Il destino è una belva feroce. Colosseum vol IV

 


Autore: Mauro Marcialis

Titolo: Il destino è una belva feroce. Colosseum vol IV

Trama: Derek, Arild e Brynja si sono sfiorati, tra i giochi e gli intrighi di una Pompei già condannata dagli dèi: sarebbe bastato poco, magari un solo giro di clessidra, e si sarebbero finalmente ritrovati. Ma ora sono di nuovo dispersi, le loro vite in balia dell’incertezza. Brynja vive di espedienti sulla strada che la riporta a Roma, dove vuole ricongiungersi al suo amato Arild che, alla scuola gladiatoria, è guardato a vista dal suo padrone: lo ritiene il combattente più forte, ma anche quello meno affidabile. Quanto a Derek, dopo aver subito il carcere e la tortura, è stato graziato da Tito, il nuovo sovrano, ma la sua posizione rimane precaria mentre si impegna per ultimare le sculture e le decorazioni del palco imperiale. La conclusione dei lavori è vicina, il bianco accecante dei marmi e del travertino annuncia l’imminente apertura dei cancelli del più grande anfiteatro al mondo. Presto tutta Roma accorrerà ai giochi di inaugurazione, i più spettacolari di ogni tempo. Nel luogo che ha segnato, in fondo, la vita di ognuno di loro, i tre giovani stanno forse per ritrovarsi e i loro desideri di felicità, libertà e gloria sfideranno la morte.

Casa editrice: Solferino

Prezzo di copertina: 14,90 euro

Recensione.

Siamo giunti alla fine della serie Colosseum, non vi nascondo che scrivo queste parole piena ancora di tante emozioni dei nostri protagonisti. Il destino è una belva feroce è il quarto ed ultimo volume che si apre con un’atmosfera dolceamara. 
Brynja è fuggita da Pompei prima della catastrofe non sapendo, però, che era proprio il suo perduto fratello a cercarla. Adesso, sulla via Appia con Pupio, vuole solo giungere a Roma per ritrovare Arild. Ma la strada è irta di pericoli e uomini, ancora una volta, dunque, Brynja mostra un senso di sopravvivenza coraggioso: da Benedicta, una lupae, diventa Livinia, finge di essere una donna benestante di Pompei che ha perduto tutto. 
Derek è in prigionia nella villa di Tito, divenuto imperatore, che lo sta punendo per ciò che ha fatto a Pompei, in un singulto disperato e quasi folle. Gli ha tolto tutto e l’ha relegato in una cella, il suo scopo adesso è solo dipingere, privato degli affetti di Kushim e dei suoi adorati pugnax. Il nero è il colore predominante che soffoca ogni cosa… Derek non sente più lo slancio alla vita
Arild ha perso la grinta e il sentore di invincibilità che l’ho rivestiva, senza Brynja è tutto amaro. E saperla avuta vicino e non averla potuta incontrare rende tutto più cocente. 
I nostri tre protagonisti non sono mai parsi così in bilico, vicinissimi al baratro. 
La prosa è vivida e capace di farci avvertire tutto lo spettro emotivo mentre ci narra vicende eroiche, crudeli, che inseguono quel flebile bagliore di riscattoche pare allontanarsi sempre di più
La violenza in quest’ultimo volume sboccia con furia, come una ferita che ha bisogno di essere spurgata a fondo prima di poterle permettere di guarire. Onnipotenza e rancore, desiderio e sofferenza, perdono e vendetta. Tutto si mischia abilmente, soprattutto grazie alla varietà dei personaggi che si muovono nella scena e ai loro obiettivi. E il destino crudele che fa sfiorare sogni e speranze per poi sfuggire proprio quando si cerca di agguantarli con forza. Ah, povero il mio cuore! 
Ci sono scene inaspettate che rendono parecchio emotivi, perché Brynja, Derek e Arild sono divenuti parti di noi, abbiamo sofferto e riso con loro, conosciamo i loro pensieri più intimi, le loro vulnerabilità e la loro forza. Dunque, essendo alla fine è normale che sia il volume con più struggimento all’interno: siamo alla resa dei conti e tutto il miscuglio degli eventi accaduti, dei torti subiti, dell’amore provato sta per raggiungere il suo inevitabile apice. 
Mi piace anche l’equilibrio di contrasto del romanzo, che forse in questo quarto volume si rende manifesto in modo più netto; la sua natura contraddittoria che si rivela che si rivela non solo nei personaggi ma anche nella sua ambientazione. Roma è un Urbe bellissima e terribile, i personaggi sono spietati e compassionevoli. C’è sempre una faccia più oscura che ogni tanto mostra il suo ghigno: la gelosia di Pupio, la disperazione di Brynja, la freddezza di Giulia, la paura di Arild, la tenacia di Derek. 
E in tutto questo, Roma viene oscurata dalla bellezza epica del Colosseo, finalmente pronto ad aprire le sue porte al popolo e a rendersi immortale. L’incertezza e la tensione degli ultimi capitoli rendono l’atmosfera densa e quasi soffocante. 
Ci sono scene che mi hanno emozionato moltissimo, dimostrando come Colosseum sia una di quelle serie che con pacatezza colpiscono e ammaliano il lettore. Soffri e speri con i suoi personaggi, annullando quel confine tra il lettore e finzione. Brynja, Flaminia, Derek, Arild, Tito, diventano vivi. E in tutto si avverte la potenza destabilizzante di una promessa che un legionario romano ha dato all’inizio: la scintilla preziosa che ha reso questa storia emozionante. 
La trama procede sinuosa e ci sferra capovolgimenti che scombussolano, alcuni sono lieti… altri tristi.
Alcuni personaggi tornano a seguire gli stessi errori, altri finalmente liberi possono abbracciare nuove possibilità. La narrazione ha una buona dose descrittiva che rende facile l’immersione nelle scene, ho adorato i capitoli dove l’autore ci fa immedesimare nell’insieme di quello che accade: l’anfiteatro romano, una Roma che brucia. Sono capitoli brevi ma intensi che mi sono piaciuti moltissimo. 
Nel mentre ci avviciniamo inesorabilmente alla fine. Combattere e vincere. Perdere e morire. Sono sempre stati questi le prerogative della vita dei nostri protagonisti. E ora, di nuovo, per un ultima volta si ritroveranno di nuovo davanti a questa fatidica scelta: soccombere o prevalere
Colosseum ha saputo farci vivere un pezzo di Roma antica, con personaggi forti, valorosi, crudeli, disperati, con sogni d’amore e di riscatto, rendendoli vicino a noi. Una serie emozionante, avvincente e incredibilmente magnetica da leggere. Che ci mostra numerose avversità e la volontà di diventare ferrea di superarle in una splendida e sofferta lotta umana. Dopotutto, il destino è una belva feroce.

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