La Promessa. Colosseum vol I
Autore: Mauro Marcialis
Titolo: La promessa. Colosseum vol I
Trama: Roma, 61 d.C. Il prefetto di Roma viene ucciso nel suo letto. Secondo il diritto romano, tutti i quattrocento schiavi di sua proprietà devono essere messi a morte. Ma tre sono solo bambini, e Livio, un semplice legionario, non se la sente: a costo della vita, li mette in salvo presso tre diverse famiglie, con la promessa di fare in modo che si ritrovino in futuro. Poi, però, Livio parte per una lunga guerra. E per molti anni i tre crescono separati, ciascuno senza sapere se gli altri sono vivi o no. Arild è affidato a un lanista e coltiva il sogno di prestare giuramento come gladiatore; Derek è stato destinato a un commerciante di animali e si distingue per il suo talento nelle arti e per le sue abilità come addestratore dei famelici cani pugnax; Brynja è stata accolta nella domus di un senatore così influente che sta progettando per l’imperatore nientemeno che la costruzione dell’anfiteatro più grande del mondo. I tre sono ormai adolescenti quando Gerusalemme cade e il generale Tito, figlio dell’imperatore Vespasiano, torna a Roma con le sue legioni e il bottino necessario proprio per la realizzazione di quell’immenso edificio. E tra i soldati vittoriosi c’è anche Livio, che non ha dimenticato la sua promessa.
Casa Editrice: Solferino
Prezzo di copertina: 14,90 euro
Recensione.
La promessa è il primo volume della serie Colosseum firmata da Mauro Marcialis. Un romanzo di ampio respiro storico, denso di complotti per il potere e dove diversi personaggi si muovono, rendendola una storia vivida, complessa e sanguinosa.
Siamo nella Roma imperiale, un giorno funesto per quattrocento schiavi del prefetto trovato assassinato, secondo la legge romana, dunque, non avendo colpevole tutti i suoi schiavi sono accusati e devono morire. Livio, un legionario romano, per una serie di eventi, ne salva tre. Bambini piccoli, spaventati, innocenti.
Lì divide per sicurezza e loro si promettono di ritrovarsi. Abbiamo Derek, che va ad un commerciante di animali, verrà trattato con garbo per il suo talento nell’arte. Sua sorella, Brynja finisce nella domus di un senatore parecchio influente, Gneo Domiziano Liviano, che sta progettando la costruzione dell’anfiteatro più grande del mondo per il suo imperatore Vespasiano, qui verrà accolta dalla moglie del domus, Flaminia, amante di Livio, che la tratterà con l’affetto di una figlia. E infine, Arild è destinato ad un lanista, e sebbene sia destinato a svolgere i lavoro più umili per il suo nuovo padrone il sogno di diventare un gladiatore lo infiamma.
La prosa ha la capacità di coinvolgere il lettore ad ogni suo passaggio, corposa di dettagli e piena di emozioni altalenanti dei suoi personaggi.
Viviamo l’Urbe in modo vivace e complesso, accentuato dai punti di vista diversi all’interno della storia. La splendente Roma è surclassata dalla miriade di schiavi che ci sono. Definiti Res, cose a cui i padroni possono disporre a proprio piacimento, ed è proprio il benessere del proprio padrone che li mantiene in vita. Ci avventuriamo in contorni bui, taciti che sanno di sofferenza a capo chino e di sogni, che tuttavia esistono.
I nostri tre protagonisti scoprono a loro spese questa ambivalenza tra padrone e schiavo, non importa quanto tu sia bravo o mansueto nel tuo lavoro, rimani res. Un oggetto che deve soddisfare il padrone. Inizia a delinearsi un tumulto che avrà sicuramente ben sviluppo nei prossimi volumi: Derek Arild e Brynja vivono sulla loro pelle l’impossibilità di ribellarsi alle crudeli aringhe a cui sono sottoposti. Il dolore viene preso in silenzio mentre l’odio per i romani cresce, e una frase cantilenata cerca di dare loro forza: non piangere davanti a loro.
L’autore è bravissimo nel caratterizzare la capitale in fermento, ricca, piena di tantissimi suoni e vivace con tutte le sue differenze e contrasti messi vicinissimi tra di loro. Respiriamo anche la Suburra, caotica e brutale. Gli eventi e i personaggi iniziano ad intrecciarsi tra di loro, rivelando una trama che si agita e si approfondisce.
Nel frattempo, iniziano anche i lavori per il grande progetto dell’anfiteatro, sarà colossale ed epico. Cominciano con il prosciugare lo stagnum di Nerone e a bonificare l’area. C’è un fermento nell’aria che sfiora i personaggi, rivelando che l’impresa dell’anfiteatro di Vespasiano si intreccerà strettamente ai destini dei nostri tre protagonisti.
Passano gli anni, e loro sono cresciuti. Eppure, tutti è tre, divisi nelle loro vite quotidiane, hanno la speranza di rincontrarsi, attendono il ritorno di quel soldato romano gentile, Livio, partito per la guerra.
- Arild, finalmente, verrò marchiato a fuoco e pronuncerà il giuramento del sacramentum gladiatorium. C’è emozione intensa in lui nel conquistare il primo scalino di ciò che lo porterà alla libertà. Diventa Trace, come Felix, il gladiatore che ammira mentre si sussurra piano la leggenda di Spartaco, un gladiatore ribelle ma sconfitto. Arild è determinato a vincersi la libertà combattendo nei ludi.
- Derek, dopo il dolore e la vergogna per essere stato sfregiato per gelosia, pian piano ritrova la vita e lo fa esplorandola tastando argilla e bronzo, disegnando e creando le statue che saranno destinate all’anfiteatro. Scopre una libertà straniera che può toccare.
- Brynja, invece, è diventata bellissima e questa è una tragedia per una schiava, adesso guardata con lussuria. Troppe mani che non vuole la cercano e la usano, e il suo essere res la rende incapace di rifiutare. La stessa Flaminia, che la ama come una figlia, non può proteggerla contro gli uomini. La libertà non è che una parola lontana e vaga.
E poi, Tito, figlio dell’imperatore, torna dalla guerra di Gerusalemme vittorioso, dopo dieci lunghi anni, e con lui fa ritorno Livio, adesso centurione, che non ha dimenticato la sua promessa.
Un brivido, c’è un lunghissimo brivido alla fine di questo primo volume, che ci invoglia a prendere immediatamente in mano il continuo.
La Promessa è un romanzo introduttivo, che ci svela tanti possibili risvolti che vivremo nella storia. C’è redenzione, rabbia e desiderio angosciante di sopravvivenza che afferrano il cuore. Per me, passa a pieni voti.

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