Heavenbreaker

 


Titolo: HeavenBreaker

Autrice: Sara Wolf

Trama: Il duca del potente Casato degli Hauteclare è stato il primo a cadere. Col mio pugnale infilato nella schiena. Non l'ha visto arrivare. Non ha saputo prevedere le mosse della figlia bastarda, che aveva ordinato di uccidere assieme a sua madre. Avrebbe dovuto lasciarci morire di fame assieme al resto della Stazione, scarti della società. Ora non è rimasto nulla. Solo una rabbia cieca e il bisogno di farla pagare agli Hauteclare. A tutti quanti. Anche a costo di cavalcare Heavenbreaker, una delle poche enormi macchine rimaste dalla guerra, e di combattere contro i nobili più feroci del sistema. Ogni vittoria significa che un altro dei miei nemici è morto. E qui, nel freddo terrificante dello spazio, io e la macchina ci muoviamo come un sol corpo, decisi ad annientare ogni avversario. Anche se è qualcuno a cui tengo. Anche se è qualcuno di cui mi sto innamorando. Ma ora non sono sola. Non più. C'è qualcosa nella macchina assieme a me. Qualcosa di tremendo. Qualcosa d'altro. E non si fermerà.

Prezzo di copertina: 22,00 euro.

Recensione.

Heavenbreaker è il primo volume di una nuova e promettente serie sci-fi e space opera, con una trama complessa che si farà più nitida man mano ci avventureremo nei suoi meandri. È una storia cruda, brutale, colma di violenza, complotto e lotta. Per sopravvivere. Per estinguere. Per elevarsi. 
E poi ci sono i mecha! Già solo questo dovrebbe far urlare di gioia. 
All’interno c’è una politica corrotta che fa capo al Re e alla Chiesa, ma la disonestà raggiunge ogni ramo: le casate nobili, servitori, poveri, assassini di una gilda, fantini. Tutti ipocriti che gelosamente proteggono il loro potere, lignaggio e onore. Ed è proprio qui che irrompe con furia lei
Me ne sono innamorata fin dalle prime battute. La nostra protagonista è Synali Emilia Woster, una bastarda che uccide il padre, il potente duca Hauteclare: per aver assassinato sua madre e aver provato ad uccidere anche lei. Synali non può fermarsi qui, non è sazia e il dolore della perdita l’ha infetta ancora. Synali anela la rovina del proprio casato, ma non è facile scaraventare in basso una delle più potenti casate della Stazione. 
La prosa non lascia tempo di ambientarsi, fin da subito si rivela ruvida, angustiata, colma delle emozioni inespresse della nostra protagonista che però sa veicolarle, come una lucidità fredda che ferisce con precisione il lettore ne è ammaliato. 
Anche il world building si presenta bene e parecchio interessante, per tematiche che si andranno ad affrontare nella trama. La terra è stata distrutta diversi secoli prima da un Nemico forte e sconosciuto, fatto di tentacoli e oscurità; in quel tempo sono stati costruiti i mecha, robot umanoidi enormi e potenti, che venivano cavalcati dai Cavalieri della Guerra, per sconfiggere il nemico colossale. Si narra che il resto dell’umanità sopravvissuto sia stato messo in delle arche spaziali che, però, sono state sparse per lo spazio enorme, divise. 
La Stazione in cui è ambientata questa storia, è una di esse, il suo obiettivo principale è cercare un modo per terra formare e utilizzare le risorse gassose di Esther. La stazione è immensa, un piccolo mondo dove una moltitudine di persone ha imparato a vivere con il sogno, un giorno, di poter mettere piede su nuova terra. Principalmente la Stazione si divide in tre categorie, che riflettono anche il proprio status: basso, medio e nobiliare. 
Come ben presto ci renderemo conto è un sistema che schiaccia i poveri, i più usati, sacrificabili che vivono di stenti in luoghi sudici, con ratti talpa che girovagano per le sue strette strade, dove le luci sfarfallano, l’aria è pesante e si nutrono degli scarti degli altri livelli, le viscere di una stazione sporca e oscura. Dall’altra parte, abbiamo il vasto settore nobiliare, ampie ville, prati sempre verdi, viste sul mare artificiale all’interno della cupola dei nobili, strade curate, carrozze elettroniche, aria pura. Le Casate nobiliari sono cinquantuno e caratterizzano l’opulenta corte del Nova-Re. Il contrasto è un pugno in un occhio. 
Per una serie di eventi Synali si ritroverà salvata e accolta da Dravik, della Casata Lithroi, che gli promette la vendetta che anela attraverso un patto. Dovrà diventare fantina, cavalcare un mecha, e partecipare alla Coppa Supernova. Ogni gara vinta le darà un assaggio della vendetta anelata. 
Sette gare. Sette cerchi. Sette persone promesse alla morte che sono state coinvolte nell’omicidio insulso della madre. 
Synali ha già scelto, non le resta altro. Qui inizia il suo addestramento nel maniero impolverato, con un Maestro alquanto peculiare e pieno di segreti. Ma hanno qualcosa in comune, qualcosa che li lega in modo totale: un dolore simile e il desiderio mai quieto di fare del male. L’addestramento è un periodo pesante, sia fisico e mentale. Imparare in fretta nn è facile, ci vuole impegno, costanza, dolore e sacrificio. Synali si aggiusta alla sua nuova routine, gusta cibo vero, dorme in un letto morbidissimo, aiuta Quilliam, il vecchio servo della casata, e stuzzica il cane robot, Luna. 
E nel bunker, finalmente, incontra il mecha che cavalcherà, è diverso da quelli che ha visto negli altri incontri, nuovi, scintillanti e perfezionati. Questo, invece, è antico, sbeccato, urla un passato che adesso tace ma sembra avere fame. Heavenbreaker. Un brivido ci accarezza. 
Nel romanzo ci impatta in modo incessante il desiderio di vendetta, che ribolle, ferisce e brucia. Brucia, brucia e brucia perché non può fare altro. La vividezza di questo sentimento ingloba tutto nel libro, è disarmante e irresistibile, non riusciamo a distogliere lo sguardo. 
Uno degli aspetti maggiormente vincente nel romanzo sono i mecha e l’utilizzo che se ne fa. Ammettiamolo, è fighissima la capacità di poter cavalcare questi robbottoni nello spazio. E quando Synali inizia a cavalcare sul serio, scopriamo interessanti e sinistri dettagli: nella cabina di pilotaggio non c’è nessun bottone ne leva, vengono governati con il pensiero. La mente del fantino si connette con la meccanica dell’esoscheletro del mecha. Una connessione di due parti che devono diventare Una. Nella sella c’è il fluido nervoso, colmo di piccole spirali argentate che girano affamate. 
Nel torneo, i metcha si affrontano l’un l’altro con una lancia, quando il mecha viene colpito il dolore è reale per il fantino. Svenimenti, perdite di sangue e rischio della vita sono all’ordine del giorno per chi cavalca. Synali è abituata al dolore, deve solo aggiustarsi anche a questo. Tutto per vendicare la madre.
Ci infiltriamo nella Corte opulenta del Nova-Re, colma di nobili, riconosciuti da un’aureola di luce nera dipinta sulla fronte. Si vestono in modo esagerato, con ritocchi di chirurgia innovativi, con animali robot ricoperti di diamanti e pietre preziose, gustando una varietà di cibo che nei quartieri poveri nemmeno si immagina. Egoisti e disposti a tutto pur di salire di status, chiacchiere vuote, alleanze, matrimoni per portare avanti la loro stirpe, pura e incontaminata. Synali è l’anomalia che nessuno vorrebbe guardare: una bastarda tra di loro che ha l’ardire di sfidare l’ordine naturale delle cose all’interno della Stazione. 
La nostra protagonista incontrerà gli altri fantini, alcuni dei quali dovrà gareggiare, giovani, arroganti, preparati. La debolezza non è accettata in quest’ambiente, tutti sono predatori pronti ad agire alla prima percezione di sangue. La tensione è densa e ha un retrogusto amaro. 
Iniziamo a diventare consapevoli dei pericoli insiti in questa corte con Synali. Tutti dovrebbero essere nemici, eppure… un giovane dagli occhi sequoia non la guarda con disprezzo
A tal proposito, parliamo un attimo dei personaggi principali del romanzo, ben delineati. Abbiamo Dravik, che è il personaggio più enigmatico ed ermetico, durante la storia inizieremo ad intravedere qualcosa di più ma non dico altro. Poi, c’è Pioggia, un ragno nella ragnatela che è la gilda degli assassini, questo personaggio è stato addestrato fin da bambino, non conosce altro. Non ha bisogno d’altro, ma qualcosa irrompe nella sua quotidianità che ribalterà tutto
Vediamo, invece, i tre fantini fondamentali della storia, che ne sono il carburante. 
  • Mirelle Ashadi-Hauteclare, cugina di Synali, che forse in una realtà diversa sarebbero potute essere amiche. Mirelle crede ciecamente nei valori della propria casata, ligia all’onore e al dovere e vede Synali come una bugiarda. È il fantino della sua casata e cavalca il potente Ghostwinter. Un personaggio complesso, che ha emozioni contrastanti per la bastarda: la tollera e la ignora… ma alla fine diventerà una nemica che desidera abbattere: è una situazione inevitabile in un certo senso: Synali sta facendo tutto questo per sterminare la casata Hauteclare e Mirelle si erge per difenderla. L’impatto sarà tremendo.
    Il loro rapporto è contrastato, la stessa Synali vede Mirelle come qualcosa di differente, la disprezza certo, ma non cerca di pugnalarla alle spalle, al buio, di nascosto. È schietta e le promette la sua fine in modo onorevole: affrontandola in campo. 
  • Rax Istra-Velrayd, che cavalca Sunscreamer. Giovane di talento usato senza nessuna decenza dalla propria famiglia per salire di status. Bello, forte, promettente. Eppure, c’è una vulnerabilità che tiene ben chiusa nella sua tuta rossa da fantino… ma che viene abbattuto dagli occhi di ghiaccio e feroci di Synali, gettandolo nel caos dove metterà in discussione tutto.
    Qui c’è un accenno di romance, e ho apprezzato tantissimo la scelta dell’autrice di lasciarlo tale, per ora. Infatti lascia evolvere i suoi personaggi in modo singolo, ma appare chiaro che c’è un desiderio tra Rex e Synali. Un desiderio di calore, protezione e leggerezza che scorre veloce ma la nostra protagonista cerca di soffocarlo e ignorarlo. Lui è il nemico e dovrà sconfiggerlo per ottenere finalmente ciò che vuole, è solo un ostacolo, l’ennesimo. Eppure, Rax c’è ogni volta che situazione degenera, una difesa silenziosa che scioglie qualcosa, e le ricorda che non sono nemici ma rivali, nella differenza tra le due parole c’è tanto: piccoli aiuti, momenti di fragilità che sembrano preziosi, che urlano che non si è soli
È un romanzo articolato in modo complesso e bellissimo, dove i personaggi sono un tassello fondamentale e dunque la loro profondità non è solo gradita ma necessaria. Tuttavia, il cuore pulsante è solo lei
  • L’indiscussa protagonista, Synali. Una giovane donna che ha sopportato tanto, ha ceduto il corpo e tempo per avvicinarsi un pochino di più al suo sogno di vendetta. Synali vuole vedere scomparire il casato Hauteclare e trovare pace, sa che una povera bastarda non può fare altro; questa consapevolezza non la rallenta, anzi, la sprona ancora di più ad ottenere il risultato anelato.
    L’odio la tiene in vita, la nutre determinata anche con il corpo pieno di lividi e un cuore che è divenuto gelato. Soffre, si annienta ma il suo sogno di disfatta si avvicina, lento, e attende il momento di essere agguantato.
    Figlia illegittima. Parricida. Plebea.
    Synali è una minaccia nel sistema dei nobili, una macchia da rimuovere e dimenticare. Ma la nostra protagonista è caparbia e colma di rabbia, non ha nessuna intenzione di mollare la presa… non ora che inizia ad intravedere un accenno di paura nei loro sguardi vacui.
    Fantino.
    Synali è una protagonista che diventa indelebile in modo immediato, proprio perché è piena di disperazione, quella viscerale che graffia e morde e non si lascia dimenticare. La narrazione segue il pov di alcuni personaggi ma principalmente c’è Synali che  ci connette, l’empatia funziona, ci emoziona, ci porta a divorare quello che accade con frenesia. 
Adoro come l’autrice riesca a mostrarci il contrasto, la facciata delle casate nobiliari, imponenti, onorevoli, potenti. Ma dietro la loro facciata scintillante dei colori dei loro casati c’è il marcio e il dissoluto. E il Torneo serve anche per questo, a distrarre le masse, a dare qualcosa a cui aggrapparsi per non fargli vedere la nuda e terribile verità sotto. Un po’ come facevano i romani con i gladiatori: Panem et circenses
Ma al di là dei complotti assetati dei nobili e della gilda, nella profondità della Stazione, tra i suoi ingranaggi sempre vigili ci sono cose celate. Segreti preziosi e terribili che iniziano a stiracchiarsi. E nel mentre, una ribellione viene sussurrata nei distretti bassi e lenta risale. Polaris. 
Vedete come l’intera trama è assai promettente? Fili che in apparenza appaiono scollegati sono invece intimamente collegati e iniziano a tirare, esigere di essere riconosciuti. 
La prosa si increspa, mostrandoci i suoi bordi spietati, scintillanti, rudi. Così il torneo inizia, i combattimento nello spazio aperto e buio. Tute aderenti e sella in cabina di pilotaggio, lance in posizione che possono colpire l’avversario, se lo disarciono o puntano al casco la vittoria è assicurata. I tilt sono enormi, la spinta e la velocità nello spazio galleggiante rappresentano il vero potere. 
Mecha diversi che si animano, manovre studiate, punti di forza e debolezza dei fantini. E la voce di Heavenbreaker che ormai è diventata certezza, insieme a sprazzi di ricordi di un passato lontanissimo, di sentimenti crudi che ogni tanto riaffiorano con potenza. 
Ma le macchine possono avere ricordi? Eppure, non sono solo ricordi, Heavenbraker inizia a comunicare con Synali, e sa che i mecha non potrebbero farlo. Pelle d’oca ci sfiora: c’è qualcosa di senziente dentro Heavenbreaker. 
Il torneo è brutale, i fantini rischiano la vita ad ogni gara, cavalcando a lungo si prenderà il temuto sovraccarico, dove il cervello si riempie del fluido nervoso argentato e finiscono in una sorta di coma, inchiodati ai letti. Eppure, nonostante si sappia loro cavalcano lo stesso, in nome dei Cavalieri morti per il Nemico, in nome di un onore cavalleresco, per avere potere, per sopravvivenza. 
Discesa. Impatto. Ascesa. Impatto. Una lotta mortale travestita da gioco. 
Synali e Heavenbreaker irrompono nella scena con furia. Vince la nostra fantina ma sono vittorie poco ortodosse, sporcate, imprecise, rischiose. Lei non ha più nulla da perdere. È davvero così? 
La maggior parte dei personaggi principali, come vedremo, è stato abusato e piegato, ed è il riflesso di una società stanca, vuota, priva della propria umanità. Tutto è oscuro e scivoloso, e l’autrice con la sua penna ci fa avvertire ogni suo angolo ruvido. 
Da una parte, potremmo avere Synali e Pioggia, due reietti che sono stati modellati dagli eventi e dalla vita loro data. La prima cercherà di forzare il sistema, il secondo si annida nell’ombra
Dall’altra parte, abbiamo personaggi come Rex e Mirelle. Circondati da mura di palazzo ricchi, ma forzati a recitare un ruolo, sorrisi vuoti e una vita che non gli appartiene davvero, tutto in nome di un Casato che affonda nel marcio
Davvero, l’autrice ci serve gli orrori in piatti d’argento elaborati e il sapore di fiele in bocca. La corruzione della nobiltà sembra non avere fondo, più scopriamo cose orribili più avvertiamo la gelida rabbia di Synali. Una rabbia vasta al cui interno c’è tanto: paura, incredulità, speranza spezzata, voglia di smettere di soffrire. 
La scrittrice ci presenta un romanzo che funziona in ogni aspetto, soprattutto grazie all’abilità di mescolare diversi elementi: una protagonista disposta a tutto assetata di vendetta, una stazione enorme in orbita nello spazio, casate nobiliari che schiacciano, usano, mortificano come se non avessero valore le persone che stanno al di sotto, qualcuno che vuole ribaltare tutto e lo fa con una cautela e perseveranza incredibile. È un contesto che ha tante variabili: ribellione, odio, sangue, terrore, lotta, morte, che avanzano guadagnando terreno. 
La scacchiera scivola, il pedone avanza, determinato, agguerrito, inarrestabile. Una domanda di una vecchia regina che può distruggere il mondo così come lo conoscono, e nel cuore della stazione, dov’è il nucleo che tiene in vita tutto qualcosa si muove, affamato. E nel mentre Synali, la nostra fantina nello scintillante e imperdonabile colore argento e blu, cavalca in modo unico, lasciandosi consumare, entrando nel baratro, non avendo timore di nessuna conseguenza. Barattando tutto ciò che ha per il suo scopo. 
Metallo e sangue, odio e carne, desiderio e disfatta, tutto intensifica la lotta che avviene nell’arena: sporca, cattiva, ingorda. Poi, tutto si contorce, si storpia, si aggiusta e si rivela. C
ade la cortina di fumo e capiamo alcune cose fondamentali in una dinamicità di eventi irrespirabili. Da qui è tutto un pelle d’oca pazzesco
Il cliffhanger finale è illegale, ci lascia sospesi e promette un continuo parecchio movimentato ed emozionante. Non vedo l’ora del seguito, ho bisogno di sapere cosa accadrà! Heavenbreaker per me passa a pieni voti, un romanzo di cui avevo buone aspettative ma che sono state non solo superate ma sorprese.

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