L'inverno della Strega. La notte dell'inverno trilogia vol III


Autrice: Katherine Arden

Titolo: L'inverno della Strega. La notte dell'inverno trilogia vol III

Trama: Una ragazza può fare la differenza... Mosca è in preda alle fiamme, e per salvarsi Vasja deve fuggire via, inseguita da tutti coloro che la accusano di morte e distruzione. Raggiunge così il regno della Mezzanotte, una terra magica fatta di ogni mezzanotte passata, presente e futura. Ma rimanere lì sarebbe una condanna a morte per tutta la sua famiglia e per le sue terre... Intanto il Gran principe di Mosca è in preda alla rabbia e alla frustrazione, e sceglie alleati che lo condurranno su un percorso di guerra e rovina. E, mentre Medved, il fratello gemello di Morozko, sta scatenando il caos nella città stanca, un esercito di Tatari si sta preparando ad attaccare e minacciare i confini della Rus. Vasja si ritroverà nel mezzo di una guerra tra due Stati, tra religione e folklore e tra antichi fratelli. Sarà in grado di salvare la Russia, Morozko e il magico mondo che custodisce?

Casa Editrice: Fanucci Editore

Prezzo di copertina: 30,00 (che comprende l'intera trilogia in un unico volume)

Recensione.

Volume conclusivo della magica trilogia La notte dell’Inverno, scrivo queste parole ancora con il magone. Succede sempre con le storie speciali che vuoi che non finiscano mai.
Mosca si risveglia con la promessa di primavera ma intorno ci sono i resti devastanti dell’incendio della sera precedente. Tutti i personaggi sono annichilati, afflitti, stanchi. Vasja, Marija, Ol’ga, Sasa… un’inquietudine silenziosa prende d’assedio il palazzo di Serpuchov. 
Non solo, il popolo di Mosca è furioso e confuso dal devasto che si è creato, basta solo un uomo che sa infiammare la folla per poterla governare a proprio piacimento… 
È il romanzo più cupo, angosciante, furioso, drammatico e intenso (il mio preferito, sì). C’è una scene nelle prime pagine che è scritta in modo così vivido che lo avverti come un pugno nello stomaco.
Sboccia la rabbia e l’impotenza, la paura inevitabile di ciò che sta per accadere. Le emozioni che prendono il lettore sono crude e imperdonabili
La prosa scava e agguanta. Mi piace moltissimo come l’autrice sceglie di veicolare la propria narrazione, ricca ma mai straripante, che riesce ad addentarsi nei giusti momenti, evitando fronzoli superflui nel durante. Ne siamo stregati
Gli eventi prendono subito il sopravvento: L’orso, il divoratore, Medved è tornato per un patto con suo fratello. Mosca è in bilico, la paura e la disperazione sono guidate abilmente da Konstantin, l’uomo di Dio che mente. Le fiducie sono fratturate e i Tartari chiedono argento per le loro guerre
E in mezzo a tutto la magia di Vasja cresce le sue radici, nuova e fresca, senza doversi legare a qualcuno. Niente Morozko o Medved, gli stessi spiriti, i Chyerty, iniziano a ponderare la possibilità di schierarsi con lei, una potenza nuova nella eterna e instancabile lotta dei fratelli. 
Ma le forze non sono unite. Gli spiriti della natura la seguono e la guardano cercando di comprendere se possono fidarsi di lei, se Vasja sia all’altezza del compito che le spetta. Dopotutto, stanno inesorabilmente scomparendo, gli umani non credono più in loro e ogni rintocco delle nuove chiese li indebolisce. 
Vasja, sempre Vasja ci cattura. Fuggita, sola, terrorizzata e ferita. Eppure, con una forza che stupisce sempre, arranca, con un’accettazione che ci taglia il cuore vediamo come Vasja sa che ha perso se stessa. La giovane che vagava nei boschi, irruenta e leggiadra, che sapeva ridere, è stata evaporata dalle fiamme, inchiodandole una disperazione che non vuole andarsene. C’è un groviglio di sentimenti in Vasja che ancora non ha sciolto, c’è rabbia, incomprensione, paura, disperazione e una splendida ostinazione di non volerla dare vinta
La seduzione della vendetta è dolcissima, e per la prima volta la nostra protagonista tentenna. Pensa a sua nipote che è come lei e al destino crudele che la attende, pensa alla sua famiglia e a chi non c’è più, pensa al demone d’inverno, a Solovej. Il tumulto interiore qui è portato al massimo, avvertiamo ogni stiramento di dubbio, ogni contrizione. 
Ci troviamo in una nuova e affascinante ambientazione: la terra di Mezzanotte della Polunocnica, misteriosa e insidiosa, un luogo che è ovunque e in nessun luogo, tra la notte e il giorno. Una terra magica lontana dalla Rus’ e dall’orrore che lentamente sta infettando le sue terre grazie alla libertà dell’Orso, dove una strega vive nella casa vicino alla quercia. Qui incontriamo alcuni Chyerty fondamentali: la Kikimora della casa sul lago, Ded Grib il nonno fungo e…Baba Jaga. 
Ma se c’è una cosa che si ama di Vasja è proprio il suo essere indomabile. Stanca, ferita e sola ma non abbraccia la sconfitta, semplicemente non può. Qualcuno ha rinunciato alla sua libertà per amore, e Vasja si ricorda ciò che ripeteva sempre Morozko: “La magia è dimenticare che il mondo sia mai stato diverso da ciò che volevi”. Ebbene, Vasja è determinata ad attraversare la terra di mezzanotte, i suoi pericoli e le sue insidie per giungere in un luogo lontano, dove si tiene prigioniero qualcuno di importante. Per affrontarlo e stringerlo a sé
In questo volume finale l’autrice rivela tutte le sue carte, scopriamo qualcosa in più sulla famiglia di Vasja, il potere che scorre nelle streghe e come questo sia intrecciato alla storia. 
E quante splendide emozioni vivremo! È un carillon che va su e giù, prima soffri, poi temi e speri, ad un tratto subentra l’euforia e adrenalina, infine avverti il sapore della passione e il furore di un selvaggio che non è stato mai domato. 
Ah, il cuore! Sapersi trovare e riconoscere in una banja di una terra lontanissima, dove occhi, mani e spiriti si incontrano
Nel frattempo, il Male si muove sinuoso in modi diversi, come brezza leggera che è una carezza o come potenza irruenta che mira ad affogare, una cosa appare chiara: Mosca si affanna, i morti sono tornati a ripercorrere le strade per acutizzare la paura, i tatari sono sempre più agitati e la peste adesso si insinua nella città, già colma di inquietudine
Il Gran Principe e i suoi cugini tentano di governare tutte queste disgrazie ma pian piano si sbriciolano le loro volontà, l’incertezza penetra nelle loro sicurezze. E in tutto questo a guidare la massa estasiata e terrorizzata, come già era accaduto in un piccolo villaggio della tundra, c’è sempre lui. Konstantin. 
E qui spendiamo due parole sulla capacità dell’autrice di eccellere nel dare profondità e contrasto ai suoi personaggi, rendendoli unici ad una sola occhiata. 
Prendiamo Konstantin. Un uomo di Dio che si è liberato dal fardello della fede  mai ascoltata e dietro di lui, adesso, svetta l’ombra enorme dell’Orso, che si bea del caos che ha liberato. Konstatin adesso non ha freno, sa che può gestire la folla con il suo fascino, sa che persino il Gran Principe dovrà piegarsi ai suoi voleri. C’è un delirio di immensità che lo esalta e lo danna, perché sente sempre qualcosa di insoddisfatto in lui, qualcosa a cui non vuole dare nome, ad una strega che continua a tormentarlo in silenzio della sua cella. 
Lo stesso Medved è un personaggio sfuggente e imprevedibile, non sai mai cosa farà davvero e perché sceglie di fare una cosa piuttosto che un’altra. Il bello di poter essere ambivalente e senza legami, si nutre di caos e fa ciò che lo diverte. Anche se tutto questo è destinato a cambiare, in questo volume finale si conosce meglio la figura crudele dell’Orso, non dico di più. 
Un altro personaggio di spicco, per me è stata, Ol’ga, la sorella maggiore di Vasja. Principessa di Serpuchov, moglie, madre, donna. C’è coraggio in lei, che a differenza di Vasja o Sasa, lo dimostra in modo più sottile. Ol’ga è lucida, intelligente, ferma nelle sue scelte, consapevole di fin dove può spingersi, un po’ rigida sì ma feroce nel proteggere chi ama. 
Tutto si converge alla fine. 
E poi come un sospiro trattenuto e finalmente rilasciato i due mondi si incontrano: quello magico degli antichi spiriti e quello giovane e umano. Due forze sempre in combutta che adesso si ritrovano a collaborare per contrastare un male peggiore. Semplicemente da pelle d’oca. 
Il ritmo si fa concitato e il dinamismo accelera. La ricerca dell’oggetto che dovrebbe aiutare i personaggi li spinge ad avvicinarsi sempre di più al pericolo. E poi.. tutto accade. 
La magia che può condurre alla follia, non riconoscendo più quale sia realtà e incubo, e si cerca qualcosa a cui ancorarsi, mani fredde che quietano sempre. 
Inganno, disillusione, forza, astuzia e tradimento si mischiano in modo sublime (CERTE SCENE, CERTE SCENE!!). Ma il tempo non è dalla loro parte, l’orizzonte ingoia l’ultimo sprazzo di tramonto e il buio e caos irrompono nel cortile del Gran Principe, i Chyerty aiutano bisbigliando e trattenendo. 
E quanto pensi che sia tutto finito, beh, dietro l’angolo si avvina quatto un altro pericolo immenso. E qui l’intera Rus’ trema e si unisce. Ci attendono scene intense, emozionanti, di proporzioni epiche! 
Parliamo un attimo di Morozko e Vasja, questo libro finale è fantastico per loro due. Il loro legame si rafforza ma cambia, si conoscono più a fondo, si comprendono meglio e sebbene certe distanze siano evidenti tra di loro c’è sempre quel desiderio di raggiungere l’altro. E la promessa di una casa in un bosco di conifere. 
E giungiamo alle ultime centinaia di pagine di questa indiscussa trilogia. La guerra incombe minacciosa e superba. Vasja rimette in discussione tutto, con il coraggio di unire e non di dividere. Accettare e non imprigionare. E pone un terreno comune per gli uomini e gli spiriti. Due fedi che coesistono in una terra che li ha generati.
 Momenti intensi: la guerra, la morte, la vita. E ancora fuoco, gelo, paura. Non dirò nulla sui momenti finali, ma mi hanno strappato risate e lacrime. 
E Vasja, la mia amata e stupenda donna! Che non accetta di scomparire, di piegarsi, di annullarsi. Ha avuto coraggio fin da bambina, correva e parlava con le creature del villaggio, e poi si è travestita da ragazzo e ha viaggiato e combattuto, ha cavalcato dentro le tenebre più fitte e ha sopportato la crudeltà di chi l’ha incarcerata come strega. E ancora, ci prova. Combatte con coraggio e vulnerabilità, rifiutandosi di seguire la volontà altrui. Furore e limpidità, oscurità e pace. Stupenda, capace di emozionarci sempre. 
Siamo giunti alla fine. La Notte dell’Inverno è una di quelle storie che non vorresti finisse mai, ti soggioga e ti agguanta, ti fa disperare e innamorare, ti fa credere nella crudeltà e nella magia, e nel coraggio di saper essere se stessi.

 

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