, dove il rancore diviene fiele in bocca, lo struggimento ti mangia il cuore e la crudeltà che infetta e non va più via
E qui il celebre e vile atto che Bernini compie nei confronti di Costanza, accecato di rabbia. Un gesto che ci conduce ad una brutalità mai passata di moda che gli uomini utilizzano spesso, una violenza indicibile che in qualche modo, sempre e solo per loro, viene giustificata dalla loro rabbia. Un taglio che squarcia e rimane, in quanto giustificandone la brutalità si vuol rendere l’atto meno importante. 
Da qui solo il precipizio
E Costanza lo affronta tutto, appesantita dal fango che le hanno incollato addosso con crudeltà, una rottura che non la spezza ma la fortifica. E poi, si erge, matura, disillusa, colma di rabbia ma che si scopre anche forte e desiderosa di riscatto. Dopo tanto dolore e scandalo, la nostra protagonista dimostra con una semplicità potente quanto la rinascita sia possibile, e lo preannuncia con un orgoglio che colpisce il lettore, rendendolo fiero e caro della nostra meravigliosa protagonista. 
Costanza, mi hai stretto il cuore.


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