Wendigo

 


Autore: Eugenio Pochini

Titolo: Wendigo

Trama: Cosa succede quando il luogo scelto per ricominciare diventa il tuo peggior incubo? Scott Gardener è un uomo a un bivio. Il suo matrimonio con Claire è in crisi e il rapporto con il figlio Howie sembra ormai irrecuperabile. L'offerta di un incarico come veterinario in una remota riserva naturale al confine con il Canada appare come l'ultima ancora di salvezza: un’oasi di pace dove ricostruire i pezzi della sua vita. Ma il silenzio dei boschi innevati è ingannevole. Nelle profondità della foresta, qualcosa di ancestrale e spietato si è ridestato. Mentre l'inverno stringe la sua morsa gelida, Scott si ritrova intrappolato in una lotta per la sopravvivenza contro una creatura leggendaria guidata da una fame insaziabile. Tra segreti occulti e inseguimenti nella neve, Scott dovrà affrontare un orrore che non dimentica e che non concede tregua. Riuscirà a proteggere la sua famiglia da una minaccia che viene dal mito?

Casa Editrice: Nua Edizioni 

Prezzo di copertina: 18,00 euro

Recensione.

Wendigo è un horror che ti divora lentamente per farti esplorare fin dove la paura può condurre. C’è violenza descrittiva che si mischia ad un folklore antico che prende il sopravvento. 
Tra l’altro, ho apprezzato tantissimo la scelta della cover con questo font gigantesco, che mi ricorda tantissimo i film dell’orrore cult, quelli che sanno inquietarti con la sequenza del titolo mentre il crescendo della musica ti assalta e la quiete immobile della scena iniziale ti destabilizza per il contrasto. Ecco, Wendigo io l’ho percepito molto così.
I protagonisti di questa storia sono la famiglia Gardner, Scott, il padre, è un veterinario che insieme alla famiglia si trasferisce in Minnesota, in una remota riserva naturale. Il trasferimento è una boccata d’aria fresca e necessaria per tentare di salvare il suo matrimonio con Claire, andato alla deriva e ormai fatto di frasi coincise e preoccupazioni condivise per il figlio Howie, diagnosticato nello spettro autistico. 
La prosa è semplice ma capace di agganciarti alla storia e non mollarti più, ci introduce nelle sue ambientazioni fredde e selvatiche
Fin dall’inizio, percepiamo un vago senso di orrore a cui però non riusciamo a dare un nome. È come se qualcosa ci stesse studiando da lontano per carpirci. 
La famiglia Gardner è il centro della storia che ci porta ad avanzare mentre iniziamo ad ambientarci a Shadyvale, con la fitta foresta che circonda ogni cosa e i numerosi animali che la abitano, la natura incontaminata che pare trattenere segreti antichi. Tra gli altri personaggi fondamentali della storia abbiamo il capo ranger Cochrane Joe, indigeno legato fortemente alla riserva, terra dei suoi antenati; e il crudele sovraintendente Hang e i suoi loschi affari sottobanco… 
In questa prima parte di romanzo percepiamo in modo netto qualcosa che si agita sotto la superficie quieta ma è tutto ovattato, come se ci volesse dare un falso senso di sicurezza prima di esplodere.
L’autore è stato bravo a delineare i suoi personaggi, oltre a Scott, spicca Claire e Howie. La prima vive il trasferimento in modo assai subalterno, è un punto da capo necessario per cercare di recuperare il rapporto con il marito, dopo la torbida e intesa relazione segreta avuta con Frannie. Eppure…Claire è piena di senso di colpa e aspettative altrui che la schiacciano costantemente, rendendo dunque questo fragile inizio già condannato… E infine, abbiamo Howie, che parla con i sue due amici, l’orsacchiotto Sweety e il birbante colonnello Vicious, i suoi pupazzi gli dicono verità che gli adulti evitano
Howie è un bambino acuto e fa fatica ad interagire con gli altri, le parole sembrano sempre rimanere incastrati in gola ed ogni tanto… vaga. In un Altrove freddo, che soprannomina la Laguna ghiacciata sormontata da una cupola che lo protegge e lo rilega. 
L’autore non è solo bravo a farci percepire un terrore che lentamente si risveglia inglobando il parco, con le sue stranezze e casualità che si legano insieme, creando una polveriera che anela di essere accesa; ma riesce a portarci il ritratto complesso di un dramma familiare, i sottointesi, le incertezze, le bugie, gli obblighi. È tutto un traballante castello di carta che pare destinato a crollare in modo plateale e tutti i personaggi se ne rendono conto, ma cercano disperatamente di ignorarlo
E su tutto, svetta l’incubo che esce dal suo stato informe… 
La creatura che invade i bordi di storia, dilaniando e colorando di sangue il suo passaggio. Nella quiete  letargica della foresta invernale il Wendigo appare come uno scossone. Paura primordiale inonda i sensi, con l’acuta consapevolezza della predominanza del predatore. 
Il wendigo sembra proprio prendere vita da leggente antiche legate alla terra, alla spiritualità, al mondo che c’è oltre il velo. Gli adulti fanno fatica a crederci, la ragione mette i suoi paletti. Eppure… Joe sa che il mostro che ha terrorizzato i suoi antenati è di nuovo a piede libero, Howie diventa consapevole di questa creatura feroce e sa con assoluta certezza che vuole lui. Lo segue anche dentro la cupola, dove la sua mente erra. Lo assalta. Lo fiuta. Lo desidera
Un senso di angoscia ci artiglia, con la turbante promessa di dilaniare. 
Lo scrittore è stato bravo a dare peculiarità ai propri personaggi, facendoli risaltare in modo immediato. Il senso di spaesamento e rancore di Claire è fortissimo, il desiderio di stabilità e di aggiustare qualcosa che pare non funzionare più di Scott, l’avidità senza fondo del sovraintendente, il bisogno di ritrovarsi degno di Joe verso la propria tribù e su tutto ciò che hanno sacrificato, il potere vibrante di Howie, un bimbo speciale che è una luce in un cono di tenebra che si restringe sempre di più
La trama si intreccia al wakan, la spiritualità degli indigeni in cui credono nel Grande Spirito, e la storia si infittisce a queste particolarità, sciamani, i totem ovvero gli spiriti guida, poteri atavici radicati ai luoghi e nei cuori delle persone. La chiave per mettere fine ad una minaccia che cresce velocemente. 
Ed è qui che la penna stride, il terrore ci colpisce con velocità e la narrazione si addensa con dinamicità. La caccia è iniziata. 
Eppure, Wendigo va oltre la semplice storia di paura; mostrandoci la tenacia dei personaggi che si liberano delle proprie prigioni e affrontano cose oscure, per crescere e per capirsi. Per riscoprire legami usurati nel tempo o per reciderli una volta per tutte. Ci rende consapevoli di una fame che spinge ad agire.
In tutto questo si tenta di mantenere l’equilibrio fragile dell’universo, adesso minacciato dalla creatura immonda del Wendigo che vuole reclamare più spazio, più carne, più dolore. La prosa dell’autore diventa ampliamente grafica, la violenza e l’orrore riempiono le scene, che saltano subito all’occhio per la ferocia con cui vengono caratterizzate, insieme a quel silenzio carico che si accede improvviso.
Mi è piaciuto molto la strutturazione di alcuni passaggi che ci fanno avvertire uno scampolo di emozioni seghettate difficili da mandare giù in un sol boccone. 
E poi il caos esplode portando i personaggi a precipitare in una spirale di angoscia e azione. 
Una storia che ha un riverbero della magia kinghiana (e da fan del re si apprezza tanto) dove gli eroi sono persone comuni che hanno il luccichio di qualcosa di formidabile, l’importanza disarmante dell’amore e un sentore onnipresente di potere, che prima o poi, portato dagli eventi, scoppia. 
Le ultime settantine di pagine si divorano proprio perché il lettore si ritrova in balia di eventi che hanno spezzato con crudeltà i loro argini. Una piena di rabbia ed euforia ci investe
Una lettura assai apprezzata, fino alla fine.

Commenti

Post popolari in questo blog

Il trono del lupo

La via dell'Arcangelo

Biancaneve deve morire