Mille Dei
Autore: Gabriele Delfino
Titolo: Mille Dei
Trama: Facciamola breve: sono una ragazza indiana di 27 anni che vive a New York e si è messa in un casino boia. Dei, semidei, battaglie e sangue. Tanto sangue. Ma se pensate che questa sia la solita storia, beh vi sbagliate di grosso. Tanto per cominciare mi ci hanno tirata dentro per i capelli. E poi ho dovuto affrontare nemici che nemmeno vi immaginate. Una dea del sangue, eserciti di uomini lucertola, un dio delle ceneri. E poi la più pericolosa di tutti: mia sorella. Roba da andare fuori di testa. Ve lo dico: mai fidarsi della famiglia. Vivono di menzogne e intrighi. E sì, va bene, lo ammetto: sono impulsiva, testarda e dico troppe parolacce. Ma non credo di meritarmi tutto quello che mi è successo. Voglio dire, mi hanno pure trasformata in una dea contro la mia volontà! E proprio quando qualcuno stava sterminando tutte le divinità! Come se la mia vita non fosse già uno schifo. In ogni caso, comunque la vediate, se il mondo è salvo è anche merito mio. Quindi, piacere, sono Asha. Non c’è di che.
Casa editrice: Tori Edizioni
Prezzo di copertina: 17,00 euro
Recensione.
Mille Dei è un urban fantasy che ti cattura in maniera immediata grazie a due importanti elementi: una prosa irriverente e una protagonista sagace costretta dagli avvenimenti a dover tentare di salvare il mondo. Seguitemi perché le premesse della storia non faranno altro che diventare ancor più belle!
New York, la nostra protagonista è Asha, una ragazza comune che tenta di sopravvivere alla routine frenetica della città: rimanere a galla nel suo minuscolo appartamento che condivide con il suo coinquilino Josh, che adora le candele al bacon, il lavoro, però poi…muore improvvisamente. E si risveglia da Dea, e qui le viene affibbiato il piccolissimo compito di sconfiggere il nemico che sta uccidendo gli altri dei, prima che sia troppo tardi. Una gran rottura, eh.
Aggiungiamoci anche un bambino che è il suo mentore semidio, Neema, e che la sorella odiosa di Asha si rivela anche lei essere una dea. Grandioso, insomma, la situazione non può peggiorare più di così, no?! Beh…
La prosa è frizzante, dinamica, sporcata da parolacce e sarcasmo rendendola magnetica. Una volta conosciuta Asha non vorremmo smettere di leggere, dico davvero. Mi piace moltissimo la protagonista come viene presentata e come decide di narrare la storia, resa filtrata dai suoi pensieri caotici che evidenziano situazioni assurde, che però hanno un senso con la trama.
Quindi veniamo catapultati in una nuova realtà: al mondo esistono tantissimi dei differenti, con poteri propri, ed è un elemento che stuzzica parecchio la curiosità del lettore, ad esempio Asha è la dea delle vibrazioni, la più potente, ma abbiamo anche il dio delle statistiche, il dio delle ceneri, la dea del sangue, è così via.
Tra ricerche argute, battibecchi sagaci e sbronze, i nostri personaggi tentano di riuscire a mettere insieme i pezzi. E durante l’avventura, tra nascondigli segreti che sbucano in nuove dimensioni, ci imbattiamo in un altro personaggio fondamentale del romanzo: il guardiano Damarja, anche lui come gli altri personaggi rappresentati spicca per una propria eccentricità.
Il tempo si stringe. Asha inizia il suo allenamento per comprendere meglio come poter usare i suoi poteri mentre sta tentando di dare un senso a tutto ciò che sta accadendo velocemente. Il nemico è ancora nascosto, continuando a creare danni e ad uccidere sempre più dei.
E parliamo un momento della nostra indiscussa protagonista: Asha è atipica e ci piace parecchio così. Una donna costretta a vestire i panni dell’eroe, ma lo fa a modo suo. È sprizzante, impulsiva, rabbiosa, estremamente badass (che combatte con una sua colonna sonora, parliamone!). Ma si sente anche alla deriva, incapace di poter davvero fare la differenza.
Il peso della responsabilità è un macigno che non riesce a scrollarsi di dosso… ma Asha sorprende sempre, anche se stessa. È quel macigno diventa il carburante per spingerla a migliorare, a sentire le vibrazioni, ad assaporare le canzoni e trarne forza. Smette di scappare e affronta tutte le cose brutte, con coraggio sì ma anche con paura; ed è proprio questa ambivalenza a renderla una protagonista profonda, con carattere e vicina a noi, reale.
Il romanzo una volta iniziato non si vorrebbe lasciare andare più: nemici nascosti, lotte improbabili e sanguinanti, alleanze e scoperte di nuovi luoghi. L’energia divina degli dei, i Char Dharm luoghi sacri, la Sala del Perfezionamento, il pugnale splendente che risucchia l’energia il Tejas Astra, e ancora dei inconsapevoli e la bellissima roulotte d’alluminio, l’Orvis capace di viaggiare nello spazio; insomma la fantasia qui è una scintilla che rende tutto più incisivo e parecchio figo (ho adorato la parte della biblioteca di Shambala).
Il ritmo è sempre sul pezzo, regalandoci una storia intrisa di dinamismo e colma di adrenalina, la prosa è anche piena di cultura pop che si apprezza sempre.
Lo stesso romanzo è come una canzone, c’è un crescendo che culmina nel momento del ritornello e che corrisponde a esplosioni, lotte all’ultimo sangue e misteri ingarbugliati.
Nel frattempo, la storia procede, non c’è un momento di respiro, c’è sempre qualcosa che accade, un luogo dove andare, qualcosa da dover sbrigare. E nonostante il tono frizzante di tutto il libro, la storia ha la capacità di diventare anche introspettivo nei momenti giusti, mostrandoci uno spiraglio di vulnerabilità anche nelle persone più improbabili. E qui la trama si articola, rivelandosi.
Tra i temi presenti, mi piace l’ambivalenza onnipresente del romanzo: come due realtà che cozzano insieme e che infine cercano di amalgamarsi, normalità e lotta degli déi. Fama, desiderio di potere e voglia di resistere. Problemi familiari e ricerca di se stessi, insieme a morte e violenza. E ancora, responsabilità e cattiveria, accettazione e sconforto.
Ad un certo punto capisci anche che ti sei affezionata agli strambi personaggi che movimentano la storia e che nella loro peculiarità vanno bene così. Damarja con la sua teatralità e saggezza nascosta, Josh logico ma anche spensierato, Neema sprizzante di energie, lo scostante Emìl, Priya contenuta e intelligente. E tutti loro sorprendono quando meno te lo aspetti.
E poi, ovviamente abbiamo lei, Asha, una protagonista che migliora la storia. Ha paura di ciò che sta accadendo e riesce ad ammetterlo, eppure, nonostante i suoi fallimenti e terrore di ricadere va avanti. In un coraggio ammaccato che non è luminoso e limpido come quello di un eroe preconfezionato ma che piuttosto cerca equilibrio, ci prova e riprova, arretra e poi spicca il volo.
Assaporiamo il caos e disillusione, e un piano grezzo che beh… si vedrà vivendo.
La resa dei conti è giunta, ed è follia pura e geniale, fino alla fine.
A tal proposito, voglio spendere anche due parole sulla cura visiva del romanzo. L’inizio di ogni capitolo è impreziosito di disegni che non sono messi a caso, tutto ci fa avvertire l’amore e l’attenzione che è stato dedicato alla creazione del libro. E adoro l’idea di inserire una playlist dove si consiglia quando ascoltare una determinata canzone con l’icona, una piccola ma importante accortezza che rende l’immersione del romanzo ancora più vivida.
Mille Dei è stato un romanzo sorprendente, ho riso tantissimo alle battute di Asha e mi ha reso orgogliosa di come sia riuscita a trovare la sua “pagliuzza d’oro”, il suo saper maturare attraverso le esperienze che le sono state lanciate addosso. Vacillando e imprecando, certo, ma senza mollare mai davvero. Avvincente.

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