Illmitz
Autrice: Susanna Tamaro
Titolo: Illmitz
Trama: Venticinque anni, una domanda sul passato, un’inquietudine nel presente: è questa la condizione del protagonista che si mette in viaggio da Roma, dove abita, verso Illmitz, cittadina al confine tra Austria e Ungheria, in cui viveva la sua famiglia prima che i genitori si trasferissero sul Carso. Vuole riannodare i fili con la sua infanzia, l’ultimo tempo in cui si è sentito felice e completo, per fare i conti con la propria fragilità e per dare un senso allo strisciante senso di inadeguatezza che prova. Tra le strade silenziose e nella sua stanza spoglia alla locanda, il passato riaffiora con la forza di immagini che non si lasciano addomesticare: la sorella perduta, una madre distante, l’amore vulnerabile e necessario per Cecilia. Intorno a lui la natura, colma di bellezza ma anche di crudeltà, diventa specchio della sua stessa ambivalenza: il desiderio di appartenenza da una parte, e, dall’altra, l’irriducibile solitudine. Quello che doveva essere un soggiorno anonimo si trasforma presto per il giovane uomo in un viaggio interiore: sogni, visioni e frammenti di storie si intrecciano alla quotidianità, mentre va in cerca di una definizione di sé che gli sfugge. Forse la soluzione l’ha trovata il suo amico Andrea, rimasto nel paese natale, in salvo, attaccato alle proprie radici… O forse, per alcuni di noi, le strade da percorrere per tornare a noi stessi arrivano in molti luoghi, nessuno definitivo. Abbiamo tutti un nostro Illmitz, un luogo dell’anima dove inseguire una ragione più profonda del nostro esistere, ma spesso ci manca il coraggio di partire per raggiungerlo. Susanna Tamaro racconta il senso e la necessità di questo coraggio, in un romanzo che è insieme attraversamento del dolore e apertura alla possibilità di ritornare, forse cambiati, forse soltanto più consapevoli, alla vita.
Casa editrice: Solferino
Prezzo di copertina: 14,50 euro
Recensione.
Illimitz è il romanzo d’esordio di Susanna Tamaro, in una nuova veste firmata dalla Solferino, un libro ricco di introspezione e scoperta di sé.
Il protagonista decide di partire per Illimitz, lascia Roma la città in cui vive e si inerpica in un’avventura che ha il sapore dell’ignoto, verso la cittadina al confine tra Austria e Ungheria, da dove provengono i suoi genitori. Fantasmi del passato, scoperte lievi e una solitudine che si aggrappa con forza ai bordi di questa storia.
Il protagonista decide di partire per Illimitz, lascia Roma la città in cui vive e si inerpica in un’avventura che ha il sapore dell’ignoto, verso la cittadina al confine tra Austria e Ungheria, da dove provengono i suoi genitori. Fantasmi del passato, scoperte lievi e una solitudine che si aggrappa con forza ai bordi di questa storia.
La prosa è delicata ma con un sottofondo implacabile che arriva al cuore delle cose, consapevole di saperci ferire. La Tamaro presenta sempre storie racchiuse da tumulti interiori che, però, veicola con una tenerezza che si fa largo dentro il lettore, facendosi riconoscere in un aspetto generale che provoca sempre l’instaurazione di un legame empatico con la trama. Qui, si schiude lenta, come l’aprirsi titubante di un fiore in una stagione un po’ contraria.
Illimitz rappresenta l’angoscia di non saper stare nel mondo, di sentirsi semplicemente uno spettatore che ripercorre abitudini e vede lo scorrere inevitabile del tempo, con un’apatia che non riesce a scrollarsi di dosso, pur sapendola riconoscere. Il dramma moderno, i malesseri accennati ma mai davvero capiti che appesantiscono, le ingiurie e l’incapacità di saper godere di una serenità che si prosa come bruma la sera, così arriva sovente la voglia di ferire l’altro per far annichilire un dolore che ci si porta dentro e non si riesce a sciogliere.
Il protagonista lotta contro una depressione costante, un bagaglio che è abituato a portare senza mai guardarlo davvero.
Il protagonista lotta contro una depressione costante, un bagaglio che è abituato a portare senza mai guardarlo davvero.
Il suo soggiorno a Illimitz muta il protagonista, ma lo fa lentamente e con pazienza. Si abitua alla nuova quotidianità da forestiero, le passeggiata la sera, i pasti alla locanda divorati con appetito, le attese, il tentare di comunicare senza sapere l’altra lingua, l’accortezza dei gesti e dell’immaginazione. E ancora, la natura che circonda il piccolo paese, la scoperta del lago e la passeggiata con Attila, il biologo.
Sono tutti momenti fondamentali che rendono il protagonista consapevole, lo aiutano a trovare il baricentro nel suo spazio. I silenzi, i sogni ricchi di metafore, i ricordi che fuoriescono senza fuggire via. La sorella Agnese, la madre, il fratello, l’amico di infanzia rimasto nel suo paesino d’origine, il pensiero che corre a Cecilia, lasciata a Roma, tenere ventre e rifugio d’amore costante, lei che scombussola e radica il protagonista in modo unico.
Al di là della storia personale, l’autrice riesce a portarci riflessioni intense sul senso della vita. Sull’amore, sul capirsi e perdonarsi. Ponendo l’accento nel saper riconoscere la fatica della quotidianità, i malesseri che ci afferrano la gola nei momenti più disparati e il desiderio taciuto ma onnipresente di saper andare oltre. E dopo l’adrenalina dell’andare, nell’uscire fuori dai bordi circoscritti e assaporare l’impresa assolutamente nuova del viaggio, adesso si matura un altro tipo di euforia quieta: quella del ritorno, inframmezzata da incertezze e bisogno.
Forse, la sofferenza che divora costantemente il nostro protagonista non scomparirà mai ma, dopo il soggiorno a Illimitz c’è una nuova lucidità che l’ho riveste nella sua esperienza: la consapevolezza di conoscersi un po’ meglio, di aver fatto parlare cose che ha sempre taciuto e mai dato peso. È come guardarsi allo specchio e soffermarsi sui bordi spigolati che non ci sono mai piaciuti, sulle penombre inquiete, sui tratti che ci rendono noi stessi.
Illimitz è una storia breve ma dall’impatto che cambia a secondo di chi lo legge (e quando si legge, aggiungerei), io ne ho apprezzato il suo ampio sguardo e la brutale banalità che nasconde preziosi rimasugli di tenerezza, non ancora guastati. La vita, insomma, complessa e forse mai del tutto capita.

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