Il silenzio degli dèi. Colosseum vol II


Autore: Mauro Marcialis

Titolo: Il silenzio degli dèi. Colosseum vol II

Trama: In una Roma dalle mille contraddizioni, dove l’opulenza dei patrizi si contrappone alla miseria dei plebei, dove i governanti organizzano banchetti bizzarri e ludi sempre più sanguinosi, dove i graffiti sulle mura scandiscono le cronache del mondo intero, il più grande anfiteatro del mondo prende progressivamente forma sorprendendo i suoi stessi ideatori. Derek e Arild, amici separati quand’erano bambini, ci lavorano entrambi: il primo, da un laboratorio fuori dalla città, sta realizzando le maestose statue che adorneranno l’edificio; il secondo è impiegato nel cantiere, a spostare e squadrare massi. Brynja, a quel cantiere, non può nemmeno avvicinarsi: sogna di rivedere il suo amato Arild, ma è una schiava, le è proibito allontanarsi da sola dalla domus del senatore che ha fatto di lei il suo trastullo sessuale. Ha solo un’alleata, Flaminia, la moglie del senatore, che si sente prigioniera quanto lei: insieme, le due donne progettano di lasciare quella vita, di ricongiungersi ai loro veri amori.

Casa Editrice: Solferino

Prezzo di copertina: 14,90 euro

Recensione.

Ritorniamo con il secondo volume della serie Colosseum, che ci ha già dimostrato con La Promessa di essere una storia intensa capace di emozionare.
Livio, il legionario è tornato e una fievole speranza si riaccende nei cuori dei nostri protagonisti ma… sono di fronte ad un percorso assai impervio.
L’anfiteatro di Vespasiano prende forma. Gli appalti sono stati divisi e c’è una scissione di potere tra i dominus influenti tra Liviano e Sesto Gemino, nel mentre si continua a lavorare: gli archi, i basamenti e le volte pian piano diventano immense, preannunciando qualcosa di dimensioni epiche. Sebbene sia ancora in costruzione, l’anfiteatro cattura gli sguardi di tutti nelle vicinanze. 
La prosa è serafica, ritmata, che riesce a tratteggiarci una storia vivida, grazie alla capacità di dinamicità e introspezione dei suoi protagonisti. E infatti andiamo a vederli da più vicino. 
  • Brynja e Flaminia, schiava e padrona ma in realtà due donne che devono sopportare in silenzio, nei loro cuori arde il desiderio di potersi congiungere alle persone amate ma anche covare vendetta. Gli eventi le hanno rese più forti e insensibili a ciò che accade loro.
    Brynja, adesso sa che suo fratello e il suo amico sono vivi, e sebbene i continui soprusi e violenze a cui deve sottostare, c’è adesso qualcosa di importante per cui combattere e non lasciarsi sopraffare dallo sconforto. La stessa Flaminia condivide i medesimi pensieri, le hanno strappato via sua figlia Giulia rendendola una vestale, sacerdotesse intoccabili del fuoco di Roma, suo marito e suo figlio sono sprezzanti e odiosi, ma Livio, il suo amato centurione adesso è tornato da lei. 
  • Arild, il suo sogno di diventare gladiatore e poter lottare per la sua libertà si fa sempre più vicino, per questo si allena, studia i movimenti degli altri gladiatori, tempra i suoi muscoli per diventare più agile e scattante. Nel frattempo, continua a lavorare all’anfiteatro, stupefatto dei numerosi lavori minuziosi che stanno creando un’opera immensa. Un brivido di bellezza potente lo scuote: è qui che combatterà per la sua libertà.
  • Derek continua a scolpire e a imparare, le sue statue incantano ogni persona che ci posi lo sguardo. Fa una vita da recluso, dopotutto per il mondo è morto, il suo padrone l’ha rilegato in quel luogo facendo credere a tutti che sia morto, per sfuggire all’odio di Decio, figlio del padrone sempre stato geloso dell’attenzioni che il padre dava al suo schiavo pupillo. Qui l’odio si smorza, indossa una maschera per nascondere le orride cicatrici, allena i pugnax per combattere nell’arena e visita di nascosto il Vivarium per osservare le forme degli animali maestosi per poi poterli riprodurre: il guizzò dei muscoli, le fauci spalancate potenti, Derek ne è incantato e continua ad apprendere. Per la sua bravura verrà preso come scultore da Tito, generale vittorioso di Gerusalemme e figlio dell’imperatore. 
Il contrasto tra i potenti e i sottomessi è fortissimo, arriva come un pugno allo stomaco. Patrizi, senatori e gente ricca che può far ciò che vuole, dall’altra parte i plebei, gli schiavi, i disperati che sono solo mercanzia che può essere tastata, usata, piegata in qualsiasi momento. Sia Arild che Brynja lo sanno bene. Essere un gladiatore non lo esente dalle visite notturne dove chiunque può comprare il suo tempo e il suo corpo con i sesterzi. E lei, giovane e bellissima schiava deve sopportare gli sguardi, mani, ingiurie di chiunque il suo dominus decida, soffre in silenzio per i soprusi e le violenze dei padroni. 
Ma i sogni, ah i sogni che si incagliano dentro, dando forza, speranza, che spingono i nostri personaggi ad osare, lottare, restare
Brynja e Arild si riconteranno, innamorati e fervidi si scambiano parole d’amore scritte sotto l’arcata numero IV dell’anfiteatro in costruzione: i se cancellati perché sono certi che prima o poi riusciranno a poter stare insieme. Devono crederci per non impazzire. 
E poi, si viaggia verso Pompei, attraverso la via Appia ricca di storia. I romani anelano i ludi e Tito vuole celebrare la sua vittoria, ma visto che a Roma si sta trattenendo in vista dell’apertura del nuovo anfiteatro si ripiega su quello di Pompei. Cittadini, senatori, consoli ne sono entusiasti, molti sperano di rivedere il misterioso Belbo il vestiario dal viso coperto che con i suoi pugnax ha fatto emozionare chi ha visto le sue gesta. 
Nel delirio dei giochi i nostri protagonisti, seppur inconsapevoli, sono riuniti: Arild come gladiatore Pugnax il trace, Derek come Belbo e Brynja come harenarii, adetto a pulire l’arena dal sangue dai corpi esamini. 
L’autore è bravissimo nel descriverci l’intensità dell’arena. Gli scalpiti del pubblico che lì dentro è capace di poter decidere le sorti, le belve feroci e i loro ruggiti affamati, i condannati a morte e l’esuberanza di chi guarda al sicuro tra gli spalti cosa accade a pochi passi da loro. Gli strilli dell’editor e le urla strazianti dei morenti, e sangue, tango sangue che macchia la sabbia. Si avverte prepotente l’euforia e il guizzo della violenza sempre affamata, ma anche il terrore e il disprezzo. 
C’è un eccesso che nausea e che ammalia, tutto volto a catturare l’attenzione del pubblico e di far vedere come l’Impero sia più forte. La sete di sangue che permette di ottenere che il pubblico sia dalla loro parte, di soddisfare le pulsioni più oscure senza ribellione al di fuori dei giochi. Inganno, abilità e una crudeltà che da sfogo a tutto. E poi, giungono i combattimenti più attesi, quelli tra i gladiatori. 
I personaggi del romanzo sono ben delineati e alcuni spiccano più di altri (anche perché siamo solo al secondo volume). Arild con il suo desiderio di mangiarsi il mondo, di vedere il mare, di essere libero e di poter amare Brynja senza nessuno a fermarlo.
Anche Livio mi piace moltissimo come personaggio, dannato in quanto non sente più la fede cieca dell’Impero romano, tanto tempo fa prima ancora di Gerusalemme, tre ragazzini spauriti l’hanno fatto vacillare. E in questo volume siamo testimoni intimi del suo desiderio di vivere lontano, insieme alle persone care, dimenticando Roma e i suoi affanni. 
Brynja e Flaminia, innamorate che diventano temerarie perché sentono che la libertà potrebbe essere vicinissima a loro, allungano le mani sicure di poterla finalmente afferrare… 
L’unico che si discosta è Derek, che ha trovato il suo posto nella dominus di Tito, creando arte bellissima e toccante, forse è questo il meglio a cui può ambire. Eppure, pensa ancora alle due persone perse da piccolo, e la promessa di ritrovarsi gli stuzzica la serenità appena trovata. 
La speranza cresce con radici ben ancorate al terreno: Flaminia e Brynja possono fuggire insieme a Livio, ma ahimè, è un sogno che sfuma in modo così veloce e grezzo che ci mangia il cuore
E l’odio, solo l’odio è il nutrimento adatto per non far soccombere Brynja in tutto quello che deve subire. 
La storia si addensa, prendendo vie inaspettate e brutali, tra le urla, il dolore, la rabbia, l’impotenza, nulla pare toccare l’ineluttabile e imperdonabile silenzio degli déi, muti alle sofferenze
Un secondo volume che entra nel pieno degli avvenimento ed è finito fin troppo presto! Bellissimo. Ora vado a continuare con il terzo volume, certa che ne parleremo presto.
 
 

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