Sangue delle Langhe. La saga dei Barolo vol I
Autrice: Marina Marazza
Titolo: Sangue delle Langhe. La saga dei Barolo vol I
Trama: È alla sfarzosa incoronazione di Napoleone Bonaparte a Parigi che Juliette Colbert conosce Tancredi di Barolo: è un colpo di fulmine, e pochi anni dopo Juliette diventa Giulia di Barolo, sua moglie, e lo segue nella splendida e terribile Torino della Restaurazione. Nelle prigioni della città sabauda, intanto, è rinchiusa la fiera Angela Agnel, uxoricida: ha accoltellato il marito ubriaco che tentava di abusare della figlia. Donne diverse, vite agli antipodi che il destino si diverte a intrecciare, nel fermento della rivoluzione industriale, delle prime lotte per i diritti dei lavoratori, delle conquiste sociali di cui Giulia di Barolo diventa presto intrepida sostenitrice. C’è tanto da fare, innanzitutto nelle carceri, dove languono prigioniere senza più alcuna speranza di riscatto, ma anche tra i poveri della città che chiedono pane e giustizia. E Giulia trova il tempo per occuparsi anche delle tenute di famiglia nelle Langhe, dove si produce un vinello che, con i nuovi metodi importati dalla Francia, potrebbe diventare un nettare più nobile e corposo. L’aristocrazia torinese si interroga: perché tutta questa frenesia? Forse perché la povera marchesina di Barolo non riesce ad avere un figlio? Magari, se si concentrasse sulla famiglia, le cose cambierebbero? E Giulia è disposta a molto, pur di mettere al mondo il sospirato erede: medicamenti, terapie, persino sortilegi. Ma non è disposta a rinunciare alle sue idee, né al suo amore, né alle sue battaglie. Il sangue delle Langhe scorre in queste pagine avvincenti: nelle vene dei protagonisti, nel frutto dei vigneti, nei crimini che insanguinano i quartieri degradati del popolo e nelle rivoluzioni che si preparano tra i palazzi del potere. E un destino di sangue, traversie e trionfi attende due donne audaci decise a cambiare il loro tempo.
Prezzo di copertina: 19,95 euro.
Recensione.
Sangue delle Langhe è il primo volume di una storia familiare romanzata che seguirà le vicende dei Barolo. Già il titolo è evocativo, richiama passione, impegno, sacrificio e desiderio; ci inoltriamo tra le pieghe di questa storia con entusiasmo, tra intrighi e drammi, pericoli e lotte sociali: il romanzo è un meraviglioso esempio di respiro del momento storico ottocentesco complesso.
Questa storia inizia nel Convento dei carmelitani, a Parigi, divenuta prigione nell’angoscioso periodo del Terrore francese. Qui ci imbattiamo in Josephine, sporca e disperata, eppure, avvertiamo immediatamente il suo istinto di voler sopravvivere a questa ondata folle di rivoluzione e per farlo è disposta a tutto. Nel periodo di prigionia incontra Charlotte Colbert, una anziana signora nobile che dà forza alla nostra Josephine, che non dimenticherà mai il caloroso gesto.
Infatti, Josephine diventerà poi imperatrice di Francia, non è la protagonista di questa storia ma ne è un tassello fondamentale per il suo svolgimento. L’imperatrice prenderà a servizio la nipote, Juliette Colbet diventando sua dama di compagnia e inoltrandola ad un destino che la condurrà lontano dalla Francia e tra le braccia del Piemonte.
La prosa dell’autrice è fluida e corposa, capace di srotolare le vicende di questa storia con perspicacia. C’è il respiro descrittivo come decise pennellate che esaltano i vividi colori di questo romanzo: non abbiamo difficoltà a figurarci negli appartamenti eleganti alle Tuileries o in carrozza verso strade impervie.
Inoltre, la Marazza ha un’ottima capacità di gestire il cambio scenario repentino del romanzo. La prima parte è ambientata nella corte francese, con un ritmo quasi sensuale, tra intrighi e dicerie di corte, tra complotti verso la coppia imperiale da parte dei ribelli vandeani. Viviamo di sfondo il dramma della fine del matrimonio tra Napoleone e Josephine mentre, allo stesso tempo, si consacra quello tra Juliette e l’ufficiale Tancredi, marchese dei Falletti di Barolo, i due giovani innamorati.
La seconda parte, invece, ci sposta in un registro differente sotto diversi punti di vista: viviamo il Piemonte, all’epoca territorio francese, dove la nostra Juliette, dopo il matrimonio, si trasferisce. Da Juliette Colbert diventa Giulietta di Barolo e c’è un’atmosfera diversissima dall’opulenta corte: un ambiente più parsimonioso, i suoceri affettuosi, un palazzo antico, briganti e povertà, le dame dell’Umiltà, il fantasma di Elena e il ritorno del Re di Savoia.
L’autrice è brava nel saper farci intravedere la tempra dei suoi personaggi attraverso situazioni difficili e decisioni ardue, che ne modellano la caratterizzazione.
La nostra coppia, ad esempio, è felicemente sposata… ma non riesce ad avere figli, ed è una nube che getta un po’ di amarezza nella nuova vita florida di Giulia e Tancredi. In questo frangente disperato, Giulia, inizia ad interessarsi maggiormente alle cause sociali, in particolare prende a cuore la situazione orribile a cui sono costrette le forzate in prigione, molte delle quali attendono un processo da anni. C’è fame, povertà e tanta angoscia e Giulia è determinata a migliorarne le condizioni. È tra queste mura di muffa che Giulia incontra la fiera Angela Agnel, uxrocida per aver ucciso il coniuge; inizia un rapporto traballante ma che condurrà Giulia a relazionarsi con delle realtà che vivono vicino a lei ma che non l’hanno mai sfiorata.
La nostra marchesa di Barolo si inizia ad interessare alla vicenda che si allarga toccando vite e situazioni tragiche, che la portano a maturare la consapevolezza di voler prendersi di cura dei più vulnerabili.
Ci sono dettagli, come chicche storiche, che evidenziano il grande lavoro di ricerca dell’autrice (che si può anche vedere nella bibliografia alla conclusione del romanzo) e che rendono ancora più incisivo il contesto in cui la Marazza costruisce la sua storia: la Francia promettente di Napoleone che però decade inevitabile come un castello di carte, e una Torino in pieno fermento dove i moti rivoluzionari sono una scintilla quieta che attende il suo momento di fuoco.
Un tema a cui è abbarbicato intimamente il romanzo è la donna e il suo ventre. Entriamo in una femminilità a cui è collegato in modo viscerale il dolore: sia che riescano a rimanere incinte e quindi affrontare il momento pericoloso del parto, sia che non riescano a concepire e dunque essere giudicate aspramente da tutti gli altri.
Siamo nel pieno dell’Ottocento dove la donna è vista in merito al suo ruolo per perpetuare una dinastia, soprattutto quando parliamo di casate nobiliari; se non riesce ad adempiere al proprio compito viene vista come inutile, nel romanzo vedremo tutto ciò: Josephine, arguta, intelligente e capace viene messa da parte con una facilità sorprendente da Napoleone e dalla Francia proprio per la sua incapacità di dare un figlio, l’atteso e sperato erede.
La stessa Giulia verrà guardata con pena proprio perché non riesce a rimanere incinta. Una colpa, una condanna che pesa sulle spalle delle donne. Ma a differenza di Josephine, Giulia non si arrende a questo destino infausto, con l’aiuto e il supporto di Tancredi, la nostra marchesa deciderà di prendersi cura di molte più persone. Giulia con una lucidità sorprendente sa che può fare di più in quanto ne ha i mezzi e le possibilità, e non si piegherà a nulla.
I Barolo possiedono vasti vigneti dove producono vino, ma Giulia crede che potrebbe migliorare molto e far invidia a quelli francesi con uno studio approfondito. In questo primo volume viene solo accennato, le nuove innovazioni del campo della vinificazione, sia Giulia che Tancredi sono entusiasti dell’opuscolo della Gervais. Siamo in procinto di un cambiamento eclatante di cui i nostri personaggi non si rendono ancora conto della portata che andrà a riscuotere nelle loro vite.
Mentre ci siamo, vediamo più vicino anche la nostra marchese di Barolo. Giulia è una protagonista che risulta simpatica subito: onesta e intelligente, capace di rimboccarsi le maniche e prendere situazioni complesse tra le sue mani. Ma è anche gentile, empatica, e cela un dolore sordo di quella mancata maternità, eppure, quel dolore è il carburante essenziale per renderla ancora più convinta e agguerrita nel voler migliorare il tessuto sociale di Torino: scolarizzare le detenute, renderle consapevoli e aiutarle a migliorare il loro periodo in carcere e non lasciarle passare le giornate nello sconforto più buio.
Le aperture mentali di Giulia, ma anche di Tancredi, sono echi di una modernità che ancora devono sbocciare ma che i nostri personaggi seminano bene, con cura e desiderio di vederli attecchire.
La storia non finisce qui, lasciamo la nostra Giulia e compagnia alle prese con tante iniziative e in procinto di nuove complesse sfide: "c’è tanto da fare", come ci ripete anche l’autrice alla fine. E io non vedo l’ora di sapere dove gli eventi porteranno la nostra cara marchesa di Barolo e come riuscirà ad imporsi negli anni a venire. Attendo il seguito con trepidazione.

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