Casa dolce casa
Autrice: Nedra Tyre
Titolo: Casa dolce casa
Trama: In una sonnolenta cittadina americana, la timida signorina Allison realizza il sogno di una vita indipendente: una casetta tutta per sé, grazie ai soldi ereditati dalla zia di cui si era presa cura a lungo. Pronta ad assaporare la tanto agognata solitudine e libertà, vede ben presto andare in frantumi il suo sogno, quando bussa alla sua porta la signorina Withers, un'intrusa ostinata e manipolatrice, che si insinua come un parassita nella sua esistenza con una dolcezza velenosa e un controllo insidioso. Quello che inizia come un cortese confronto domestico si trasforma in una battaglia di volontà passive-aggressive, dove ogni gesto quotidiano – dal passare il sale a tavola alle discussioni su spezie e routine – diventa arma letale. Nedra Tyre, maestra del giallo psicologico, tesse una suspense soffocante, che rivela abissi di disperazione e rancore sotto la patina delle buone maniere e in cui l'orrore non arriva dall'esterno, ma è seduto accanto nel salotto buono.
Casa Editrice: Edizioni Le Assassine
Prezzo di copertina: 18,00 euro
Recensione.
Casa dolce casa è un thriller psicologico raffinato che si insinua sottopelle, un romanzo celebre degli anni Cinquanta che riesce ancora a farci rabbrividire per la peculiare e vincente imposizione della storia.
L’autrice Nedra Tyre, infatti, ha saputo rendere vivida una vicende breve che ha del surreale.
Si inizia la lettura con la signorina Allison che ha premeditato l’omicidio della signorina Withers, sua coinquilina, e assapora il momento con dolcezza: tra poco potrà agire. Non conosciamo ancora nessuna delle due ma è un prologo che sa catturare la nostra attenzione in modo immediato. La primissima battuta e già siamo vigili.
La prosa è spigliata, trascina una nota di tensione che aleggia costantemente nella storia e che, al momento opportuno, sa tramutarsi in un’inquietudine asfissiante.
Ma facciamo un passo indietro e scopriamo le ragioni che hanno portato la nostra quieta protagonista a questa drastica scelta. La signorina Allison trova, acquista e arreda la sua casetta dei sogni. Dopo i lutti in famiglia, finalmente la sua vita sembra aver preso una piega prosperosa e non potrebbe chiedere di meglio: ha il suo barboncino, Dora, la casa arredata proprio come desiderava, un lavoro stabile e la speranza di vivere serena. Ma poi il campanello suona e la signorina Withers si precipita in casa, appropriandosi degli spazi con garbo e fermezza.
È il preludio che ci condurrà ad abissi di sentimenti contrastanti dove la tolleranza, la malvagità, l’esasperazione e la follia ci sfiorano con insistenza. Non c’è solo fastidio e incredulità a questa invasione non voluta, ma ad una certa l’intera vicenda diventa sinistra.
La signorina Withers è una sconosciuta, eppure, sembra sapere certe cose e riuscire ad essere sempre un passo avanti. La nostra protagonista, tranquilla e riservata, all’inizio non riesce proprio a capacitarsi di questa usurpazione che la signorina Withers fa della sua casa. Pezzo per pezzo la invade, lasciando il proprio stampo proprio come se la stesse rivendicando: un cambiamento qui e lì nei mobili e nelle tende, il voler prendersi cura dei pasti e della musica che si deve ascoltare, tutto altera in modo irrimediabile la casa da sogno della signorina Allison. Ed è un momento fondamentale perché da nido amato e a lungo desiderato diventa una prigione, che è costretta a condividere senza volerlo.
Immaginatevi di vivere questo tremenda esperienza, siamo negli anni Cinquanta dove le buone maniere sono predominanti e una mentalità adesso in disuso. Figuratevi questa donna che si ritrova l’intrusa in casa e che non riesce a farla andare via. Il pudore la ferma nel confidarsi con qualcuno e le forze dell’ordine ridicolizzano la situazione. Dopotutto, questa intrusa voleva una camera da affittare, non importa che la nostra protagonista non ha nessuna intenzione di condividere la casa. Paga la sua parte delle spese e si occupa delle faccende domestiche… insomma, dove trova l’ardire di lamentarsi di avere una coinquilina del genere?
Il surreale diventa orrore, lento ma inesorabile. L’intrusa è sfrontata e ammonisce la protagonista in modi spicci ma che fanno intendere che sia la signorina Allison nel torto. Una sensazione di disagio ci scorre addosso.
La protagonista tenta in diversi modi di liberarsi di questa coinquilina mai voluta, ma all’occhio esterno c’è un ribaltamento: la signorina Allison pacata diviene frustrata, portata all’estremo per questa orribile situazione ne esce agitata e nervosa, mentre la signorina Withers appare sempre calma e ragionevole. E a chi si darebbe ragioni in casi come questo?
Ecco, dunque, che la nostra protagonista si rende conto che pian piano la sta spogliando del controllo della propria vita. Gli atti di controllo e diabolici continuano in modo sottile, senza che vengano riconosciuti ad alta voce.
Come ho già accennato, adoro gli elementi fondamenti che costituiscono il romanzo. L’autrice riesce a farci vivere una quiete domestica che è solo apparenza, tra le mura della incantevole casa c’è una tensione che cresce con un'intransigenza spietata.
L’orrore che inchioda e la sensazione di non potersi scrollare di dosso questa fitta irrequietudine rende sia la protagonista che il lettore acuto di ogni singolo momento, come se fosse una tortura a cui siamo forzatamente sottoposti. Ed è geniale in quanto non fa altro che coinvolgerci. Ormai ne siamo così immersi che facciamo il tifo per la protagonista, qualsiasi cosa scelga di fare. Anzi, mentre leggiamo esortiamo la signorina Allison a prendere iniziative sempre più drastiche. Situazioni sconfortanti, la costante accondiscendenza dell’intrusa, l’atteggiamento passivo-aggressivo che si viene a creare all’interno della dimora, una guerra silenziosa ma non per questo meno esagitata.
Il risentimento cresce e si avviluppa con così tanta disperazione che all’improvviso scoppia.
La signorina Allison si arrende a qualcosa che non credeva sarebbe mai venuta a patti: capisce con lucidità che l’unico modo per liberarsi dell’ospite non voluta è… ucciderla. E se prima questa scelta fa inorridire ed è impensabile, dopo l’ennesima beffa inizia ad apparire invitante.
Viviamo tutto uno spettro di emozioni racchiuse in queste poche pagine: incredulità, inizialmente, angoscia e sconforto insopportabile che sfocia in una follia dettata dal costante avvilimento, per poi giungere all’amara rassegnazione. In poche parole, l’intrusa sembra consumare del tutto la signorina Allison.
In questo frangente dove ormai nulla sembra darle più piacere, la nostra protagonista trova una traballante scialuppa nei romanzi gialli. Storie argute si assassini e detective la infiammano. Così, in modo quasi inconsapevole, il pensiero dell’omicidio inizia a destarsi.
E poi, una verità che è sempre stata davanti ai nostri occhi ci viene svelata. La patina di mistero si frantuma e il ribaltamento avviene in modo così veloce che ci lascia barcollare mentre chiudiamo l’ultima pagina.
Casa dolce casa è un thriller bellissimo sapientemente costruito all'interno delle mura di casa, dove la tensione e l’esasperazione continuano a crescere, mentre certi aspetti rimangono ai bordi di prosa, e dunque resi assai angoscianti. Il tutto lo rende un domestic thriller eccezionale.

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