La ragazza nella torre. La notte dell'inverno trilogia vol II
Autrice: Katherine Arden
Titolo: La ragazza nella torre. La notte dell'inverno trilogia vol II
Trama: Orfana e sola, costretta ad abbandonare il suo villaggio, Vasja dovrà rassegnarsi a trascorrere la vita in un convento o a permettere alla sorella maggiore di darla in sposa a un principe moscovita. Entrambe le strade la condannano a una vita in una torre, tagliata fuori dal vasto mondo che invece desidera esplorare. Così sceglie una terza via: travestendosi da ragazzo cavalca attraverso il bosco per sfuggire a un destino che altri hanno scritto per lei. A Mosca, intanto, la corte imperiale è scossa da lotte di potere e tumulti. Nelle campagne alcuni banditi razziano i campi, bruciano i villaggi e rapiscono le fanciulle. Dopo essere partiti per sconfiggere i briganti, il Gran principe e i suoi boiardi si imbattono in un giovane uomo in groppa a un magnifico destriero. Solo Sasha, un monaco guerriero, capisce che il "ragazzo" altri non è che sua sorella, creduta morta dopo la fuga dal suo villaggio in seguito all'accusa di stregoneria. Ma quando Vasja dà prova del suo valore in battaglia, cavalcando con una destrezza eccezionale e con un'inspiegabile forza, Sasha realizza che dovrà a tutti i costi mantenere il segreto della sua vera identità, per salvare la vita dell'unica persona in grado di fronteggiare le forze oscure che minacciano di distruggere l'impero...
Casa Editrice: Fanucci Editore
Prezzo di copertina: 30,00 euro.
Recensione.
Torniamo con il secondo volume, La ragazza nella torre, dell’amatissima trilogia La notte dell’inverno. Una storia magica, vivida e complessa che è entrata nel cuore del lettore con una facilità disarmante (qui per leggere la recensione di L’orso e l’Usignolo).
Anche questo volume si inizia raccontando vecchie storie intrise di magia, ma non siamo più nella fredda tundra del nord ma nella casa solida e opulenta di una principessa, a Mosca. Si narra una antica fiaba che, come per il primo volume, sarà fondamentale per ciò che si andrà a vivere.
Anche questo volume si inizia raccontando vecchie storie intrise di magia, ma non siamo più nella fredda tundra del nord ma nella casa solida e opulenta di una principessa, a Mosca. Si narra una antica fiaba che, come per il primo volume, sarà fondamentale per ciò che si andrà a vivere.
È un inizio ricco di inquietudine, la principessa Ol’ga apprende da padre Konstantin la morte del padre e della matrigna e la scomparsa di sua sorella. Le candele fremono e gli spifferi d’aria gelata si infiltrano nel terem dove le donne vivono, le ombre si allungano e sembra che uno spettro vaghi per quei corridoi.
L’inverno turbina e c’è la promessa di disfatta che permane l’aria. Anche Sasa e Dimitri, il monaco e il principe, cugini uniti si ritrovano a dover affrontare un nemico in apparenza inafferrabile: un gruppo di banditi violenti che si muovono indisturbati nelle sue terre rapendo fanciulle e lasciando interi villaggi inceneriti. E in tutto questo la minaccia dei Tatari e dei loro khan che si alternano veloci diventa sempre più pressante.
L’inverno turbina e c’è la promessa di disfatta che permane l’aria. Anche Sasa e Dimitri, il monaco e il principe, cugini uniti si ritrovano a dover affrontare un nemico in apparenza inafferrabile: un gruppo di banditi violenti che si muovono indisturbati nelle sue terre rapendo fanciulle e lasciando interi villaggi inceneriti. E in tutto questo la minaccia dei Tatari e dei loro khan che si alternano veloci diventa sempre più pressante.
La prosa è ricca di mistero e meraviglia, una volta iniziato non si riesce a smettere. L’autrice dà un ampio respiro descrittivo che diventa concitato nello srotolarci davanti gli eventi ruvidi e i personaggi vividi che pian piano si collegheranno tra di loro.
In questo secondo volume conosciamo meglio anche Sasa, fratello di Vasja, che ha lasciato la steppa del nord per diventare un monaco, adesso adorato e rispettato dalle masse con il nome di Aleksander Peresvet, il portatore di luce, fidato consigliere del cugino.
E veniamo immediatamente catturati da Vasja. Vasja è il tumulto struggente della storia: il chiodo e la condanna, la libertà e la potenza. Occhi verdissimi e un furore che brucia dentro una ragazza che tutti sottovalutano. Vasja rompe i confini reimposti, scappa via di casa sua perché sa che li troverà solo odio e sdegno. Vasja sfugge al ruolo della donna: moglie, suora o la morte.
La nostra splendida protagonista è affamata di mondo e Morozko, il sovrano dell’inverno, la aiuterà ad assaporare questa vaga libertà che anela. Anche se vorrebbe che tornasse a casa, al sicuro, Morozko rispetto a tutti gli altri aiuterà Vasja nel suo desiderio.
Vasja, giovane figlia di un boiardo, diventa una viaggiatrice. Travestita da ragazzo su sul cavallo Solovej si avventura lontano da casa, dove le foreste cambiano, le colline si assottigliano, il gelo penetra con forza senza ripari sennò la speranza di sapersi costruire un piccolo bivacco, e ancora prosegue, timorosa ma meravigliata, in fiumi ghiacciati e in città colme di tanti visi e odori. Ogni tanto la nostra intrepida viaggiatrice penserà a voler tornare nella casa in un bosco di conifere e un demone che sa di foresta. Tuttavia, il pericolo la segue…
In La ragazza della Torre c’è molto di più sul rapporto tra Morozko e Vasja, un legame stupendo e celato, fatto di mezze bugie e mezze verità e qualcosa di forte che non si sa spiegare. L’impassibile sovrano dell’inverno, il demone di ghiaccio, che dona calore e rifugio a Vasja. E Vasja, la selvaggia, la strega, fa provare al dio della morte cose che non dovrebbe.
Un legame che li rafforza e li divide, li fa tacere e cercarsi. Ah, lettore… questo romanzo emozionerà parecchio, soprattutto su questi due.
Ma Vasja non torna indietro, affronta tutto a testa alta e con un po’ di incoscienza. In un turbine di eventi si rincontra con il fratello e il gran principe ma non rivelerà il suo sesso. E dunque il suo coraggio che da donna lo avrebbero condannato, travestito da uomo viene ampliamente acclamato e con il suo stallone baio incanta. Vasja diventa Vasilij il Valoroso, e ancora domatore di cavalli.
La storia prosegue e ne siamo ammaliati. La mitologia slava anche in questo volume è fortissima e arricchisce i bordi della trama in modo superbo e si avverte molto di più rispetto al primo libro l’intrigo politico, qui fondamentale. Incontreremo Ol’ga e sua figlia Marija, conosceremo il temperamento del Gran Principe di Mosca, e le sfumature celate di Sasa, e la figura misteriosa di Kas’jan Lutovic con la sua chioma di fuoco.
Non dovrei stupirmi, dopo aver già letto il primo romanzo della trilogia, eppure, l’intreccio caparbio di questa storia continua a sorprendermi, farmi sospirare e perdutamente innamorare.
Giungiamo a Mosca. Caotica, viva, disordinata, sporca, gremita. Appare lontanissima la tranquillità della foresta e la vastità del cielo sopra. Vasja qui tocca con mano il complotto che si gonfia nella corte di suo cugino e ne rimarrà impigliata, come una preda sorpresa.
E poi, arriva la festività della Maslenica a cui Vasja, travestita da Vasilij, non può sottrarsi, il Gran principe inizia a tenerlo in gran considerazione.
La nostra protagonista è colpita ed ebbra dalla libertà che i vestiti degli uomini le danno: non deve chinare la testa o cedere il passo, può uscire a qualsiasi ora voglia, può essere sfrontata senza subire recriminazioni. Ed è così che scopre improvvisamente di poter essere se stessa come mai lo era stata, il suo carattere impetuoso sboccia finalmente avendo spazio di manovra. Il lettore prova un fortissimo senso di orgoglio e meraviglia per la nostra protagonista.
Di contro, abbiamo il terem, la parte di casa dedicata alle donne. Le figlie vergini non possono lasciarne la torre, per imparare a star ferme e pazienti e non rovinare la loro reputazione. La stessa Ol’ga, che è una principessa adesso, non ha libertà di manovra fuori dalle mura del suo palazzo. E qui ci imbattiamo in Marija Vladimirovna, la figlia di Ol’ga, che però ricorda un po’ Vasja nel suo essere irrequieta nel poter fare di più, e riesce a vedere cose che gli altri non vedono…
È un contrasto che scombussola. Anche perché come vedremo stare a languire nel terem non esenta le donne dai pericoli.
C’è una tensione che si carica intorno Mosca, i pericoli si accumulano come neve pronta a sovrastare tutto, e le inquietudini crescono in silenzio. Le bugie prima o poi promettono di essere scoperte. Uno stregone agisce nell’ombra intessendo la sua impresa, un prete che non crede più in Dio cerca e teme una ragazza, il gioiello freddo pegno del demone dell’inverno diventa caldo e scioglie qualcosa di inevitabile. Tutto è in bilico, gli stessi Chyerty di Mosca che sono debolissimi a causa dei rintocchi costanti delle campane delle sue numerose chiese sembrano trattenere il respiro per quello che deve accadere.
E Vasja, oh Vasja, è intrepida, avventata, arde di un selvaggio che nelle città non si trova. Coraggiosa, un po’ incerta, impertinente, eppure quanta forza ha questa donna. Quanta! Ogni singola volta mi riesce a stupire.
La nostra protagonista in un crescendo di tensione sa che non può più rimanere a Mosca, costringendo i fratelli a mentire per lei. Deve andare via, di nuovo, in quando non può essere né un piccolo lord né una promessa sposa. Eppure, i Chyerty la osservano in silenzio in attesa e Vasja sente il peso dei loro sguardi e delle loro aspettative come se stessero attendendo qualcosa, anche lo spirito della donna uccello del destino sorvola su di lei.
Vasja freme.
Qualcosa si avvicina, qualcosa che lei non riesce a vedere ma un rivolo di timore le cola lungo la schiena. L’ultimo giorno delle festività è denso di tensione che lentamente fa avvertire le sue spire sulla prosa. Poi un inganno e tutto precipita.
Rabbia, morte, disperazione, tradimento, lussuria, potere e amore. Viene veicolato tutto in modo così vivido che sentiamo il cuore in gola. C’è una concitazione che non può essere fermata e ritorniamo al doloroso punto di partenza: Vasja viene nuovamente ripudiata come strega. Perché non comprendono il suo modo di agire fuori dagli schemi, il suo voler parlare, la sua volontà di agire. Perché non hanno altro modo per chiamare le donne come lei; Konstantin, i boiardi e i soldati, l’odioso stregone, il Gran Principe, perfino sua sorella Ol’ga e suo fratello Sasa. Vasja è condannata alla vergogna e violenza di chi non la comprende.
La battaglia arde dentro una Mosca ubriaca, segreti spezzati, perdoni dati e furia che scoppia. Uno spettro, uno stregone e una bambina in una torre.
E infine la rivalsa, agognata, che viene con la neve gelata, implacabile e magica. Da qualche parte nella bufera c’è una ragazza che stringe a sé il sovrano dell’inverno, indebolito. Poi, tutto passa.
Vasja spicca ed emoziona sempre. Una donna che non attende di essere salvata da altri ma che prende la situazione nelle sue mani, cercando di fare il possibile.
Eppure, qualcosa deve spezzarsi per dare spazio a qualcos’altro per crescere. Questo secondo volume è stato meraviglioso. Tante emozioni diverse che si sviluppano di pari passo alla trama. Adoro come l’autrice ci propone la sua storia, articolata e brutale. Non è una fiaba dal bianco e nero, c’è contrasto, verità, dolore e un guizzo di magico che non ci fa smettere di amare Vasja e le sue avventure.
Chiudiamo il romanzo in un piccolo momento di respiro…ma abbiamo la certezza che non è destinato a durare.
Presto inizierò la lettura dell’ultimo volume e non vedo l’ora, nel frattempo vi invito a vivere questa storia in prima persona.

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