I racconti del Grand Guignol

 


Autori: André de Lorde, Maurice Level, Maurice Lenardi, Tristan Bernard, Jean Sartene

Titolo: I racconti del Grand Guignol

Trama: In sessantasei anni di attività il Théâtre du Grand Guignol ha sia drammatizzato narrativa esistente (anche nomi del calibro di Poe e Maupassant), sia imperniato narrativa nuova sui copioni portati in scena. L’antologia, per la prima volta in italiano, combina racconti uniti da questo legame a doppio senso, per la quasi totalità inediti. Gli autori qui presenti sono Maurice Level, apprezzato da Lovecraft nel suo saggio Supernatural Horror in Literature, Maurice Renard, André de Lorde, Tristan Bernard e Jean Sartène. Una carrellata di folli esperimenti, torture, atroci vendette, tragici equivoci, ritorni dalla tomba: tòpoi che trovarono degno suggello nelle scioccanti rappresentazioni teatrali, in una combinazione di reale e soprannaturale che lascia al lettore il giudizio finale su quale dei due sappia essere più agghiacciante

Casa editrice: Agenzia Alcatraz

Prezzo di copertina: 18,00 euro

Recensione.

I Racconti del Grand Guignol è un’antologia pregiata di storie del terrore, sottili, argute, stravaganti, cupe, che mirano a sconvolgere il lettore. L’idea parte proprio dal Grand Guignol un celebre teatro parigino fondato alla fine dell’Ottocento, quello che contraddistingueva questo teatro era la sua brillante capacità di dare spettacoli assai cruenti e realistici, dove si metteva in scena il macabro in tutte le sue forme e attirava ogni tipo di persona promettendo forti emozioni. 
Dunque, con il Grand Guignol si esplorano le pulsioni più oscure, desideri che esulano dal nostro controllo, morte e follia che danzano insieme. 
Il primo racconto in cui ci imbattiamo è il più corposo dell’opera: l’Appuntamento. Ci viene presentato come un flusso di coscienza che narra la discesa di un uomo in un abisso da cui non può più uscire. Il desiderio l’ha condotto in una strada ignobile ed è un appuntamento fisso: ogni martedì. 
Ma ben presto c’è un ribaltamento che il nostro protagonista non si aspettava: ed è proprio questo varcare un confine che lo rende folle. Assaporiamo la cruda disperazione che non riesce a dissiparsi, la paura che fa tremare le ossa mentre le lancette dell’orologio si avvicinano in modo inevitabile all’orario dell’appuntamento. 
La prosa del romanzo varia a seconda dell’autore di cui gustiamo le storie, ma appare sempre graffiante, che ci conducono su atmosfere cupe e spiriti inquieti. 
I racconti sono ombreggiati, si tingono di sfumature di tenebra e ricche di un terrore che adesso pare accarezzarci, ora stringerci in una morsa letale. Una cosa ci appare chiarissima: è impossibile distogliere lo sguardo, ne siamo attirati come una falena che anela la luce: la violenza, il desiderio, il conturbante colore del sangue che esalta le pulsioni che si agitano sotto; una tempesta apparentemente calma che sa intrappolarci… o forse siamo noi ad arrenderci ad essa. 
A parte il primo racconto e la pièce teatrale alla fine, i racconti sono raggruppati per autore. 
Abbiamo diverse storie di Andrè de Lorde. Racconti di espiazione, sofferenza e un orrore che ribolle, promettendo di fuoriuscire. Lo farà… annorbando ogni pagina con un proprio ritmo, che può essere veloce e folgorante oppure lento e tortuoso. Ma raggiunge sempre il suo picco. Figli di cera, crudeltà che macchiano i personaggi insieme a una paura cruda che li acceca, allucinazioni disperate, esperimenti grotteschi, ossessioni che divorano la sanità mentale. Il fulcro di queste storie è il saper inchiodare la disperazione nei personaggi che animano le vicende, c’è un’angoscia che diventa pesante come una cappa, intrappolando i protagonisti in modo definitivo. 
Poi, abbiamo i racconti firmati da Maurice Level. Qui ci sono equivoci che esaltano ancora di più la crudeltà della tragedia che si consuma, il caos emotivo come il bagliore del focolare domestico che gioca con le ombre del viso, evocando maschere, ghigni, verità celare che sono difficili da riconoscere. Sono storie cruente, che mirano ad accentuare la cattiveria, l’apatia che si spezza improvvisa, un furore che contorce visi e provoca un guizzo di terrore fortissimo. 
Nel romanzo segue, poi, un singolo racconto di Tristan Bernard dalle volute tinte noir che accentua il mistero e l’incertezza dei personaggi coinvolti, mentre un’inquietudine senza nome cresce, pagina dopo pagina. 
E infine abbiamo L’Artiglio, il dramma in atti di Jean Sartène, un massimo esponente del teatro del Grand Guignol. Mi è piaciuto da matti! Le scene sono chiuse, ristrette, dove l’ansia è quasi palpabile e rende irrequieti i personaggi coinvolti per i loro diversi motivi, soffiando sensi di colpa, desiderio di vendetta, una crudeltà che non riesce a trovare le parole che vorrebbe. C’è il senso claustrofobico di qualcosa di irrimediabile che sta per scatenarsi. E infine, quasi con un sospiro, siamo testimoni del delitto che si consuma e l’artiglio che cala. 
Le penne che si assecondano nel romanzo hanno uno stile mordente, vellutato e capace di richiamare in poche righe una vaghezza d’orrore che attecchisce nel lettore con una facilità che inquieta. Capaci di rivelare il famelico che si cela dietro i delitti, i risguardi realistici in vicende avvolte da una nebbia che solo alla fine si rischiara, rivelando la follia che ha macchiato ogni cosa. 
Come ogni romanzo firmato da Alcatraz qui ci troviamo di fronte ad un’opera curata nei minimi dettagli e arricchita da disegni e immagini dell’epoca che rendono ancora più conturbante i racconti che ci accingiamo a leggere. 
Tra le mie storie preferite del volume c’è senz’altro: Figure di cera. Un gruppo di amici scommettono di far passare la notte ad uno di loro nel museo a Montmartre dove sono riprodotti i più celebri delitti dell’epoca. Il protagonista accetta sorridente, pronto a di mostrare di non avere paura. Ma da solo, al buio, circondato da scene agghiaccianti si assassini e assassinati, il nostro protagonista inizia a diventare inquieto, succede lentamente ma in modo inesorabile, pian piano viene spogliato di ogni certezza e lì nell’oscurità dove tutto potrebbe muoversi, inizia a riaffiorare una vulnerabilità atavica. La paura lo circonda, si preme verso di lui, conquistandolo, avvicinandolo ad un tragico epilogo. Ho adorato questo racconto, proprio per la sua capacità di saper esplorare come la paura possa gonfiarsi seguendo alcune prerogative, che acutizzano sintomi che di giorno non ci sfiorano nemmeno. Bellissimo. 
I racconti del Grand Guignol ci regalano storie di una lucidità folle, che esaltano un macabro seducente, e forse la sua attrattiva maggiore sta proprio qua: nel donarci il contrasto che non può davvero essere afferrato, nel farci vivere vicende al limite che perforano il surreale ma, in modo quasi angosciante, rientrano nel possibile. Le possibilità oscure ci ammaliano, come promesse sussurrate nelle ore più buie dove non si sa chi sia in ascolto.

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