Il canto dei fiumi sommersi
Titolo: Il canto dei fiumi sommersi
Autrice: Ann Liang
Trama: La bellezza di Xishi è vista come una benedizione dagli abitanti del piccolo villaggio Yue in cui vive, convinti che il miglior destino possibile per una ragazza sia quello di contrarre un buon matrimonio e mantenere la propria famiglia. Anche il giovane Fanli, consigliere del Re Goujian, pensa che la bellezza di Xishi sia preziosa, e le offre la possibilità di usarla come arma. Un’arma che potrebbe rovesciare il vicino regno rivale di Wu, migliorare la vita del suo popolo e vendicare l’assassinio di sua sorella. Tutto ciò che deve fare è infiltrarsi nel palazzo nemico come spia, sedurre il dissoluto Re Fuchai e indebolirne il potere dall’interno. Addestrata da Fanli nelle arti del combattimento così come a nascondere le emozioni, Xishi si trasforma in una creatura letale. Solo Fanli riesce a vedere oltre gli inganni che la ragazza sa tessere, e l’attrazione che li lega supera ogni finzione. Una volta all’interno della corte Wu, Xishi, desiderata dal re come dai suoi consiglieri, sa che non potrà mai abbassare la guardia. Perché sotto i gesti affettuosi e le maniere gentili del sovrano, si cela un essere brutale. E più Xishi sale nella corte Wu, più lei e Fanli rischiano di cadere in basso: se verrà smascherata come traditrice, farà crollare entrambi i regni.
Prezzo di copertina: 24,00 euro
Recensione.
Si dice che la bellezza sia un dono, ma è molto più di questo, la nostra protagonista lo conferma. Può essere una maledizione e può portare alla rovina di regni.
Il canto dei fiumi sommersi scaturisce da una antica leggenda cinese, l’autrice ci propone un romanzo emozionante in modo diverso, colmo di sacrificio, vendetta e desiderio di rivalsa. Eppure, conducendoci nei suoi meandri ricchi di drammi e sentimenti mai sbocciati, la Liang ribalta le poche certezze che si avevano all’inizio della storia, regalandoci un libro commovente, che sa ferire quando meno ci si aspetta.
La nostra protagonista è Xishi, cresciuta in un piccolo villaggio dove tutti osannano la sua incredibile bellezza, che non ha pari e che sembra essere uscita direttamente dalle leggende come un dono dai Cieli. Xishi è abituata a coprirsi il volto quando esce di casa per non attirare sgradevoli attenzioni, e risente un po’ della sua bellezza, che molti vedono solo come qualcosa di raro da voler possedere. Ed è qui che incontra Fanli, consigliere politico del regno di Yue, che adesso vive sotto il crudele giogo del Regno Wu. Dunque, a causa della sua grande bellezza, Xishi si troverà la sua placida vita stravolta: vogliono mandarla come tributo da parte degli Yue al re Fuchai del Regno Wu, una concubina pregiata e ammaliante che celerà le vesti taglienti di una spia.
Xishi, insieme alla sua amica Zhengdan che verrà mandata come sua dama di corte, si ritroveranno a dover venire addestrate per risultare eccezionali in ogni cosa. L’arte del suonare, dell’inchinarsi elegantemente, il decoro, la poesia, la danza, lo studiare ogni loro piccolo gesto per risultare leggiadre ed eleganti. Entrambe le fanciulle sono accomunate da un dolore lacerante ed un odio comune verso i Wu: Xishi ha perduto per mano dei loro soldati la sorellina piccola mentre Zhengdan il padre in battaglia. C’è un risentimento che si raffredda in consapevolezza mentre le due donne sono decise ad affrontare un percorso insidioso nella corte nemica per tentare di rovesciarla. E mentre la sua dama di corte si allenerà nell’arte della spada per proteggerle, Xishi dovrà imparare a sedurre e a non dare pezzi di se stessa. La nostra protagonista si addestra per diventare come la superficie gelata di un fiume, saper occultare la potenza con cui tutto scorre al di sotto.
La prosa è evocativa, ricca di un tono struggente che muta come l’evolversi delle stagioni. Il punto di vista della storia è quello di Xishi, ci entriamo in sintonia e assaporiamo il tormento, la paura, l’angustia e l’incertezza come se fosse nostra.
Durante i mesi di addestramento, tra Fanli e Xishi si inizia ad istaurare una connessione che non può essere riconosciuta: sguardi rubati nei corridoi, passi che rallentano per scorgersi qualche secondo in più, parole fredde e sguardo caldo. È proibito, è impossibile… e pur sapendo questo non riescono a smettere di cercarsi. Lui è il generale che ha ingegnato il brillante piano di vendetta, lei dovrebbe essere solo la sua lama, affilata con cura, che scaglierà il fendente. Il dovere prima di ogni altra cosa.
Anche il lettore è consapevole che esiste solo una strada da percorrere per loro se continueranno: la tragedia. E nonostante tutto, il cuore strugge, spera e si disillude in un moto continuo che non smette di far male.
In questa prima parte del libro è tutto contenuto, il desiderio, la volontà, la paura mentre la storia prende il guizzo, ma l’autrice ci fa intendere bene che ad un certo punto strariperà dai bordi con ferocia. Ed è una promessa che sa di condanna… e alla fine verrà mantenuta.
Poi, eccoci nella temuta corte del re Wu. Insidiosa e fratturata da fazioni diverse; dove il pericolo si rivela nella cupidigia degli uomini e nella lucidità di alcuni ministri, ma anche nelle sete vivide e nei visi bellissimi delle altre donne dell’harem.
Il canto dei fiumi sommersi è un romanzo che presenta tanti temi appassionanti e sferzanti all’interno della sua storia. Soprattutto nella parte della corte nemica, notiamo come le donne siano costrette a dover contendersi, graffiare e manovrare quel poco potere che può passare tra le loro mani, ovviamente dovendo essere belle e perfette per i canoni maschili solo per essere prese in considerazione. Ed è questo che fa Xishi, usa la sua bellezza annebbiando lo sguardo maschile.
Fuchai, il re, ne diventerà ammaliato, ebbro di desiderio. E la nostra protagonista con perspicacia, avanzando e ritirandosi più volte, vince ogni partita. Così inizia a minare la razionalità del re, già incrinata, partecipa ai consigli di guerra e con i suoi commenti innocenti fa imboccare la strada che vuole al re, fa sperperare le casse reali facendosi costruire un palazzo. Pian piano Xishi divora, fingendosi interessata, quando in realtà trema di una rabbia feroce.
Ma… il cuore tradisce se stessi.
E tutto inizia ad oscillare, in un equilibrio precario che non è destinato a durare. Xishi si strugge in silenzio per il suo amore per Fanli, ma allo stesso tempo la gentilezza che le dedica Fuchai consuma qualcosa dentro di lei. Nel mentre, il complotto politico si arriccia, rivelando carte e giocatori, sebbene sia lieve nella trama dandogli il giusto peso per far evolvere la storia. Umiliazione, vendetta, impotenza, morte, desiderio, assenza. Tutto si mescola bene e la prosa si addensa, conducendoci nell’ultima parte della storia dove tutto si unisce.
Xishi, che donna coraggiosa! Accetta di infiltrarsi in una Corte nemica per divorarla al suo interno, senza farsi scoprire. È una protagonista incredibile che mostra una forza e un coraggio diverso dall’essere guerriero ma non è da meno. Non solo riesce a destreggiarsi bene all’interno del palazzo ma anche ad ingannare sapientemente il re, sapendo dove colpire, che atteggiamento usare, chi sfruttare, quali semi piantare per dare i frutti voluti. E in tutto questo avanzando con un candore che non può essere messo in discussione.
Molti alla corte la definiscono una volpe, la concubina strega che ha gettato un potente sortilegio al proprio re. Ma è frutto di abilità, impegno, sacrificio e una ferocia che pian piano, però, muta.
Adoro lo stile semplice ma ricco dell’autrice, le metafore che intesse, i silenzi che non sono silenzi, i sospiri di tante cose trattenute, tutto dona un tocco di atroce profondità.
Vedremo come Xishi articola bene la sua rete di bugie ed incanto, ma qualcosa dentro di lei si spezza tra dovere e sentimenti sconosciuti che non può accettare. Il Re Fuchai, ardente, potente, geloso e disperato nel suo possesso della concubina dalla bellezza leggendaria.
E non solo, mi piace moltissimo il contrasto che si avverte nel romanzo: non c’è solo bianco e nero. Xishi prima di mettere piede nel regno degli Wu credeva che fossero tutti dei mostri crudeli, ma arrivata lì si troverà a dover fronteggiare una scoperta sconvolgente: ci sono persone comune che potrebbero benissimo passare per gli abitanti del suo villaggio con gli stessi timori, paure e desideri. I guerrieri e i politi sanno essere cattivi, e non si fanno problemi a decretare morte e punizione, certo… ma si può dire che il Regno di Yue sia diverso?
Parti diverse e nemico invertito, ma la guerra fa assaporare ad ambo le fazioni la violenza e la sua indicibile sofferenza. E da ambo le parti cresce il rancore e l’odio. È una consapevolezza che sconquassa e mina già precarie certezze.
Questo contrasto si avverte in modo incredibile nella figura del Re Fuchai. C’è candore, gentilezza quasi inimmaginabile, sormontata dalla corona e dal potere di fare ciò che si vuole e restare impunito; ma la volontà dei re è uguale per tutti i regnanti. E poi, la tenerezza che riserva a Xishi sconvolge la nostra protagonista ma anche noi lettori, ci aspettavamo un nemico crudele e troviamo qualcosa di… umano.
Tuttavia, il dolore, il sangue, il risentimento è troppo per poterlo colmare. Odio e amore, affetto e slealtà danzano insieme, legati anche qui da una sola strada percorribile: la tragedia.
Il dramma intrappolato sotto finalmente sboccia, con una crudeltà che sa ferirci. Il lettore sarà in balia di diverse emozioni, ma tra cui spicca sempre lo struggimento, così vivido che fa male al cuore. L’incertezza del destino e dell’evolversi catastrofico della situazione e soprattutto come Xishi scoprirà l’inevitabilità di ciò che ha messo in moto. Ah… povero cuore (preparatevi emotivamente a soffrire).
E qui ci colleghiamo ad un altro tema assai profondo e tagliente che ci lascia un forte impatto, soprattutto nella nostra realtà attuale: non cambierà nulla. È una consapevolezza che ci turba e ci lascia un saporaccio amaro. Regno di Yu e Regno di Wu, la morte dei soldati, la guerra, la devastazione ciclica dei villaggi, delle persone comuni è colpa della volontà dei Re (o capi di stato, nel nostro caso).
Xishi arriva ad una verità che la dilania: non cambierà nulla. È solo un alternarsi di regnanti che desiderano umiliare l’altro, loro sono solo pedine sacrificabili di un gioco dove i potenti non si sporcano mai davvero.
Il finale è sconvolgente, inaspettato, brutale. Sono rimasta frastornata da quello che stavo leggendo (ho fissato il vuoto dopo? Sì). E anche qui si dimostra l’abilità della scrittrice nell’averci saputo far vivere la storia nella sua interezza, senza risparmiarci nulla, scavando dentro e lasciandoci turbati con delle verità che non smettono mai di essere attuali.
Il canto dei fiumi sommersi è una storia emozionante che ci trascina in una trama piena di incognite con personaggi complessi che dimostrano come non sia mai facile essere percepiti da tutti come buoni o cattivi.

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