Solo Femmine
Autrice: Annalisa Casalino
Titolo: Solo Femmine
Trama: Estate 1990. Silvia, Elena, Maria e Isabella non sono ragazze normali: non possono uscire, non possono avere amici, non possono parlare con i ragazzi. Vivono sotto la stretta sorveglianza del loro padre violento, ossessionato da desiderio di un figlio maschio. Ma l'estate è appena iniziata e la grande casa colonica dei nonni diventa lo scenario delle vicende famigliari, con nonno Vincenzo sempre in contrasto con il figlio Leonardo; nonna Alberta, algida e severa; zio Edoardo e i gemelli Alessandro e Daniele che vivono in Irlanda; zia Emilia e il piccolo Ernesto. Sono mesi di giochi e scorribande per la campagna, in particolare al laghetto, rifugio e fonte di ispirazione per i racconti di Elena. Silvia e Alessandro, innamorati da mesi, consumano il loro amore impossibile; Elena, attraverso la passione per la scrittura, affronta la rabbia e l'odio per il padre; Maria e Isabella vivono la fine della loro infanzia attraverso le vicende delle sorelle maggiori. In piena estate, nella loro vita entra la bellissima e sfuggente Paulina Degas che, come loro, conduce una vita controllata e solitaria, e diventa intima amica di Silvia. Ma Paulina, che nasconde un terribile segreto, poco a poco rivela un'indole subdola e manipolatrice e si insinua nel rapporto fra le sorelle, carpendone le confidenze. E quando Elena, in una spirale di eventi sempre più drammatici, si converte nella vittima principale della crudeltà paterna, per le sorelle Molinari arriva il momento di scegliere. Ma ogni passo verso la libertà ha un prezzo molto alto.
Prezzo di copertina: 17,00 euro
Recensione.
Solo femmine è un romanzo di narrativa potente, folgorante, capace di scardinarti e costringerti a non distogliere lo sguardo e vivere ogni bordo di questa storia. Il prologo è un pugno allo stomaco, l’autrice senza mezzi termini ti fa capire la portata devastante di una storia che non è solo finzione.
Le protagoniste sono le quattro sorelle Molinari: Silvia, bellissima e assennata, Elena, la ribelle e solitaria, Maria, quieta e allegra, Isabella, la più piccola, intelligente che segue Elena. Il padre ha cucito addosso a loro dei ruoli, confinati e stretti che devono continuamente svolgere in maniera ineccepibile. Guai a vagare fuori.
C’è un brivido di inquietudine che inizia a smangiucchiarci, lento ma inesorabile. Siamo negli anni 90’ e vivremo le dinamiche familiari dei nostri personaggi e la profonda violenza che il padre, Leonardo, attua come se fosse il padrone del mondo. Di fondo c’è il risentimento e la cocente delusione di aver avuto solo figlie femmine, nonostante le pesanti e pericolose continue gravidanze della moglie, finite in aborti spontanei. I Mai Nati, come li inventeranno le nostre protagoniste, i loro alter ego maschili, cattivi e crudeli.
Leonardo, dunque, vede nella sua piccola concezione le femmine come guai e agisce di conseguenza. D’altronde, è un atteggiamento che ha già fatto da giovane con la sorella minore, Emilia, e non è stato mai ripreso. Il nocciolo della questione è qui: un patriarcato che è rimasto sempre impunito e allora ha continuato ad esistere indisturbato. Ma procediamo con ordine.
La prosa è folgorante, evocativa, brutale. Ci sono diverti punti di vista che veicolano la storia e la loro narrazione è di impatto perché non addolciscono le parole, se le scrollano di dosso con una semplicità limpida capace di trafiggerci. Oltre le quattro sorelle, abbiamo anche il punto di vista della loro zia, Emilia. Cinque sguardi che riusciranno a rimanere indelebili nel lettore.
Al centro il soffocante controllo del padre (o fratello, nel caso di Emilia) che va dalle parole mordaci ai gesti inauditi di violenza. Le smangiucchia, le rimodella, le costringe a star ferme e quiete dove lui vuole, capace di manipolarle emotivamente, di inchiodare un terrore che non verrà mai del tutto lavato via.
Un groppo in gola che lentamente si scioglie in rabbia.
Il romanzo dilania anche per la doppia facciata che tutti sono costretti a portare, fingendo di non soffrire, di non essere abusati. All’esterno può apparire una bella famiglia, preconfezionata e mansueta, tutta sorrisi, ma a porte chiuse si consuma un orrore indicibile.
E poi, finalmente Casa Madera, la casa colonica di campagna dei nonni paterni, che viene attesa con trepidazione dalle quattro sorelle. L’estate per loro in quella casa è poter finalmente assaporare una brezza di libertà, a lungo anelata, dove il controllo del padre si allenta. È tempo di giochi, di aiutare nell’orto il nonno, di poter vagare nella campagna e nel laghetto, scoprendo e assaporando certe cose per la prima volta.
Elena si dedica ai suoi racconti, ispirata da creare le gesta di Azzurrina, Maria e Isabella sono contente di giocare con i cugini venuti dall’Irlanda e vivere la quotidianità spensierata, senza la figura minacciosa del padre ad analizzare ogni loro gesto. E Silvia, sfiora l’amore proibito con il cugino, la scoperta del sesso e dell’appagamento. Un atto di ribellione che la scuote, mutandola.
Si srotola davanti a noi un’estate intensa che cambierà il corso della loro vita. L’autrice è bravissima nel portarci personaggi intensi e frastagliati. Ognuno di loro è intrappolato, con la voglia di evadere un po’. Mi piace il modo che ha di tratteggiarne i caratteri, abbozzando i chiaroscuro che si riempiranno man mano che la storia procederà. Personaggi rancorosi, affamati d’amore e colmi di un terrore che scivola nel buio.
Le quattro figlie vivono il padre in modo diverso, ambiguo e cattivo certo, ma alcune di loro vedono quello che fa come l’ordine naturale delle cose. D’altronde, nemmeno la loro madre insorge. Solo, Elena, sempre Elena, lo vede come un crudele carceriere a cui deve ribellarsi.
Una cosa appare chiara: tutte ne provano nei suoi confronti un terrore viscerale che non si è ancora trasformato in odio… ma ci vuole poco.
E noi lettori assistiamo a questa crescita con i medesimi sentimenti. L’estate, nel frattempo, continua in campagna tra ozio, scoperte e giochi. Elena continua a scrivere Le avventure di Azzurrina, una storia oscura, violenta e soddisfacente, assai catartica sia per lei che per le sorelle: assistere al coraggio intrepido di Azzurrina che si vendica e trova la propria voce le appaga.
Ma poi, la figura di Paulina Degas irrompe nella scena, cambiandone il corso. Una coetanea di Silvia, trasferitasi da poco come vicina dei nonni, si inserisce nelle dinamiche del romanzo, provocando scompiglio, desiderio, gelosia. Pian piano si scoperchierà il vaso di Pandora che tutti fingono di non vedere. Il caos promette vendetta.
Con l’introduzione di Paulina, approvata ovviamente dal padre padrone, cambiano i legami tra le sorelle. Silvia ne diventerà la migliore amica, quasi inseparabili e sempre d’accordo, e questo provocherà una frattura tra Silvia ed Elena, l’unica che apertamente disprezza Paulina, mentre Maria e anche Isabella tenteranno tutto pur di entrare nelle grazie della ragazza. Ciò che colpisce il lettore in queste dinamiche che sono solo la miccia di ciò che accadrà, è la chiarezza e la limpidità con cui queste nostre protagoniste dimostrano di essere affamate. Di affetto e di poter vivere la parvenza di adolescenza che le loro coetanee sperimentano: il poter avere un’amica e trascorre insieme il proprio tempo.
Per questo Silvia, Isabella e Maria cercano in tutti i modi disperatamente di contendersi questa novità, approvata dal padre. Uno spiraglio di normalità a cui vogliono dare un assaggio.
Al centro di tutto le quattro sorelle, mai in perfetta sintonia, diverse, in contrasto, con gelosie e piccole rivalità, desiderio di rivalsa e di sgusciare via dall’occhio attento del padre. Di fondo, però, c’è un legame che scopriranno non può essere spezzato; dentro c’è gelosia, sbaglio e un coraggio di proteggersi. Qualcosa che è stato forgiato dallo stare insieme, dal condividere momenti fondamentali, una sorellanza che si fortifica, rendendole più forti… solo che ancora ne devono diventare consapevoli.
Tra amicizie rivendicate, primi amori, dubbi e consapevolezze scoperte la narrazione, piano, si ritira, come un’onda pronta a colpire la battigia, ne siamo ammaliati.
Poi l’orrore. In realtà c’è sempre stato, sostava nei bordi della storia e irrompeva in alcuni momenti: quando le afferrava per la gola e le trascinava in soffitta buia per punirle. Ma ad un certo punto esplode.
La severità, il rancore, il disprezzo e l’odio del padre si converge solo in una figlia, la più “scapestrata” che diventa il capo espiatorio di tutto.
Certe scene ti si incastrano dentro per la loro bruttezza e dominio, un magone che non vuole sciogliersi. L’autrice l’ha fatto: ha distrutto la barriera tra loro e noi, il lettore vive la storia sulla sua pelle, avverte l’odio che brucia nello sguardo del padre, il desiderio di ribellarsi come acido nella bocca, l’impotenza, la fragilità e la durezza che si mescolano insieme, pazientemente.
Solo Femmine è un romanzo che veicola una storia potente e che ci nutre di rabbia, come nettare. Rabbia per le ingiustizie, per i silenzi, per le paure, per le violenze, per i complici di un sistema che non primeggia mai le ragazze e che fa finta di nulla, ma che le incolpa.
Quante scuse e giustificazioni possiamo racimolare? Tante: è il loro padre lo fa per loro, non capiamo che a modo suo le vuole bene, erano altri tempi, eh però gliel’hanno portato a fare così.
E la rabbia cresce, si ancora, sboccia.
La Casalino è brava nel saper animare le scene descritte, ne percepisci il dolore soffuso, lo spaesamento, la concretezza di emozioni dense che si agitano. Ci sono stati certi passaggi dove desideravo solo entrare nelle pagine e abbracciare forte Elena.
In un turbine di cambiamenti, delusioni, abusi, terrori, le quattro sorelle arrivano ad un’amara consapevolezza: nessuno le avrebbe salvate. Nemmeno la loro stessa madre (questa è stata una delle cose che personalmente mi ha fatto più male). Erano sole.
Ingenuità spezzate e una volontà che adesso stavano scoprendo, quasi con stupore. Una volontà forte resa grande dall’unità di quattro sorelle. Il furore scoppia come un temporale estivo, intenso e veloce, capace di inglobare tutto. Per poi passare.
Silvia, Elena, Maria, Isabella, Emilia, si appropriano delle proprie scelte, afferrando timidamente i contorni ma con un coraggio fresco che non vuole lasciarle andare. Finalmente libere.
Solo Femmine è un libro corale che emoziona, scuce, addenta e fortifica. La resilienza di queste donne che da forza. Non posso dire altro, mi sento ancora svuotata da ciò che hanno vissuto, vi invito a leggerlo, scoprirlo e viverlo in prima persona. Sentendo il loro grido di ribellione che ci lascia qualcosa.

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