I Forgiatori di Carne. III era del Ciclo delle Quattro Ere

 


Autore: Alessio Brancolino

Titolo: I Forgiatori di Carne. III era del Ciclo delle Quattro Ere

Trama: Nella Cattedrale dei Tendini, la fede non si prega. Si incide. In un mondo soffocato dal fumo di incenso e dal tanfo di carne suturata, l'Ordine dei Forgiatori modella l'umanità a immagine del suo dio: il Molteplice. Ogni innesto è un sacramento, ogni cicatrice una preghiera. La carne è docile, la lama è l'unica via per l'ascensione. Eryon è l'opera più riuscita di questo culto. Destinato a diventare Patriarca, porta nel suo corpo i segni della devozione: una mascella di ferro, un cuore innestato e una fede che inizia a vacillare. Dietro i rituali, percepisce una verità oscura: il suo dio non è un padre benevolo, ma una fame insaziabile. Inseguito dai suoi stessi fratelli e tormentato da un potere che cresce dentro di lui, Eryon fuggirà nelle catacombe, dove i Puri combattono una guerra disperata per la propria umanità. Diviso tra due mondi e due fedi, dovrà affrontare una verità terrificante: il suo corpo non è un tempio, ma una prigione. E per liberarsi, potrebbe dover distruggere non solo il suo dio, ma se stesso. Un'epopea dark fantasy che fonde l'orrore cosmico con il body horror. Un romanzo brutale e lirico sulla fede, il sacrificio e la terribile bellezza della ribellione.

Prezzo di copertina: 16,99 euro

Recensione.

I Forgiatori di Carne è un dark fantasy che mischia insieme il body horror, scene cruente e un’oscurità che aleggia continuamente nel romanzo.
È uno standalone che fa parte di un progetto più grande dell’autore, questo corrisponde alla III era del Ciclo delle Quattro Ere
Siamo a Volgath, nella Cattedrale dei Tendini dove la fede si dimostra del dare la propria carne, incidendola, accettando innesti, ferro e cicatrici, offrendo il dolore come atto di preghiera per un Canto che non viene mai interrotto. La Cattedrale è incenso, bisturi, sangue, preghiera, sacrificio, dove il dolore è memoria necessaria. 
“La carne è docile, la lama è preghiera, il filo è patto”. 
È un inizio cupo che ci preannuncia una storia oscura e viscerale che si rivelerà pian piano
La prosa è vivida e densa, un po’ particolare nella sua espressione, con un’ampia nota descrittiva che forgia ogni suo dettaglio, imprimendolo a fuoco sul lettore. 
Il nostro protagonista è Eryon, un giovane apprendista forgiatore con il braccio di ferro fermo ma un cuore che inizia a tremare… un dubbio si insinua
Insieme ad Eryon diventiamo consapevoli del ghigno sotto la maschera di fede. Avvertiamo l’odore dolciastro di necrosi e pus, di ferite andate a male, di sofferenze che si incastrano tra i denti: dopotutto la carne deve essere docile, dice il Credo… eppure, Eryon è irrequieto e in questo frangente conosce per caso Mira, una Pura, ovvero un’eretica agli occhi del Credo in quanto non ha nessun metallo o cicatrice nella propria carne. È l’inizio di un cambiamento radicale nel nostro protagonista. 
Il wordbuilding è articolato, e in un fantasy del genere, per me, non è che un elemento vincente. L’autore ci fa vivere ogni antro della Cattredale, dalle cappelle e sale di operazione agli spazi comuni, dedicati allo studio e all’apprendimento dove ossa, tendini e pelle sono non solo esposti ma necessari ad ogni passaggio di vita quotidiana scandita all’interno. Ma non si ferma qui, ci conduce anche oltre, nei luoghi celati e oscuri, dove troviamo le creature fallite, ingabbiate e condannate al rigetto, ricordandoci, che non sempre la carne obbedisce. E se non obbedisce va abbandonata
C'è una gerarchia nella Cattedrale dove svetta il Patriarca Morghast, che vede in Eryon un futuro, ed è proprio qui che gli innesta il Bacio del patriarca, che gli permette di sentire il Canto ma che spia anche ogni momento. Poi, abbiamo i Forgiatori, i Porta-suture, i Cantori, gli Inquisitori, i teologhi, i custodi e cosi via. E in tutto questo, sotto nelle viscere di pietra che sembrano pulsare c’è qualcos’altro. Qualcosa che ascolta e si nutre
Come ho detto, il wordbuilding è ben caratterizzato e all’inizio può generare un po’ di spaesamento perché andiamo a scoprire le informazioni con il ritmo di Eryon quando vuole rivelarle, ma questo non deve essere necessariamente visto come un elemento negativo. L’incontro con Mira non fa che accentuare il dubbio, che è un ronzio che disturba il canto di fede: una volta aperta una breccia il declino appare inevitabile
Eryon inizia a porsi domande che vagano dall’obbedienza assoluta di fede. Nel mentre, la vita dentro la Cattedrale continua, con il Bacio che gli sussurra e adesso con un secondo cuore innestato, che tentano di trovare un ritmo di equilibrio. Diventiamo consapevoli dell’incertezza che inizia a far esitare la mano artificiale del nostro protagonista. Se prima una sutura era espressione della fede che risponde con un secco "obbedisco” adesso c’è un tentennamento che risuona nelle parole di sale che ha letto: Non cuciremo. 
Il romanzo è molto scenico, ci sono ampli passaggi di body horror che arricchiscono l’atmosfera principale della storia, rendendola indelebile e sinistra. Gli innesti con le proprie volontà, la sofferenza inflitta, la carne che si apre e viene esplorata dall’ago, il credo che rende ciechi e sordi di fronte a dubbi legittimi. E ancora, veniamo irrimediabilmente attirati dalle viscere della Cattedrale densa di cose celate, segreti murati che attendono solo di essere scuciti. 
Il dubbio di Eryon è una lama che taglia ambo le parti: lo rende pericoloso all’Ordine ma è anche lui ad essere in pericolo. Gli sguardi dei propri confratelli lo seguono, già condannandolo. Il sospetto lievita e il tradimento è come ferro caldo tra la pelle, che affonda dentro con una facilità incredibile. 
La narrazione è incisiva, frasi nette e quasi scarnate agitano e conducono ancora più a fondo in questa storia. C’è un tremore che non si può fermare
I personaggi sono abbozzati, oscurati dal focus che è Eryon, ma da quello che possiamo vedere sono personaggi drammatici e funesti, sulle spalle pesi e segreti immensi. Ma il fulcro è ovviamente Eryon, che si ritrova sospeso tra due mondi diversi adesso: da una parte la Cattedrale, il suo credo e le regole ferree, dall’altro abbiamo la profondità dei sotterranei dove si muovono lesti i Puri, cercando di spezzare dove possono. Dunque, il nostro protagonista da cucire è passato a disfare
È un passaggio potente che mostra come Eryon si stia evolvendo, ponendosi quesiti, accogliendo dubbi e desiderando una verità nuda da catene. Tutto si capovolge: dio e parassita, credo e bugia, fame e canto. 
Adoro l’impostazione peculiare che viene data all’intera storia: innanzitutto viviamo la Cattedrale, non sappiamo molto altro sul mondo che ci sia fuori, siamo consapevoli solo della vita tra le sue mura e poi ciò che accade al di sotto. Il resto è tutto sfocato, di poca importanza, evidenziando il focus sul protagonista e come, attraverso lui, si animano anche le scene, seguendo il proprio ritmo, scopriamo gli antri dei luoghi, la complessità delle fazioni, le lotte violente e i drammi di una vita di sopravvivenza.
L’inquietudine è ben gestita, l’autore mette curiosità mentre srotola la sua storia e ne siamo catturati. Il brivido ci coglie inaspettati. Un pozzo che mastica e una fame che anela sempre di essere soddisfatta.
Sentiamo le pareti stringersi intorno a noi, insieme ai numerosi occhi che ci guardano, ci seguono, ci ponderano, ci contano.
La prosa in pochi tratti è rigida e alcuni concetti vengono ripetuti molte volte, ma per il resto fluisce bene, facendoci avvertire i suoi momenti quieti che ci accompagnano ai picchi. Nel frattempo, la trama procede: la crociata di sangue inizia, inni di odio e paura inondano la città, canto contro respiro, ferro contro pietra. Sono scene concitate, violente, disperate, dove si evidenzia in modo crudo il voler sopravvivere, di dire che anche il diverso appartiene al mondo e che, dunque, ha lo stesso identico diritto di viverci. 
I Forgiatori di Carne presenta tanti temi interessanti inglobati nella sua trama. Innanzitutto, la violenza come atto legittimato. Qui viene esaltato dalla fede e reso giusto, e quando viene reso giusto diventa sistematico. È un tema di un’attualità angosciante, dove i pochi che cercano di contrastare il dilagante uso di violenza diventano i ribelli da far tacere. 
E questo si collega all’autorità che tutto può: prendiamo il Patriarca Morghast, capo che detta legge ed ognuno si adegua, sono poche le domande che raggiungono la voce. Il potere e la violenza due armi usate insieme, dove l’una ha bisogno necessariamente dell’altra
E ancora: cosa sei disposto a dare pur di venir accettato dalla società? Nel romanzo si dà la propria carne, come offerta al credo ma anche come presupposto per poter vivere all’interno dell’organizzazione creata, di  non essere dunque ne cacciato ne perseguitato. Di vivere in “pace”, e la città della Cattedrale si adegua a questo dogma: cedi e credi così potrai vivere la tua normalità sotto la mia benevolenza. Un brivido di fronte alla complessità delle proprie scelte che non sono mai esenti da influenze altrui. 
Nella seconda parte del romanzo viviamo le cripte oscure colme di segreti, sale e pelle, passaggi celati, un labirinto che ci fa mozzare il respiro nei suoi stretti cunicoli. E poi tutto scivola, mostrandoci la verità nuda. Catene, carcerieri e nutrimento. Eryon è scombussolato da ciò che apprende, eppure, è determinato a non lasciare nulla che continui così. Si cercano parole lasciate in sospeso, curve spezzate e nodi che non si chiudono. 
C'è una cappa di tensione e sofferenza che si stringe nel romanzo, ne percepiamo i bordi tirati che ci accompagnano nell’ultimo atto. La lotta finale dove si da tutto. 
A questo proposito, voglio spendere due parole anche sulla cura del romanzo: la divisione in atti con immagini simboliche e soprattutto la gestione di un glossario, dettaglio che apprezzo sempre moltissimo nella categoria fantasy. 
I Forgiatori di Carne è un romanzo cupo, fatto di confini e paure che si superano in singulti di disperazione. Di ferro e dramma che sono cuciti stretti. Di volontà che rendono schiavi e di una libertà che si trova nei bordi. Di fili recisi e scelte, di domande che ti avvicinano a rompere catene che manco sapevi ti ancorassero al terreno. Un’esperienza horror e dark agghiacciante che ha saputo catturarci. Leggetelo.

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