La Forza dei Pochi. Hierarchy serie vol II

 


Autore: James Islington

Titolo: La Forza dei Pochi. Hierarchy serie vol II

Trama: Per la Gerarchia sono sempre Vis Telimus, l’acclamato Catenicus. Continuano a credere di conoscermi, ma con tutto quello che è successo – e con tutto ciò che temo stia per accadere – non sono sicuro che abbia più importanza. Dopo aver vinto lo Iudicium, ho perso ogni cosa... e ora l’antico congegno al di là del Labirinto ha creato altre due versioni di me: una abita nell’Obiteum, un’altra nel Luceum, mentre il me originale continua a vivere nel Res. Tre corpi e tre vite differenti. Costretto a nascondermi, a combattere e a fare politica. Ad allenarmi, a fidarmi, a mentire. Oppure a uccidere, a guarire e a dimostrare il mio valore ancora e ancora.Sono amato, odiato e completamente solo.Ma soprattutto devo fare chiarezza prima che sia troppo tardi, comprendere la natura degli eventi che hanno travolto la mia vita, e il motivo.Infine, devo escogitare un modo per impedire l’avvento del temuto e profetizzato Cataclisma, perché potrei essere l’unico in grado di farlo.

Casa Editrice: Fanucci Editore

Prezzo di copertina: 28,00 euro

Recensione.

Emotivamente devastata mentre scrivo queste pagine. Con La Forza dei Pochi torna una delle migliori serie fantasy degli ultimi tempi, sto parlando di Hierarchy che scaturisce dall’abile penna di Islington.Questa storia non ha sbavature e le ottocento pagine scorrono troppo veloci, non c’è indecisione nel riempire le pagine vuote: punta dritto al cuore del lettore per conquistarlo (spoiler ci riesce). 
Con questo secondo volume l’autore alza ancora vertiginosamente l’asticella della storia. Il primo volume, La Volontà dei Molti, è stato bello e dinamico ma qui Islington ci lancia in un’intreccio che ha dimensioni colossali. 
Un fantasy eccezionale al cui centro abbiamo l’intrigo politico, se non vi piace questo tipo di meccaniche forse non è il fantasy adatto per voi, in quanto l’intrigo e il destreggiarsi tra tanti personaggi ognuno con i propri sottili intenti qui è fondamentale. Se volete approcciarvi a questo genere io ve lo consiglio caldamente. 
Veniamo immediatamente gettati nel vivo della storia: riprendiamo da un Vis che ha vinto lo Iudicium, a caro prezzo, attraversato il Labirinto e adesso si trova a Obiteum con Caeror. Ma non è solo questo a meravigliarci fin da subito: la trama prende ramificazioni incredibili che danno premesse a dir poco entusiasmanti
Tre mondi. Tre Vis che si sono copiati dopo la prova. Un solo nemico: la Simultaneità. E un Cataclisma che sta per giungere, di nuovo. 
Capite come l’autore decida di giocare tutto per tutto con questa nuova elettrizzante dinamicità?
Sappiamo, dunque, che esistono tre diverse realtà ed ognuno di esso abbiamo un Vis, che giunge dopo aver corso il Labirinto. 
  • Luceum. Vis viaggiatore si trova in un mondo nuovo, con lingue incomprensibili e una terra piena di incognite, quasi medievali direi. Re e regni, una vita semplice, e i draoi ovvero drudi che sono rispettati e sacri ovunque vanno e si onorano le Antiche Tradizioni.
    Dopo una serie concitata di eventi, Vis diventa più leggero: non deve preoccuparsi della Gerarchia, ne di celare la sua vera identità. Diago diventa Deaglàn e inizia ad assaporare una vita che non credeva potesse sperimentare. Ma… anche se in questo mondo non esiste la Repubblica si trovano comunque davanti ad uomini assetati di potere che sono disposti a tutto pur di ottenerlo. E sebbene non si chiami Volontà qui, Deaglàn scoprirà che aleggia comunque ed è utilizzata dai guerrieri. 
  • Obiteum. Un mondo inospitale che vede il Vis più consapevole dei tre fin dall’inizio, infatti lui è consapevole di altre sue due copie negli altri mondi. 
    Obiteum è angustiante, nude dune e asperità, sarebbe impossibile sopravvivere senza il Vitaerium, qui si vive nascosti dagli Spigolatori, nemici che sembrano essere guidati da Ka, una sorta di Dio che risiede nella sua città, Duat. Già il primo approccio con questa nuova realtà capiamo benissimo che le cose si fanno immediatamente complicate e Vis è chiamato a dover affrontare cose inimmaginabili
  • Res, Repubblica di Caeten, Vis ancora scombussolato per la fine degli eventi dello Iudicium si adegua alla nuova realtà, a dover andare alle Aurora Columnae e poi lavorare nella piramide dell’Amministrazione piuttosto che nell’Esercito, come ci si aspettava dal figlio adottivo di Ulciscor. Ma rimane un Telimus, non solo già l’acclamato Catenicus e adesso Domitor dell’Accademia.
    I suoi nemici crescono insieme al rancore degli eventi che l’hanno visto vittorioso. Ma Vis è determinato a trovare i colpevoli che hanno portato alla morte del suo amico, e nel censore Tertius trova un alleato. Ma se abbiamo imparato qualcosa su Caten è che fidarsi è un affare assai complesso. 
Dunque, già fin dall’inizio la trama dimostra uno spessore incredibile: è fantastico vedere come la medesima persona conduca delle vite così differenti, influenzata non solo dal luogo ma anche da chi gli sta intorno. È un’idea geniale che non smette di emozionare. 
La prosa è ricca, incisiva e semplicemente magnetica. Una volta iniziata non si vuole smettere più. Sarò di parte, perché mi piace una penna piena di descrizioni che sa strutturare una storia complessa.
Iniziamo a diventare consapevoli di alcuni fondamentali concetti: Vis è una minaccia reale per la Simultaneità proprio in quanto sincrono: ovvero esistere in tutti è tre i mondi e dunque ha la possibilità concreta di indebolirlo. Ma chi o cosa rappresenta la Simultaneità? È solo una delle tante domande che ci angustiano. 
La trama prosegue piena di dinamicità nelle tre realtà e scopriamo gli Iunctii, fondamentali in questo secondo volume. Sono involucri delle persone che erano un tempo, eppure, possono comunque fingere di essere “vive”, possono spiare, eseguire ordini e accedere a luoghi. 
Hierarchy è una serie densa di intrigo, sotterfugi e mosse politiche, dove il potere viene usato e celato in una splendida Caten che nasconde insidie affilate che attendono solo di vederti vacillare per spalancare le proprie fauci. 
L’autore, come già era avvenuto con il primo volume, ci conduce in meandri tesi e colmi di tanti sottointesi che sentiamo un sentore bellissimo di vertigine. Adesso, più che mai il senato è in subbuglio, ci sono evidenti contrasti tra le piramidi: Amministrazione, Esercito e Religione. 
Il legame si scheggia e la precarietà di un sistema già traballante ma tenuto insieme con la forza inizia a mostrare la sua vulnerabilità. 
La narrazione è una delle chiavi che rende tutta la vicenda ancora più superba. Riesce a calcare le scene in modo intenso, ci fa vivere i momenti carichi prima dello scoppio inevitabile ed è capace di farci avvertire ogni piccolo bordo di emozioni che veicolano i personaggi. NON SO Più COME DIRVELO ma ne sono totalmente innamorata. 
E adesso, si deve cedere e prendere. Non si può fare altro nella Gerarchia se si vuole sopravvivere, se si vuole avanzare di soppiatto in una scacchiera che è fatta di piramidi, di volontà, di segreti inammissibili, di giochi e complotti che rendono tutto più insidioso ed epico. Ora come non mai diventiamo acutamente consapevoli dei tumulti che si agitano all’interno e del sottile, sottilissimo, equilibrio che sta per spezzarsi. 
Vis è un protagonista immenso che continua a stupire per la sua costante crescita. E uno di quei personaggi che non rimane mai stantio, si muove, sperimenta, compie sbagli, si aggiusta, si evolve.
Non nascondo che è parecchio emozionante vedere il suo progresso, il suo mettersi sempre in discussione.
Una delle cose che lo guida è il senso di giustizia, profondo e cocente, che non riesce ad ignorare, forse anche quando sarebbe tutto più facile farlo. Una giustizia che si mischia a vendetta, orrore, disagio, impotenza e rende tutto più vivido, fastidiosamente acuto. E poi, quando si mette il paletto invalicabile alla propria morale e poi lo si supera con terrore e lucidità…beh, spezzi catene che non pensavi di avere.
Vis sarà chiamato a scelte ardue, complicate, che non sono esenti dal bene o male. Ma la bellezza intrinseca del suo personaggio risiede anche qui. Un protagonista che ragiona con una nitidezza incredibile, valuta mosse e contromosse, i possibili sbilanciamenti e perdite. E sceglie, anche quando pare che non ci sia una scelta, lui forza una nuova strada con una determinazione che infiamma il cuore del lettore. È gentile, consapevole, forte, astuto, in questo secondo volume lo vedremo trionfare e spezzarsi, in una lotta continua che avvertiremo anche sulla nostra pelle. 
Islington è stato capace di darci un protagonista vero, che sentiamo vicino ad ogni nuova e sofferta scelta che deve compiere. Lungi dall’essere perfetto, ma Vis si impegna al massimo in quello che fa e forse è proprio questa sua capacità di dare tutto sempre che ci ha fatto affezionare a lui. 
A Qabr, Vis continua ad allenarsi per i folli obiettivi che deve compiere, ma la paura degli Spigolatori è tangibile, insieme a tutta la nuova consapevolezza dell’Obiteum, che appesantisce il nostro protagonista di grandi fardelli. Ho adorato il rapporto che si crea tra Vis e Caeror, un mentore che si rivela paziente e non vacilla mai. Il loro rapporto si rafforza e cresce, se prima c’era una fiducia basata sulla necessità e disperazione degli eventi adesso muta in un’amicizia sincera, unita dalla complessità che entrambi sono chiamati a dover affrontare. 
A Caten, Vis si prepara per l’esame di Inquadramento per valutare la capacità della sua Volontà adesso che è diventato Sextus. Qui viviamo i contrasti e le tensioni delle piramidi che vanno sempre più infittendosi. E ritroviamo volti amici che abbiamo iniziato ad apprezzare in Accademia: Eidhin e Aequa rimangono i miei preferiti, Emissa, Felix, Iro, Idol e cosi via. Tutti i personaggi adesso fuori dall’Accademia sono consapevoli della tempesta all’orizzonte eppure non hanno scelta: si addentrano in dune di sabbia pronti ad inghiottirli. 
Nel Luceum, Vis conosce una vita più lenta e per la prima volta il suo desiderio di non essere coinvolto in nulla di complesso è enorme, qui assapora sprazzi di vita semplice e serena e ci mostra una vulnerabilità che ci stringe il cuore. Eppure… dopo una serie agitata di eventi concatenati si ritroverà a Loch Traenala ad allenarsi per diventare guerriero del Re e incontrerà nuovi volti che diventeranno persone assai importanti per lui. 
La penna di Islington non è solo abile ma stupisce, rende le scene piene di vita come se stessimo guardando l’azione con i nostri occhi. Le descrizioni sono ampie e mirate, evidenziano luci e le oscurità dei momenti, le sue intrinseche agitazioni e una forza che promette di scuotere senza riguardi. 
A volte la tensione politica si fa così tesa che ci viene male persino a respirare e capiamo come debba sentirsi Vis. Circondato da persone che sorridono indifferenti ma è solo una mera maschera, mentre gli girano intorno studiandolo e attendendo il momento in cui verrà mostrata un accenno di fragilità per colpire. La capacità di saper parlare e non mostrare le proprie carte, la freddezza di uomini al potere che ne vogliono ancora di più, in un’avidità che non conosce limiti. In una Repubblica che schiaccia e che eleva le scelte sono davvero esigue e tutti, dico tutti, i personaggi devono farci i conti.
Sì parla anche di forza e volontà, e come quest’ultima possa sorprendere. Perché chi ha vantaggio crede di poter sempre prevalere, eppure, la determinazione non si conosce mai davvero fino in fondo finché non ci si deve mettere alla prova. È un caposaldo di questa fantastica serie e adoro come riesca ad intricarsi nella storia
Nella Repubblica chi ha il potere è sempre favoreggiato, ma cosa accadrebbe se il potere venisse tranciato via da queste persone? Cosa succederebbe se la stessa base della volontà di Caten traballasse in modo cospicuo? Chi trionferebbe? Chi perirebbe? 
L’autore ci propone delle possibili risposte a questi quesiti e sono tutti bellissimi, terribili e da pelle d’oca. Evidenziano in modo vivido che l’ambizione feroce di Pochi porta alla morte di tanti. In questo spiraglio angustiante lo stesso Vis dovrà decidere se scegliere di agguantare la Forza dei Pochi.
L’autore porta tutti è tre i Vis all’enigma di questa fondamentale scelta e di come, una volta scelta, come decidere di imboccare tale strada. Tre mondi diversi eppure, in qualche modo, molto, molto simili.
Prendiamo Duat, che come la Repubblica si basa sul controllo e sulla capacità di estrarre Volontà, alimentata da bugie raffinate. Ci sono delle differenze fondamentali tra Caten e Duat eppure la base è parecchio affine. 
Un sistema che ha la netta divisione tra i ricchi e gli schiavi, gli iunctii, ma ambo le parti vivono nella prigione nera che è Duat. Forse qui la prevaricazione viene avvertita in modo più accentuato rispetto alla Repubblica, che indossa una maschera di ferma benevolenza, ma ci rendiamo ben presto conto che Ka in Duat non ha bisogno di questo, la città è divisa in due grandi schieramenti: gli Occidentali ovvero gli iunctii, che servono i ricchi della città, che a loro volta vivono al massimo e godono di ogni piacere possibile prima di essere, a loro volta, chiamati anche loro a servire Ka nel momento della loro morte.
Una città basata su bugie e venerazioni che servono solo ad ammansire, a tenere oliato un meccanismo molto più brutale di quello che si pensa. 
La storia procede spedita, le pagine vengono divorate senza rendersene conto. E mentre seguiamo le vicende diverse dei tre Vis si matura anche il mistero legato a Solivagus, il Labiritno, il cancello… tutto si addensa. Il Cataclisma sembra imminente e la tensione per tentare di impedirlo con ogni mezzo acuisce le scene del romanzo. Si avverte la paura, la sfiducia, la rabbia, la frustrazione… e poi tutto inizia ad avviarsi verso un’unica strada per far si che tutto si incontri. PELLE D’OCA costante, davvero. Non posso dire molto altro per evitare spoiler. 
La trama vortica, approfondendosi e portandoci ad un nuovo livello magnifico di articolazione. Finalmente, certi punti interrogativi e situazioni che in apparenza sembravano sconnessi iniziano lentamente a collegarsi, dandoci l’anticipazione di un arazzo splendidamente complesso
La prosa è eccelsa, sia nella costruzione di dialoghi e scelte intricate, sia nella caratterizzazione dei personaggi coinvolti e delle vicende srotolate, ma anche nel descrivere scene e luoghi di una cura superba. Luoghi così abilmente scritti che sono meravigliosi e terribili, e non possiamo non ammirarli. L’immensità di Caten, che qui viviamo di più, le sue dimore colte ed eleganti, strade pulite e tutto richiama ad una grandezza che deve suscitare quando si pensa alla Gerarchia; ancora le acque verdi dell’Infernis acide e semplicemente folli, l’ossidiana che riveste Duat che attira lo sguardo come se fosse una calamita. E ancora, luoghi più sinistri, echi di qualcosa di antico che si percepisce bene ai bordi ma che ancora non si comprende bene, eppure, ci regalano un brivido di irrequietudine. 
La Forza dei Pochi ha un’introspezione maggiore rispetto al primo volume, in quanto segue la linea di evoluzione della storia e dei personaggi che si muovono all’interno. Non solo, siamo alle prese con tre Vis differenti che vengono forgiati dalle proprie esperienze nei tre mondi differenti; ci sono anche punti di collegamento ovunque dove Vis deve sopravvivere: con l’inganno, una buona dose di orazione e un coraggio sfrontato che deve sempre sfoderare per non far vedere le incertezze dietro. Ma qui c’è oltre la vendetta, sopravvivenza e desiderio di giustizia. Il nostro protagonista rallenta e si guarda dentro: il dolore dilaniante delle perdite delle persone care, la sofferenza di non essere riuscito a fare nessuna differenza quando contava, e la colpa che è un macigno pesante che si trascina dietro da quando è dovuto fuggire da Suus. Vulnerabilità e forza strettamente connesse, l’una non potrebbe essere così solida se non ci fosse l’altra.
Lo stile di Islington è capace di mostrarci un Vis mai uguale, è come guardarlo sotto una luce che continuamente si sposta: adesso si nota l’accentuarsi di certi aspetti e subito dopo l’adombrarsi di altri. Ed è una cosa che non smette mai di sbalordire. 
La bravura dell’autore è innegabile, ma anche la sua fermezza e vivacità nell’animare questa storia, i suoi personaggi, la capacità dei dialoghi che fanno sempre trasparire quello che non si dice. L’epicità di certe scene, l’articolazione di atmosfere e il saper gestire tutto in modo davvero fluido, senza intoppi
Gli eventi si intrecciano sempre più strettamente, gli intrighi sono sussurrati e verità denudate ci colpiscono a pieno. C’è un turbine di eventi che ti fa girare la testa (io sono ancora bloccata al capitolo 55!!) per la portata che scuote l’intera Repubblica. Poi, un momento, una decisione che affonda nelle base di Caten e la fa tremare. Sangue, odio, urla. Sembra essere tornati alla Naumachia, assistiamo con un misto di emozioni crude alla capitale della Gerarchia sprofondare nel caos assoluto. 
Ci sono tanti momenti che rimangono indelebili, ancora adesso al pensiero riaccendono parecchie emozioni, come la corsa delle bighe (CHE SCENA, CHE SCENA), il trionfo e il disgusto che si prova quando finalmente si vedono inetti crudeli spogliati dal Potere. Un alilupo che ti guarda le spalle. Un ragazzo che corre dentro una Piramide lontanissima da tutto ciò che conosce, un falò in un’isola dove un gruppo di giovani diventano leali l’uno per l’atro. Le profondità di una prigione in cui vengono prese decisioni pesanti. Un braccio che aggancia un potere impensabile. La volontà presa e non ceduta. Ah, il cuore, lettore preparati ad emozioni fortissime
Un altro aspetto, sì l’ennesimo ma questa serie è un capolavoro, che mi piace moltissimo è come l’autore presenta Vis. Nella Repubblica chi ha potere detiene praticamente tutto, Vis impegnandosi, aiutato dagli eventi e dal suo background, con determinazione folgorante che viene nutrita dalla rabbia di un sistema crudele, ha la possibilità di ergersi. La preziosa possibilità di non essere impotenti, di agire, rispetto a tante altre persone schiacciate costantemente dalla Gerarchia il nostro protagonista ha l’occasione di alzarsi. Ed è la scelta di esserne consapevoli e di usarla per aiutare anche gli altri che caratterizza Vis in modo unico, non solo nel Res ma Vis offre il medesimo aiuto anche nel Luceum e in Obiterum proprio perché può farlo. Potrebbe scegliere di essere egoista, di girare la testa, di ignorare. Ma non lo fa perché è consapevole delle proprie responsabilità e del loro peso. Vis ha un talento e lo usa in nome di tutti quelli invisibili. Sbaglia? Certo, vacilla? È umano, si arrende? Mai
E ancora, contrazioni di Mondi, rovine di Imperi, morte di uomini, giochi dei potenti. La scacchiera trema sotto la pressione di così tante incognite sul campo e la guerra incombe. Ovunque. 
La strategia arricchisce le pagine, l’avidità e la paura per il potere si espande a macchia d’olio. E qui subentra anche la morte, il dolore, la vendetta, la maturazione di scelte che ci si ritrova a dover fare. 
Le ultime duecento pagine sono a dir poco destabilizzanti, brutali e splendide. Sentiamo tutto in modo così nitido che è vertigine. 
Il mondo brucia, pronto al collasso di uomini avidi e prepotenti e di altri nascosti che tirano i fili, mentre gli altri devono adeguarsi, devono per forza schierarsi anche quando le parti sono entrambe sbagliate. E Vis sente lo sforzo impossibile di tutto ciò, lo sente e lo fa suo. Per essere forte, smettendosi di nascondersi, diventando uno dei Pochi che possiede la possibilità di ribaltare i drammatici eventi che sono già in corso. 
Le emozioni non danno tregua per tutto il volume: euforia, rabbia, terrore, dispiacere, gioia, sofferenza, delirio. Alcune sono così forti che ci chiudono la gola. 
Si chiude l’ultima pagina ancora scombussolati degli ultimissimi eventi accaduti, gettandoci in un plot twist che da un hype inarrivabile per qualsiasi altro romanzo
La Forza dei Pochi non solo emoziona e coinvolge ma ti permane andando oltre le sue pagine, rimanendo nel lettore con una capacità indelebile. La meraviglia di una storia viva è tutta qui. Sono in ansia ed euforica nel poter leggere il continuo entusiasmante di Hierarchy, una serie che per me ha già vinto su tutto.

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