La moglie del Cramar. Il ritratto di Maria
Autrice: Raffaella Cargnelutti
Titolo: La moglie del Cramar. Il ritratto di Maria
Trama: «“La vita tra queste montagne è così” ripetevano le più anziane volgendo lo sguardo al cielo in cerca dell’aiuto divino e della forza per tirare avanti, sino alla prossima partenza, al prossimo ritorno.» È la seconda metà del Settecento e non sono molte le donne della Carnia, anche di famiglia illustre e benestante, che sanno leggere e far di conto: Maria è così orgogliosa di questa sua dote che la fa immortalare in un ritratto a olio. Rimasta vedova di Cristoforo Mussinano – cramar, mercante in terre d’oltralpe come lo furono i suoi avi e come lo saranno i figli maschi –, Maria Staulino Mussinano si ritrova costretta a reggere da sola le sorti della propria famiglia. Raffaella Cargnelutti dipinge un delicato affresco di una Carnia orgogliosa dei propri intraprendenti mercanti, dell’indipendenza amministrativa e della tenace lotta contro una natura ostile ma straordinaria.
Casa editrice: Mursia
Prezzo di copertina: 18,00 euro
Recensione.
La moglie del cramar è un romanzo storico e di impronta familiare, che esplora la vita di Maria Mussinano nel Settecento. Un pittore giunge a Cercivento di Sotto per seguire dei dipinti a lui commissionati, qui la nostra protagonista, Maria, ne rimane impressionata.
E così nasce in lei il desiderio di lasciare anche un suo dipinto ai posteri, una traccia che lo scorrere del tempo intaccherà lentamente, una scelta che provoca stupore: Maria è avanti con l’età, vedova, e soprattutto l’idea di un ritratto di una donna sola sembra qualcosa di poco consono, soprattutto perché decide di farsi ritrarre con oggetti poco “femminili”, una penna d’oca, libri e registri, proprio a segnalare l’importanza simbolica che Maria ha avuto all’interno della famiglia: intelligente e perspicace, faceva i conti e teneva le redini degli affari dopo la morte del marito. Maria, anche ai nostri occhi, ci appare una donna moderna per i suoi tempi.
La prosa è scorrevole e ricca di descrizioni, che pone l’accento sulla vita peculiare dei cramar, mercanti tipici del settecento della zona della Carnia, che praticavano un commercio stagionale spostandosi in diversi luoghi, qui ne conosciamo le insidie e le avventure di una vita vagabonda, i sacrifici e gli estenuanti viaggi, le incognite che premono sempre ai bordi inaspettate: malattie, ladri, strade impervie. Alcuni non fanno mai ritorno.
L’autrice con abilità ci conduce dentro la famiglia Mussinano, parlando del presente con una Maria vedova e accenni del passato. Il primogenito, Giacinto, desideroso di libertà e nuove opportunità che deciderà di lasciare la piccola patria e scegliendo una vita nuova in terra tedesca, sposandosi. Una scelta in contrasto con i programmi che suo padre Cristoforo, marito di Maria, aveva in serbo per lui, e questo provocherà una spaccatura irrimediabile all’interno della famiglia.
Domenico, il secondo figlio, invece ha un’indole più quieta, posato, sensibile e un po’ inesperto negli affari, che deciderà di sposare Orsola, ponendo fine a degli screzi passati tra le famiglie. La loro vita coniugale coronata da tenere promesse spumerà ben presto in un malessere a cui pare non poter porre rimedio. Le figlie femmine già sposate, e Leonarda vivace e cara alla madre, ancora da maritare.
Entriamo dentro la loro quotidianità e diventiamo consapevoli degli aspetti che scandiscono la vita delle donne cramar: attesa e pazienza. Lunghi mesi senza marito, fratello, figlio, gioie fugaci nel ricevere le lettere che narrano dei loro affari andati bene, le mancanze che struggono il cuore e la meraviglia di terre lontane. Nel frattempo, occuparsi di governare la casa e la famiglia, ponderare sulle decisioni da prendere e mantenere una facciata solida e serena, nonostante le tempeste che vengono ad abbattersi. Una vita lenta, fatta di fatiche e gioie condivise intorno al focolare domestico, dove anche i rimorsi e i desideri ardono silenziosi.
Mi piace l’attenzione che l’autrice dedica all’arte della pittura, accompagnata da piccoli dettagli che risaltano come colori vividi su una tela ancora in fase di sviluppo.
Le descrizioni ampie di momenti pregni di significato che scandiscono la vita dei personaggi, così come le usanze dell’epoca, che riflettono tradizioni, scongiuri e una cultura propria. Alcuni passaggi di narrazione perdono un po’ incisività ma la trama sa riprendersi. Gli anni passano con felicità effimere, speranze che animano e tragedie che corrodono.
In La moglie del Cramar assaporiamo ogni bordo, con scene fresche e altre che tratteggiano l’avvicinarsi inevitabile di drammi e sentore di guerre, dove la Carnia passerà sotto il dominio di diverse potenze. E poi ancora, carestie, amori che sfiorano, coniugi che si allontanano, dolori amari e rancori lasciati a cucinare per troppo tempo. C’è la vita nella sua complessità che scorre e cambia.
Al centro della storia, ovviamente, c’è Maria. Forte, leale, quieta e con una potente resilienza che la rende un porto sicuro nell’agitazione delle intemperie. L’autrice ci dona una protagonista sensibile ma altera, ruvida e sveglia, che si occupa della gestione della casa e della sua famiglia, della terra e degli affari che accadono, mostrando come la sua risolutezza sia anche un atto d’amore verso il marito, ormai morto. E forse, l’unico momento di vulnerabilità della protagonista è proprio quando si siede sotto l’albero di noce, a guardare la sua casa, i suoi figli, i suoi nipoti, rasserenata da una pace familiare che cela un sottofondo di turbamento mai andato via, il pensiero vola veloce verso il suo primogenito, mai rivisto.
Alti e bassi in una vita che ha cercato di essere più pacata possibile, e la domina Mussiano si sente improvvisamente vecchia, stanca, curvata da dolori e lutti. Pare lontanissima dallo sguardo vivace e acceso del suo ritratto che la guarda, di rimando, sopra il tinello.
La storia ha una nota emotiva che si avverte tanto, complice il fatto che l’autrice narra la storia di una sua antenata; c’è il desiderio di portarla alla luce, di farla rivivere e conoscere, togliendo la polvere inesorabile del tempo e portandoci vicina una donna vissuta nel lontano Settecento.
In La moglie del Cramar si veicola una storia che parla della vita, complessa, burbera, inquieta, piena di innocenza e ardore in gioventù e colma di una struggente nostalgia verso la fine.
Una lettura che si apprezza tanto, soprattutto se gli elementi principali della storia incuriosiscono. Io ne sono rimasta incantata per l'abilità con cui Maria riesce a diventare vivida davanti ai nostri occhi.

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