Il capro espiatorio

 


Autrice: Elisabeth Sanxay Holding

Titolo: Il capro espiatorio

Trama: Jacob Duff sembrerebbe una persona rispettabile, ma dietro quella facciata impeccabile si nasconde un uomo che beve troppo, che mente a sé stesso, che chiama “aiuto” ciò che è dipendenza..Si sente vittima della vita, eppure ha tutto: soldi, prestigio, una moglie giovane che lo ama davvero. Ma non gli basta mai. La sua natura debole e rancorosa lo rode dall'interno. L'insicurezza si trasforma in lui in rabbia, la frustrazione in pretesto per comandare, ferire, punire. E l'alcol è il suo complice: gli dà coraggio, lucidità, la sensazione di essere finalmente all'altezza. A farne le spese è Reggie, la moglie. Ogni suo gesto, anche il più innocuo, diventa un'offesa. Ogni parola, un sospetto. Ogni silenzio, una prova di colpa. Jacob osserva, interpreta, distorce. E più beve, più la sua mente costruisce un nemico. In questo domestic noir feroce e ambiguo, il protagonista scivola in una spirale paranoica che lo trasforma in qualcosa di più oscuro: un uomo che non vede più la realtà, ma solo ciò che teme. E ciò che teme, alla fine, gli costerà caro.

Casa editrice: Le Assassine edizione

Prezzo di copertina: 18,00 euro

Recensione.

Il capro espiatorio è un domestic noir psicologico raffinato e incredibile. Una volta iniziato è impossibile da mettere giù
Siamo nell’America degli anni Quaranta, Jacob Duff è il nostro protagonista e seguiamo il suo punto di vista e la sua quotidianità. All’apparenza è un uomo rispettabile, benestante, distaccato ed elegante, vive con la giovane moglie da poco sposata, Reggie, e il figlio Jay di sette anni avuto con il precedente matrimonio. Tutto sembra perfetto, eppure… fin dall’inizio siamo consapevoli di una certa amarezza in Jacob, si trova ingrassato e annoiato, cova una crescente antipatia verso la moglie. Insomma, davvero non capisce come abbia potuto sposarla! La reputa volgare, chiassosa, insopportabile. E questa sua insofferenza viene amplificata dall’alcol, che diventa un fedele compagno che creerà dipendenza.
La prosa è elegante, piena, con un ritmo incisivo che consuma le pagine mentre la storia sprofonda in una spirale cupa, che crea nel lettore un’attrattiva innegabile. 
L’odio per la moglie è un tarlo che lo divora, non importa cosa faccia Reggie o quanto si dimostri accomodante. Agli occhi di Jacob è diventata l’oggetto della sua costante irritazione, la responsabile di ogni piccolo attrito che il protagonista incontra. Cerca di ignorarla, dominarla, incastrarla per liberarsene ma pare che non funzioni nulla. 
A peggiorare la situazione è che tutti sembrano essere dalla parte di Reggie, perfino la zia Lou, l’unica persona di cui Jacob ha un’alta opinione. Si accumula una frustrazione che non fa altro che spingerlo a bere: dopotutto ha bisogno di un drink se deve affrontare quella sciocca moglie! Non importi che sia mattina
Le ingiustizie crudeli verso Reggie e il costante giustificarsi di Jacob nel cercare conforto nell’alcol sono spinte fondamentali per mantenere il lettore coinvolto, ne siamo ipnotizzati. L’autrice costruisce la trama intorno al lento ma inesorabile decadimento di Jacob, dove la forte componente domestic si sente in modo fantastico, rendendo nitide le scene forzatamente serene con un sottofondo di tensione che turba sempre di più la pacata parvenza di tranquillità
Adoro il contrasto presente nel romanzo, che non farà altro che evidenziarsi ancora più nettamente. Il modo di discolparsi perennemente di Jacob è incoerente, assurdo, esasperante! Minimizza i suoi comportamenti feroci e il suo desiderio di ferire l’altro e spinge alla soluzione di attaccarsi all’alcol, che annebbia la frustrazione a cui lui è sottoposto. Dall’altra parte, invece, ogni piccolo sbaglio (almeno agli occhi del protagonista) di Reggie viene accentuato come se fosse qualcosa di imperdonabile. 
Jacob è un narratore privo di lucidità che scivola più vicino al baratro, e il lettore ne è costantemente consapevole: ad ogni sua nuova giustificazione iniziamo a notare sempre più cedimenti.
E forse è proprio la capacità di saper vedere il peggioramento della psiche del protagonista che rende la lettura magnetica, dobbiamo sapere cosa altro accadrà, fin dove Jacob oserà spingersi. 
La paranoia di del protagonista peggiora, vive le giornate e gli eventi con una lenta distorta, opaca, che riproduce tutto in modo negativo, esaltando un disprezzo che Jacob riconosce ma indirizza in modo sbagliato. I sospetti che accompagnano ogni momento ed esaltano una colpa che va irrimediabilmente indirizzata verso l’esterno: Reggie è la nemica, insopportabile nel suo controllare se abbia bevuto o meno, e ha anche l’ardire di mostrarsi spaventata! 
Il lettore è stupefatto del continuare di Jacob a scagionarsi, prontamente, al limite davvero del ridicolo. La sua collera raggiunge il punto di non ritorno, i tremori, i giramenti di testa, la costante stanchezza. E in questo stato caotico che il protagonista prende decisioni pericolose, dettate dal desiderio di liberarsi della moglie, perché senza di lei crede che starà meglio. Insomma, smetterà di farsi un bicchierino a qualsiasi ora, perché non dovrà più subirsi la sua insopportabile compagnia. Tolta Reggie la vita sarebbe tornata perfetta. 
Davvero, la Holding è grandiosa nel descriverci le scene che porta al limite: esasperano, confondono, agitano mentre una lieve ma inconfutabile irrequietudine si fa strada. Una narratrice attenta e capace di dirigere la trama in modo superbo: minacce, azioni caotiche, agenzie investigative, dubbi, sparizioni, esasperazione e una valigia compromettente. 
La storia si attorciglia, conducendoci con abilità alla sua tragica fine. Il capro espiatorio è stata una lettura bellissima che ha saputo calibrare l’angoscia e la meraviglia di una storia contorta, che però arriva limpida al lettore con una potenza disarmante: per me passa a pieni voti.

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