Resta dentro finché marcisco
Autrice: Morrigan Vey
Titolo: Resta dentro finché marcisco
Trama: Nel cuore marcio del desiderio, là dove l’amore implode e la carne si fa sacramento, Morrigan Vey intona un vangelo per corpi ossessionati dal vuoto. Questa raccolta non è un libro. È un culto. Un altare d’ossa su cui l’anima si inginocchia, mentre l’eros si decompone e si fa Dio. Dentro troverai necrofilia mistica, possessioni che entrano dal sesso e si annidano nelle scapole, larve d’amore nate dalla putrefazione, e reliquie di piacere sigillate con baci marci. Vey scrive come chi prega con la lingua. Come chi ama fino a marcire. E lo fa senza censura, senza ritegno, senza salvezza. Per chi non vuole guarire. Per chi vuole essere scopato dal dolore. Per chi non ha più pelle da offrire, ma la stacca a morsi pur di essere amato. Un libro che puzza di morte e profuma di fede.
Casa Editrice: Dark Abyss Edizioni
Prezzo di copertina: 19,00 euro
Recensione.
Resta dentro finché marcisco è un romanzo unico che mischia body horror, erotismo, autolesionismo, descrizioni disturbanti e tanti altri temi forti, conducendoci nei meandri dell’amore, quello oscuro, quello ai bordi del limite. Badate bene, non c’è censura e nessun filtro, prima di iniziare la lettura leggere attentamente i trigger warning.
Un romanzo che è una raccolta di racconti volti a strapparti i paraocchi ed esige di essere davvero guardato. Desiderato. Non voluto. Eppure, una volta iniziato lo sguardo non riesce a staccarsene. Ne vuole di più, sempre un po’ di più, rendendoti bisognoso di un tumulto che sta iniziando a scuoterti.
Ci sono racconti che ti scuciano lentamente, come una tortura; altri sono veloci e intensi, e rimani frastornato; altrettanti hanno un proprio ritmo, una nota di seduzione che è velluto sulla pelle e sei così presa da questa sensazione che non noti lo scintillio della lama… che ha già reclamato sangue.
Ma una cosa appare chiara: in queste storie l’oscurità fuoriesce per banchettare con i nostri sensi. Buon viaggio, corvi.
La prosa è scarnata eppure vivida. C’è un’incisività nelle parole che scuote il lettore con forza. L’autrice pare graffiare con le sue parole ma allo stesso tempo c’è una carezza tenera e distorta che ci fa dimenticare il morso. C’è qualcosa di intrappolato che ad ogni racconto si libera, l’inchiostro fa sgretolare la superficie per far vedere ciò che c’è sotto. Carne che pulsa, ossa che sanno, cuore che vuole.
Il romanzo, come ho detto, ci parla d’amore. Quello non addomesticato e filtrato per renderlo giusto e meritevole per gli altri. No, qui l’amore è fame, possesso, follia, desiderio di non guarire ma piuttosto scavare più a fondo.
Viene condotto al limite e in un singulto si supera, ci fa addentrare in terre buie dove tutto è silenzio e respiro. Avvertiamo il delirio di amare che va oltre la carne, non conoscendo confini, che si raffigura come un altare dove inginocchiarsi e dare tutto.
L’amore in queste pagine è dolore, quello che lasciamo entrare per far marcire dentro per prendere tutto e lasciare qualcosa. Quello feroce che è denti, lingua e morsi, e ci aggrappiamo al turbamento per nascondere un brivido estraneo di poesia. Quello pieno di rovi che ti tengono stretta per non farti sentire sola. Insomma, l’amore qui è decomposizione, una battaglia che sta sfaldandosi ma che ancora ha la grinta di invadere la carne, stravolgere il cuore, fare sua l’anima.
I racconti sono sfumature della stessa oscurità, che ci mostrano aspetti diversi, con un impatto che varia totalmente da persona a persona. C’è possessione e arrendevolezza. Profano e sacro, che si afferrano e si mescolano così a fondo che non sai più riconoscere dove inizi una e dove finisca l’altra. Ci addentriamo tra le pulsioni più celate, quelle sussurrate piano, pieni di timore per chi possa sentire.
Le altre che si arrotolano con la morte e la vita, in un limbo gelato che è caldo, dove i desideri attecchiscono in un terreno duro, dove il corpo sbatte con furia e si spezza, rivelando segreti protetti dal proprio sangue adesso liberi di scorrere. Si pratica autoerotismo ed erotismo mischiato fortemente ad un horror grafico e non che piano piano ci infilza, richiedendo attenzione.
Come ogni raccolta di racconti, ci sono sempre le storie che ti colpiscono di più diventando tue. Ecco, le mie:
- Lacrime dalla pietra: intenso e sacrilegio, poche pagine in cui avverte un miscuglio di emozioni crude che non si riescono a districare tra di loro, e va bene così.
- La stanza con il letto vuoto: un’assenza che si fa presenza in un culmine di un desiderio a lungo anelato e mai avuto.
- Il ventre delle radici: una storia che ti resta addosso, come un profumo che non si lava via. È uno dei racconti più intimi e vulnerabili, c’è l’amore e il desiderio di amare che però affondano in un buio sinistro e qualcosa di atavico che ti aggancia.
- Ti amo finché mi resti addosso: è un racconto veloce su cosa possa diventare l’amore, dove possa spingere, quanta fame può sopportare finché scoppia in un’ossessione che si assapora, sporcandoci.
La narrazione man mano che procediamo si addensa di misteri che vengono sciolti. I personaggi delle storie non sono eroi a cui guardare, sono persone comuni che potremmo essere noi. E forse è proprio questa possibilità a rendere i racconti di impatto, il lettore prova ad immedesimarsi e le emozioni che prova sono colme di tenebra. Ambiscono a punizioni, ad avare calore, a sentire qualcosa che li scombussoli dall’apatia, qualcosa che possa rimanere lì con loro per non farli più sentire soli e spaesati.
Storie, insomma, che ci infettano con emozioni intense e diverse, dal disgusto al desiderio, dalla confusione alla consapevolezza, dal brivido alla lussuria.
E voglio dedicare anche due parole alla cura visiva del romanzo, gli interni sono ricchi di dettagli e le illustrazioni prima di ogni storia sono affascinanti, ti danno un assaggio di quello che stai per andare a leggere.
Resta dentro finché marcisco, già il titolo è evocativo in modo squisitamente sinistro, e i racconti seguono la stessa imposizione. Radici che ti raccolgono, versi che si incidono, scene che smangiucchiano. Cuori che battono nello stesso luogo, sentimenti arrugginiti che sanno ancora funzionare. Amanti, sì, ma contorti, veri, annebbiati.
Storie che colmano un vuoto, che entrano senza permesso, che ci fanno sentire meno soli. Una presenza che si custodisce tra le pieghe della carne, dove il cuore pulsa un pochino più veloce e un sospiro fuoriesce tra i denti, come una invocazione, una preghiera, una condanna.
E tutti i personaggi sono simili nell’anelare, in modo diverso, la stessa identica cosa: qualcosa che resti.
Molti racconti hanno un sottile collegamento tra di loro, la possibilità di un’Ospite, che può far male e regalare piacere, trascendere tra realtà e spiritualità. Un’ospite che si insinua nei protagonisti delle storie, squarciando verità e portando tutto oltre.
L’amore spogliato dai suoi costumi e costrutti, nuda fino all’osso, nella bellezza ma anche in bruttezza, che accoglie un insieme. C’è il macabro, il ruvido, l’orrore ma anche tenerezza distorta e un desiderio che vuole ancorarsi per resistere, per avere spazio, per attecchire. C’è possessione, c’è offerta, c’è abbandono, c’è desiderio di farsi male. Ossa che tremano e sangue che canta, nomi che si perdono.
Mentre ci avviciniamo alla fine i racconti si fanno più intimi e vocativi. Parlano di te, spettatore. Stiamo scivolando nell’abisso che abbiamo sempre adocchiato dall’inizio di questo romanzo.
Adesso si fa più vicino, più vivo. E alla soglia la decisione finale spetta solo a te.
Resta dentro finché marcisco non è per i deboli di cuore. È ricco di un erotismo che non si sa bene inquadrare, e probabilmente è proprio questo suo essere sfuggente che ci piace. Non si identifica ma lascia al lettore la possibilità di affrontare il viaggio torbido e poi decretarne la sentenza.
Personalmente, mi ha sconvolta, sorpresa, ammaliata. Ma ci sono alcuni tabù che mi hanno scombussolato.
Resta dentro finché marcisco è un’invocazione d’amore, ma non quello che ti immagini. L’amore qui è violenza, rito, preghiera. Quello che brucia e affama, graffia, scalcia, scivola e si aggrappa, con la promessa oscura di non andarsene più diventando condanna, assoluzione e un pezzo di te.
Resta dentro finché marcisco è un’invocazione d’amore, ma non quello che ti immagini. L’amore qui è violenza, rito, preghiera. Quello che brucia e affama, graffia, scalcia, scivola e si aggrappa, con la promessa oscura di non andarsene più diventando condanna, assoluzione e un pezzo di te.

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