Le Escluse
Autore: Nicolas Feuz
Titolo: Le Escluse
Trama: Svizzera, cantone di Neuchâtel. Una dodicenne vittima di bullismo si suicida. Lo stesso giorno Justine, la sua unica amica, scompare. In una prigione del Vaud, sei detenute subiscono le spietate regole di un’agente di custodia. Sono delle escluse, anime dimenticate alle porte dell’inferno, donne bandite dalla società, dai destini spezzati. Fra di loro, la madre di Justine, accusata di averla rapita per sottrarla al padre, che si rifiuta di confessare dove l’ha nascosta mettendo così in pericolo la sua vita. Ma perché queste donne sono le uniche detenute dell’unità 3? E qual è il misterioso legame che le unisce? Nicolas Feuz ci immerge in un page-turner adrenalinico, lasciandoci avvinghiati a un’indagine dal ritmo serrato e a un racconto della vita in carcere vivido, duro, profondamente umano. Un thriller avvincente, dal finale imprevedibile.
Prezzo di copertina: 20,00 euro
Recensione.
Feuz torna con un nuovo incredibile romanzo (Il Filatelista è stato precedentemente pubblicato sempre dalla Baldini e Castoldi). Un thriller oscuro dal ritmo ferrato e angosciante che ci condurrà in una storia tagliente ma che riesce anche a tratteggiarci le profondità di un’umanità che ribollono sempre.
Ma attenzione, fidarsi in questo romanzo è un affare assai pericoloso...
Già il prologo ci inchioda con la tipica audacia dell’autore. Torniamo in Svizzera, nel cantore di Neuchâtel, dove una dodicenne vittima di bullismo si suicida... e nello stesso giorno la sua più cara amica, Justine, scompare. Qui troviamo il procuratore Jemsen, la sua assistente Flavie e il commissario Garcia che sono determinati a trovare la bambina scomparsa, presumibilmente rapita dalla madre.
La narrazione è ruvida, sentita, capace di saper mischiare vulnerabilità e durezza. Come altri suoi romanzi abbiamo due diversi filoni: quello esterno dove i personaggi stanno disperatamente tentando di individuare la ragazzina scomparsa; l’altro è interno. Siamo nella prigione di Lonay, nel settore 3 di detenzione preventiva, dove convivono sei diverte detenute, che sembra abbiano qualcosa in comune: infanticidio o comunque crimini nei confronti dei bambini.
Durante lo svolgimento della trama, conosceremo le storie intime di queste donne, abbiamo: Tanja (già incontrata nel precedente romanzo) un’ex poliziotta con una carriera incredibile, costellata da identità fittizie e una capacità di adattamento unica. Tanja è Alba Dervishaj, una sex worker incriminata per la morte del figlio, e la sua disperazione assottiglia sempre di più l’identità primaria, schiacciata dal dolore per gli eventi che gli hanno tolto il figlio.
La sua nuova compagna di cella è Coralie, arrestata per aver rapito la figlia e nascosta, che si rifiuta di parlare con le forze dell’ordine. Coralie è fragile e forte, sicura che uscirà velocemente da questa situazione per potersi riunire alla figlia, che tiene ben celata da qualche parte.
C’ Louise, un’anziana donna che ha passato molta della sua vita in carcere, a cui è stato dato l’ergastolo per l’infanticidio delle sue due bambine.
Pilar, che ha una storia simile dal risvolto incredibilmente amaro.
Clem, incinta, che ha provato ad uccidere il marito.
E infine, c’è Steva, la cosiddetta Vampira dei Balcani, una criminale di guerra, crudele e perfida.
Ci rendiamo conto ben presto che la vicenda è fitta e tutti gli eventi e i suoi personaggi sono coinvolti, alcuni fili sono evidenti, altri invece sono più insidiosi e cupi... e l’autore con la sua schiettezza ci condurrà nell’esplorazione di ogni antro.
Feuz ci sa dare uno spiraglio su cosa possa essere la vita all’interno delle prigioni, nel caso del settore 3 è costellato da ferrea disciplina, ore scandite dai compiti, faide tra detenute in lotta di potere per quel piccolo microcosmo che per loro è diventato tutto, le guardiane, tra cui la dura Majo, che storpiano i diritti delle detenute a proprio piacimento. Ci sono fragili complicità, la durezza di cui ci si deve rivestire per sopravvivere in questo ambiente chiuso e ostile, la speranza di poter uscire.
L'autore riesce a rendere bene lo struggente bisogno che circola tra le donne del settore, le loro storie e il desiderio quasi cocente e un pochino impacciato di confidarsi del fardello che portano. Chi spera nella redenzione, chi semplicemente di essere perdonato e ancora, chi si circonda della medesima violenza e di imporla con cattiveria ad altri.
In tutto questo, c’è un mistero che circola nel settore e che getta una cappa di irrequietudine nella vita delle detenute: il mistero della fantomatica porta rossa, un luogo dove forse si torturano le detenute e addirittura scompaiano. Ma quanto fondo di verità c’è in questa storia di corridoio? Coralie cerca di rimanere salda nella sua speranza che il proprio avvocato la farà uscire presto di prigione per poter ricongiungersi alla figlia dodicenne. Ma le storie intime e brutali delle compagne detenute, lentamente, distruggono la sua certezza. Un sistema che non funziona, Coralie lo sa bene, e che da qualcosa solo a chi ha la mano superiore, come l’affidamento della figlia al marito, marito che vuole divorziare da lei. Ma Coralie non si arrenderà, ha nascosto la sua Justine, è al sicuro per qualche giorno.
Facciamo un passo indietro e ritorniamo ai primi giorni, che seguono l’arresto di Coralie, accusata di rapimento, tace. In lei c’è una razionalità contorta ma lucida che crede otterrà ciò che vuole: l’affidamento della figlia. Ma le forze dell’ordine e il tribunale non sono della sua stessa opinione, dunque, mentre la donna viene accompagnata nella prigione di Lonay, per il procuratore è una corsa contro il tempo: tentare di scoprire dove abbia nascosto la figlia, presumibilmente sola, con dei viveri che dureranno solo per un lasso di tempo relativamente piccolo.
Ansia e incertezza rivestono i capitoli mentre la storia si lascia divorare ad un ritmo assai veloce. I thriller di Feuz hanno anche la bella aggiunta di lavoro tecnico che affascina il lettore, si mettono a nudo i processi investigativi, che non sono immediati come invece appaiono sullo schermo. Ci vuole tempo e soprattutto la collaborazione di numerosi parti chiamate in causa, e questo comporta un’ulteriore complessità burocratica di richieste e convalidi. Il ritmo cresce agitato.
La suspense sale, sale e sale, così come l’angoscia e l’impotenza mentre seguiamo i capitoli di questo thriller, ormai siamo consapevoli di non poterlo mettere giù, dobbiamo arrivare nel cuore della matassa.
Poi, arriva la disfatta nei personaggi, il picco è in una situazione adrenalinica e inaspettata, c’è ricatto, manipolazione, scelte ardue e problemi che forse non hanno una linda risoluzione.
Ed ecco il plot twist (mamma mia, mamma mia!). Un capovolgimento che ti dà il capogiro per com’è repentino e inaspettato, trascinandoti in un finale assolutamente imprevedibile.
Non dico di più, non voglio spoilerare il processo, dovrete scoprirlo in prima persona, che da sempre un impatto sorprendente.
Con Le Escluse Feuz si dimostra uno scrittore versatile. Se con il Filatelista ci siamo avventurati in un’indagine oscura e macabra, con questo suo nuovo romanzo ci dimostra la capacità di saper intessere una trama ricca di tensione e fragilità, rivelando squarci della natura umana imponderabili.
Semplicemente fantastico.

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