Watermoon
Autrice: Samantha Sotto Yambao
Titolo: Watermoon
Trama: Esiste un posto, a Tokyo, che solo chi si è perso può trovare. Un negozio che offre il bene più prezioso che esista: la pace dell’anima. Per ottenerla bisogna dare in cambio i propri rimpianti. Brandelli di un passato doloroso che vengono dimenticati da chi li cede e rivenduti come materiale magico. È un compito di grande responsabilità, di cui finora si è sempre occupato il signor Ishikawa. Adesso però lui è andato in pensione e, il primo giorno come nuova proprietaria, sua figlia Hana si ritrova con il locale a soqquadro, il padre scomparso e il rimpianto più prezioso rubato. Proprio in quel momento, entra nel negozio Keishin, un giovane scienziato che, al contrario di tutte le persone che lo hanno preceduto, non chiede nulla per sé, anzi offre a Hana il suo aiuto. È un legame speciale, quello che si crea tra Hana e Keishin, che insieme attraversano lo specchio d’acqua nel giardino del negozio e si avventurano nel regno dei rimpianti, un mondo magico e sorprendente, dove si viaggia su cigni di carta e le nuvole ospitano mercatini notturni. Eppure pian piano Hana e Keishin iniziano a notare ombre nascoste tra le meraviglie, incubi in agguato tra gli incanti. C’è qualcosa di oscuro dietro quella facciata da sogno, qualcosa che ha a che fare con Keishin e con una verità pericolosa e terribile, che Hana ha giurato di non rivelare mai a nessuno. Ma, quando la sua vita e quella di Keishin saranno in grave pericolo, Hana dovrà decidere se restare fedele a quel giuramento o rinunciare a tutto ciò che conosce per svelare il segreto del loro destino.
Casa Editrice: Nord
Prezzo di copertina: 20,00 euro
Recensione.
Watermoon è un romanzo colmo di una delicatezza rara, capace di mischiare diversi generi: fantasy principalmente, un tocco di mistery che rende la trama incisiva e un romance di sfondo che collega l’insieme. I suoi elementi principali richiamano la meraviglia dei film d’animazione dello Studio Ghibli, il fantasy bello che non conosce confini ma che nasconde un sottotono oscuro di cui il lettore presto diventerà consapevole.
La storia inizia con Hana, la nostra protagonista, nel suo primo giorno da proprietaria del banco di pegni di famiglia… che è un luogo inusuale da quello che ci si aspetta. Si trova al confine di un altro mondo e ci può accedere solo chi si perde, cercando di varcare la porta di un ristorante di ramen e che invece giungono nel negozio, spaesati.
Il banco di pegni, come già il lettore avrà intuito, è speciale: le persone che ci arrivano possono scegliere di lasciare i loro rimpianti e dimenticarli per poter andare avanti con le loro vite.
I rimpianti, scelte scartate, sogni custoditi hanno un peso e una consistenza diversa, potrebbero impattare enormemente o creare poche increspature, nel banco di pegni vengono valutate, custodite per poi diventare elementi pregiati di magia.
Ma, Hana, nel suo primo giorno da proprietaria si risveglia con il negozio a soqquadro, il padre scomparso e il miglior rimpianto rubato. Non solo, proprio in quel momento come se fosse destino entra Keishin, uno scienziato tornato da poco in Giappone che non è lì per offrire rimpianti, anzi, è il primo che prontamente offre il suo aiuto ad Hana.
Già l’inizio ci fa intuire la magia che il romanzo pian piano spalancherà. Appare chiaro che ci troviamo di fronte ad un rompicapo, un mistero che allunga le sue spire e che renderà la risoluzione ostica con diversi tornelli. Indovinelli, indizi fittizi e un desiderio di ritrovare il padre che va contro ogni dovere a lei insegnato. Hana sa che ha poco tempo a disposizione prima che al negozio giungano i Shiikuin, i Guardiani che comandano il mondo da cui Hana proviene.
E qui saranno gli indizi che aprono più possibilità, incertezze e ostinazione, e una moneta a decidere il destino.
La prosa è delicata ma piena di tumulti, c’è una bella capacità di mantenere il ritmo narrativo grazie anche alle continue meraviglie in cui ci imbattiamo, ma anche alla bravura dell’autrice nel saper tenere al centro una nostalgia che dipinge ogni cosa, rendendo vivido ogni passo compiuto dai nostri protagonisti.
Attraverso un pozzo giungiamo nel Isekai, l’altro mondo. E qui la magia prende il sopravvento con una creatività stupenda da poter assaporare: entriamo dentro rotoli di storie per poterli attraversare, la casa di tè di Mezzanotte che da rifugio ai sognatori dagli incubi, inchiostro tatuato sulla tua pelle che ti rivela ogni passaggio del tuo destino. E ancora, cantanti che traghettano, il Museo dell’Educazione per cui paghi pochi istanti di tempo per poter entrare, villaggi di stelle dove vengono dipinte le speranze e i sogni per poi farli brillare nel firmamento. Il lettore sarà entusiasta di ogni singolo passaggio!
Ma…oltre tutto l’incanto c’è una nota discordante, un’oscurità che esige ordine e rispetto delle regole, se si erra dove non si dovrebbe la punizione dei Guardiani arriva veloce e crudele.
Mi piace moltissimo questa ambivalenza che si crea nella storia: tutto nel Isekai sembra stupendo, ma nei colori allegri e nelle sue meraviglie che appaiono sconfinate c’è un lato nascosto e insidioso che al momento opportuno mostra i suoi imperdonabili artigli.
Lo stesso Keishin che segue Hana nella sua avventura è un estraneo che viene dall’altro mondo e che non dovrebbe stare qui, se lo scoprono i guai non faranno altro che duplicare.
La narrazione è piena di una sensibilità che pian piano scoperchia sia i personaggi che il lettore, c’è un sentore di struggimento che pian piano raggiungerà il suo apice in un crescendo emozionante.
Lo stesso romanzo è un tripudio per i sensi, grazie anche alla capacità descrittiva dell’autrice che riesce a immergerci nel mondo di Watermoon con una facilità disarmante. Possiamo avvertire l’odore del sakè caldo, le scatole dipinte a mano che contengono il tè prezioso, la quiete ordinata degli scaffali, il ronzio ovattato delle scelte scartate che sono uccelli imprigionati che intonano una canzone triste. E ancora, la consistenza delle nuvole come zucchero filato, le gru di carta, i fantasmi ancorati ai luoghi, la luna riflessa nell’acqua, l’immensa biblioteca degli oggetti smarriti dove i possibili finali dei libri conversano tra di loro, il frusciare della carta che si piega e si ripiega su se stesso, un mercato notturno sospeso tra le nuvole con cui si sposta in barchette. Davvero, c’è una magia indimenticabile tra queste pagine che va vissuta in prima persona per capirne la sconvolgente portata.
Parliamo anche dei due protagonisti: Hana ha sempre avuto tutto il suo percorso già scritto, si è sempre limitata a seguirne le tappe e a non deviarne mai, d’altronde è già tutto scritto sulla sua pelle. Ma Hana è ostinata e anela ad una libertà che abbia il sapore di caos e di ignoto, sebbene sia ligia al dovere di figlia e di proprietaria del banco di pegni.
Keishin, invece, è uno scienziato brillante che tenta di tenere il passo con le numerose domande che lo investono. Curioso, testardo, leale. Il legame tra i due è istantaneo, e si rafforza man mano che si procede nella storia…
C’è una differenza fondamentale tra i due protagonisti, che provengono da due mondi differenti ma che si completano. Hana sa come dovrebbe andare la sua intera vita, ma le piacerebbe avere l’incognita che si vive nel mondo di Keishin, il non sapere dove andare e le miriadi di piccole scelte disponibili che possono influire in modo diverso sulla propria strada, il porsi domande e non avere nessuna risposta pronta e che dunque la porta a dover vagare per trovarle. Dall’altra parte, Keishin, annaspa nell’incertezza e gli piacerebbe poter sapere dove lo condurrà la strada che ha imboccato, avere una pelle, come Hana, dove sia scritto il suo destino.
Quindi, Hana vorrebbe vivere l’emozione della scoperta, Keishin vorrebbe assaporare la certezza di una scelta. È un contrasto che si intreccia in modo perfetto tra i due, l’autrice ci fa vivere ambo le parti, apprezzando sia la solidità che la traballante incertezza.
A primo sguardo, come ho già precedentemente accennato, l’altro mondo può sembrare un sogno splendido ma le persone che ci vivono sono obbligate a seguire rigidi doveri e aspettative, gli Shiikuin comandano ogni cosa, inculcando paura e timore. Dunque, il sogno pian piano si spezza e un’oscurità che rimane quatta nei bordi fuoriesce. Ed è proprio per questo che nel Isekai il bene più prezioso si usa come scambio, tassa e pagamento sono proprio i ricordi altrui.
Molta gente è destinata a vivere in un luogo rilegato, compiendo gli stessi gesti e mansioni, non potendo mai divagare da essi, quindi i ricordi altrui, felici e tristi, rappresentano la possibilità di agguantare uno scorcio di vita nuovo da poter assaporare e custodire gelosamente.
Nel frattempo, la trama procede. Toshio, il padre di Hana, sembra essersi avventurato nel mondo per scoprire se sua moglie sia davvero viva e non giustiziata dagli Shiikuin, dopo aver rubato una scelta, come si è sempre creduto. Per i nostri protagonisti inizia un’avventura irta di pericoli e magia, dove si scopriranno verità nascoste, drammi che strabordano e un mistero che è più complesso di quanto ci si aspettava.
E qui tutto si complica e si approfondisce: i tatuaggi di Hana che le ricordano cosa la attende, l’aiuto del creatore di orizuru, Haruto, il legame con Keishin che non può più essere ignorato.
Hana e Keishin sono adorabili. Il loro rapporto non ha destino, fin dall’inizio, provengono da due mondi diversi ed è impossibile coesistere. Eppure, le loro mani si intrecciano e gli sguardi parlano una lingua più antica che non ha bisogno di probabilità, non conosce doveri e non ha limiti.
C’è qui uno struggimento che cresce fino a diventare una dolcissima tortura: entrambi i protagonisti sono consapevoli che fine li attenda, ma nonostante ciò non riescono a stare lontani, come stelle del medesimo firmamento brillano più intensamente se vicini.
Veniamo investiti da un intreccio sorprendente che evidenzia la scoperta di se stessi e di conseguenza il rapporto tra i protagonisti che è diventato indissolubile, nonostante davanti abbia una strada complicata da attraversare.
E qui parliamo un attimo anche del peso dei rimpianti, che in questo romanzo possiamo quasi toccarne la consistenza, la lucentezza e le sue possibilità. Gli umani che giungono nel banco dei pegni scelgono, alla fine, tutti loro di liberarsene. Vengono visti come imperfezioni da nascondere e sbagli da dimenticare… ma è davvero così? Vivendo la storia diventiamo consapevoli che la situazione è molto più complessa di quanto voglia apparire: i nostri sbagli determinano chi siamo. Cicatrici che forse sono necessarie, che ci ricordano cosa abbiamo perso e cosa avremmo potuto avere, un peso che ci dovrebbe bilanciare nella vita. Hana, Keishin e gli altri personaggi coinvolti saranno messi davanti a scelte difficili, ed è proprio il peso dei lori rimpianti a dare slancio alla storia.
In maniera inesorabile la verità verrà svelata insieme all’importanza fondamentale del banco dei pegni. Tutto precipita e si scopre: inganni inaspettati, verità intricate, desideri muti e doveri che sono macigni. E la disillusione che ha un sapore forte e deciso come un bicchiere di sakè bevuto di nascosto nel cuore della notte, seguita dal perdere di confini e afferrare una libertà che è qualcosa di pauroso e bellissimo allo stesso tempo.
Tutto si riconduce alla dolorosa ma necessaria scelta. Scegliere, come capiremo nel romanzo, porta a crescere, accettare i propri errori e tentare di porci rimedio. Scegliere è esprimere la propria volontà e accettare le conseguenze che inevitabilmente causerà; scegliere è essere liberi di poter percorrere una strada diversa da quella imposta.
Gli ultimi capitoli spiazzano, un plot twist che ribalta il senso che avevamo attribuito alla storia (e che personalmente non ho visto arrivare!), rendendola ancora più acuta e disarmante. È una storia che emoziona tanto e ci rende partecipi di sentimenti complessi, come il dolore, la perdita, il coraggio di prendere in mano il proprio destino, l’amore che non conosce confini stabiliti a cui sottostare, la tenerezza di curare i propri sogni, mete rare in un mondo d’obbligo, l’importanza di perdonare e di lasciarsi andare.
Watermoon è un romanzo fatto di piccoli silenzi inframmezzati da gesti pieni di significato, unito alla vibrante potenza della magia. Del desiderio di colmare vuoti freddi, di aggrapparsi a certezze che sono barchette stabili in mare, e di lasciarsi andare per scoprire dove le correnti dell’ignoto possano condurre. Bellissimo e sensibile che ci scalda il cuore.

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