Il volto e altri racconti scelti da H.P. Lovecraft


Autore: E. F. Benson

Titolo: Il volto e altri racconti scelti da H.P. Lovecraft

Trama: Fantasmi, apparizioni, cimiteri, case maledette, esseri misteriosi, antiche leggende… i grandi temi dell’horror classico in quattro racconti scelti da H.P. Lovecraft. Così il maestro di Providence ci presenta E.F. Benson nel suo saggio Supernatural Horror in Literature: «Ultimamente la narrativa del soprannaturale sta conoscendo un periodo felice, ed un suo insigne esponente è il versatile E.F. Benson il cui The Man Who Went Too Far narra tenebrosamente di una casa al limitare di un cupo bosco e dell’impronta dello zoccolo di Pan sul petto di un uomo morto. Il volume di Benson, Visible and Invisible, contiene numerose storie di rara efficacia; ‘Negotium Perambulans’, la cui trama riguarda un mostro abominevole proveniente da un antico pannello ecclesiastico che compie una vendetta soprannaturale in un solitario villaggio sulla costa della Cornovaglia; e ‘The Horror-Horn’, nel quale si muove a lunghi balzi uno spaventoso essere subumano che dimora in inaccessibili vette alpine. ‘The Face’ è di una potenza letale con la sua inesorabile aura di morte».

Casa editrice: Alcatraz

Prezzo di copertina: 17,00 euro

Recensione.

Il Volto e altri racconti di Benson è una raccolta mirata a sconquassare il lettore, ci oltraggia, ci terrorizza e ci conquista con la sua capacità di farci avvicinare all’abisso e dare una lunga occhiata giù, nelle sue viscere caotiche in cui intravediamo il guizzo di… qualcosa
In questa edizione pregiata targata Alcatraz ci vengono presentati quattro racconti di Benson, apprezzati dallo stesso Lovecraft, infatti in alcuni di essi possiamo ben percepire degli elementi fondamentali lovecraftiani.  
L’edizione, inoltre, è colma di bellissime illustrazioni che riescono bene ad evocare singulti di inquietudine inerenti ai racconti. Nonché, alla fine del romanzo ci sono alcuni disegni originali, che vanno sfogliati e ammirati. 
Ora, i racconti hanno chiari riferimenti alla narrativa horror, soprannaturale e weird che Benson riesce ad intrecciare in modo sublime. Costruisce delle atmosfere isolate che iniziano a premere, c’è una tensione che raggiunge sempre il suo vertiginoso picco. 
La penna è arguta, volutamente affannata, che sbriciola un lento terrore che pare avvilupparci. Ne sono rimasta incantata, ma procediamo con ordine, analizzando velocemente ogni singolo racconto.

Il Volto. È un racconto che inizia piano ma sa angustiarci praticamente subito, anche se non sappiamo bene perché questo malessere ci colpisce con precisione.
La nostra protagonista Hester fa un sogno ricorrente che la conduce su una scogliera dove, ad una certa, appare sempre un Volto che pare volerla per sé. L'aspetto che turba è la consapevolezza che non si tratta di un sogno statico, accadono sempre le stesse cose come se stessero seguendo un rigido copione…eppure, la scena viene infestata dal declino del tempo trascorso. Come se qualcosa nel frattempo continuasse ad avvicinarsi alla protagonista, con una calma pazienza di chi sa che riuscirà già nell’impresa. Il Volto è un’inesorabile discesa verso la follia che raggiunge il suo culmine in modo veloce e crudele: la realtà e l’incubo si mescolano, intrappolandoti. 

L’uomo che andò troppo lontano. Un racconto che ci fa gustare un terrore più sottile, quasi lieve, che però permane per tutta la storia.
Ambientato nel fantomatico paesino di St. Faith’s nel Hampshire, vicino una foresta ricca e peculiare di cui girano diverse storie e leggende. Il protagonista è Frank, la sua casa è un po’ discostata dal villaggio e più vicina al fiume Fawn che scorre, in cui ama fare il bagno e connettersi con la Natura. Qui, lo viene a trovare un caro amico, Darcy, che rimane sconcertato dalla giovinezza insolita che risplende nel protagonista. È solo l’inizio di stranezze mentre seguiamo la passione di Frank nel volersi connettere spiritualmente alla Natura circostante, spingendosi oltre senza badare alle conseguenze.
In questo racconto ho apprezzato molto il contrasto che salta subito all’occhio: da una parte abbiamo la bellezza vivida della natura, i colori lucenti, la pienezza della terra e il cinguettare degli uccelli; dall’altra quasi celate nelle sue ombre appare un turbamento che segue il protagonista, risalendogli pian piano. Suggestione, razionalità e qualcos’altro… qualcosa di atavico che forse viene simboleggiato da ciò che il protagonista crede sia il dio Pan. Ed ecco che qualcosa cambia irrimediabilmente nel racconto.
La natura forte, antica, segreta ci mostra il guizzo animale brutale in impronte di zoccoli e una paura ignota. 

Negotium Perambulan. Un racconto eccellente che riesce a farci avvertire bene il terrore psicologico unito ad un ambientazione realistica che ne amplifica la portata
Siamo in Cornovaglia, in un piccolo paese quieto, il protagonista è un bambino che trascorre, per problemi di salute, alcuni anni insieme agli zii, infatti lo zio è vicario della chiesa ed è proprio qui che ci imbattiamo in qualcosa di peculiare. 
In chiesa, in un pannello sulla balaustra dell’altare c’è un disegno assai strano: un orrido mostro fuori dal cimitero e un prete nell’atto di alzare la croce. La battaglia eterna tra Bene e Male. E al di sotto vi è una scritta in latino “Negotium perambulans in tenbris” che seguendo la traduzione ufficiale che da lo stesso Benson si può tradurre in “la pestilenza vaga nelle tenebre”. Un brivido ci coglie
Questa frase scaturisce una leggenda del luogo, di una vecchia casa e del suo padrone in procinto di morire che ne mormora la frase in latino. Si dice, dunque, che si aggira una Cosa maligna, vampiresca, nel paese, infestandolo e a volte riesce a varcarne certe soglie… Ci inoltriamo volutamente nelle oscure spire di questa storia, che inizia a manifestarsi con estremo fascino e inquietudine, anche perché la Cosa sembra scatenarsi come una vendetta verso l’impuro: ma di quali Forze però è impossibile esserne certi. 
Un terrore taciuto che viene tenuto a bada dal rischiarare di luci delle lampade, dal guizzo di occhi che cercano di appiattire le ombre tremolanti, mentre oltre c’è solo il pozzo nero ed eterno del buio dove si rimestano creature che a volte… ti prendono. 
Il mio racconto preferito in assoluto della raccolta. 

Il corno dell’orrore. Tra i monti innevati quest’ultimo racconto prende piede: mentre imperversa una tempesta, due personaggi al sicuro in hotel chiacchierano amabilmente su una scoperta di alcuni scalatori che affermano di essersi imbattuti nell’impronta di un piede umano sulla neve del monte Everest, qui abbiamo lo scalatore Ingram che racconta al cugino di essersi imbattuto in qualcosa di atipico e simile in una delle sue scalate. 
Nei dirupi impervi dell’Ungeheuerhorn ovvero il Corno dell’orrore, Ingram si trova faccia a faccia su ciò che credeva una mera superstizione. Creature orrende simili all’uomo, se non fosse per la peluria folta in tutto il corpo. È già qui il terrore volutamente si inchioda nel lettore attento, la somiglianza agita qualcosa di inconcepibile, portando l’angoscia ad un nuovo livello. Il racconto prosegue e raggiunge presto il suo apice. 
Il lettore è sconvolto nel rendersi conto che è paralizzato dalla paura che affonda dentro di noi con artigli affilati e ululati che perseguiteranno i nostri incubi. Le possibilità che si spalancano sono orrende e tutte non fanno presagire bene. Forse, è meglio dimenticare, voltare le spalle a quei luoghi celati che nascondo cose inconcepibili

Il volto e altri racconti scelti da H.P. Lovecraft è una raccolta di racconti ben fatta, sa condurci nelle spire di un terrore che non si identifica bene e forse è proprio la sua ambivalenza all’interpretazione che sa scombussolarci con efficaciaanche dopo aver chiuso il libro.

 

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