Il dito sulla corda. La morte degli dei vol I

 

Autore: Franz Palermo

Titolo: Il dito sulla corda. La morte degli dei vol I

Trama: Londra. Gabrielle è una studentessa universitaria che tenta di riempire il vuoto esistenziale con tresche scialbe e mezze relazioni. Claud è un barman solitario e riversa nel lavoro tutto l’amore che non può dare a sé stesso. Si incontrano solo perché qualcuno è pronto a ribaltare la metropoli pur di ucciderli. Una ragazza, una vecchia e una bambina, al comando di un esercito di creature da incubo, scatenano su di loro una potenza occulta. Spinti al limite dalla fuga, senza neanche più il fiato per muovere un altro passo, un uomo col mantello nero compare a difenderli. Lui, ultimo guardiano di una casta sacerdotale, li riconosce come incarnazioni di divinità mitologiche. Siamo al tramonto di un’era e la Guerra Santa è alle porte. Nell’epoca che ha dimenticato gli dèi più misteriosi e brutali, culti antichi quanto il mondo s’inchinano a Gabrielle e a Claud. Tra miracoli da riscoprire e memorie da recuperare, quanto possono restare sé stessi prima che le feroci identità immortali li divorino?

Pubblicazione: Editoria indipendente

Prezzo di copertina: 16,97 euro (disponibile anche versione kindle a 4,97 euro)


Recensione.

Il dito sulla corda è il primo volume sensazionale della dilogia Morte degli Dei, un urban fantasy capace di saper mescolare diligentemente mitologia e azione, rendendolo un romanzo di dimensioni epiche. Conosco già la bravura dell’autore con i due retelling (L'uncino di Pan e Biancaneve deve morire) ma qui ci approcciamo ad una storia nuova, originale, che crea dipendenza
Immaginate persone normali che si scoprono reincarnazioni di déi e che sono in procinto di una Guerra Santa che cambierà in maniera irrimediabili le sorti di tutti. Beh…allacciate le cinture che sarà un viaggio assai movimentato
Londra, i nostri due protagonisti sono Gabriella, una studentessa universitaria di archeologia che vive con la sua coinquilina, e Claud che possiede un pub, solitario, in cui mette tutta la passione per il suo lavoro. Entrambe le vite dei nostri protagonisti sono un po’ vuote, scialbe, alla ricerca di emozioni che non ritrovano in copie usurate di relazioni, ma per una serie di eventi che danno inizio alla trama si incontrano per caso…(o destino?). Iniziano a capitare eventi inspiegabili: una vecchia, una bambina e una ragazza danno la caccia ai nostri due protagonisti, tentando di stanarli con grande perspicacia. 
Qui si apre una voragine nel normale tram tram della loro vita: nebbia densa, mostri che gli danno la caccia e un senso di stanchezza inizia a pervaderli. La fuga è pazzesca, non c’è un attimo di respiro e noi lettori siamo in balia delle stesse identiche emozioni di Gabriella e Claud: confusi, stanchi, impauriti. Stanno impazzendo? Quelle enormi creature bipedi non possono essere vere, giusto? Stanno lentamente andando alla deriva incapaci di darsi una risposta sul perché tutto questo stia accadendo a loro. E poi… un giaguaro e un guardiano di una casta sacerdotale antichissima si ergono per difenderli. 
Il preludio di un’avventura incredibile inizia già a sfiorarci. 
La prosa è ricca, spumosa di tanti avvenimenti e personaggi che si muovono all’interno della storia, rendendo vivido il mistero che arde tra le pagine, preannunciandoci una lettura colossale. C’è un giusto equilibrio all’interno della narrazione: un’ampia nota descrittiva che definisce e arricchisce le scene, un tono antico e pomposo di parlare che si scontra e si mescola con il sarcasmo, l’incredulità e il pizzico di follia che i nostri protagonisti immettono nella prosa, sporcandola e dandogli quella giusta dose di realismo (soprattutto le sbraitate di Gabri). 
Una cosa inizia ad apparirci chiara: alcuni Numi si sono reincarnati, la Guerra Santa è sull’uscio, pronta a sconvolgere tutto. Le premesse sono elettrizzanti, lo so, ma ancora il bello deve venire!
I personaggi secondari sono ben delineati: Vanan, Mat, Lycia (anche se Truce Eminenza mi piace molto di più), la triade Alyssa, Meli e Hilary e molti altri. Ma ovviamente a splendere sono i nostri due protagonisti, ben caratterizzati. 
  • Gabriella, un’atea che si scopre essere la reincarnazione di una dea atzeca, Itzpapalotl, farfalla d’ossidiana. È una scelta fantastica che rende il suo personaggio ancora più frastagliato: non credere a nulla di spirituale eppure lei stessa è la prova di essere qualcosa di impossibile. Colma di collera è magnifica. Ma Gabri è anche orgogliosa, schiva, che tenta di tenere tutti a portata di braccio, mai troppo vicini per incatenarla. È un personaggio che non risulta sempre simpatica e ti conduce all’esasperazione, ma forse è proprio questo non mitigare i difetti che la rende una protagonista assai vivida. Impossibile da ignorare. 
  • Claud, è il dio egiziano Thot, ibis blu. Un personaggio posato che cerca sempre di razionalizzare tutto. In lui risplende la sete di conoscenza e di giustizia, in un perfetto equilibrio matematico che gli dà sempre una risposta certa. Claud è un protagonista onesto, di quelli in cui ti imbatti e sai già che in lui c’è insito l’eroe che non vuole avere riconoscimenti, quello che prova ad aiutare, limare, rischiare, rimanere. Rimanere è una delle cose più difficili che dovrà fare, ma Claud affronta tutto con una limpidezza disarmante. 
Sia Gabri che Claud sono dissimili e lontani, eppure, vicini in un legame che non capiscono fino in fondo, combattendolo, ignorandolo, logorandolo. 
E qui parliamo anche delle Belve: fantastiche! Creature bipede che possono diventare enormi, capaci di combattere in modo unico, sono fedeli servitori dei propri dei, con cui hanno un legame incommensurabile. Manaxtla è il giaguaro di Gabri e Atume-Maatra è il coccodrillo di Claud. 
Ma ci sono molte più Belve che animano le pagine: serpente, leone, cavallo, cane…tutti terrificanti e bellissimi. 
I nostri due protagonisti faticano ad accettare il loro essere divinità e avere dei fedeli che cercano di aiutarli e guidarli, gli sembra essere finiti in un contorto scherzo che prima o poi rivelerà una falla. Sia Gabri che Claud viaggeranno dall’Egitto al Messico per apprendere e risvegliare i propri ricordi. C’è scetticismo in loro con cui si difendono, ma ben presto gli eventi, i rituali, le difficoltà e le sfide pian piano spezzeranno come argilla le loro verità e riveleranno rimasugli di immortalità che scintillano di vecchie promesse
Le descrizioni sono stupende, come tanti fili colorati che vengono intessuti insieme con maestria. L’immersione avviene in maniera spontanea: camminiamo nel magnifico tempio di Kuscata colmo di geroglifici e luci che risaltano l’oro; e ancora il tempio messicano colmo di numerosi teschi ghignanti, dove troviamo i guerrieri dalla faccia dipinta con i macuahuitl. Ma non solo, avvertiamo anche l’incenso, una spiritualità impalpabile che si fonde in un culto appassionante e quasi irrazionale, magia, voodoo, altari pregni di sangue e offerte, danze sudate che bruciano dentro. 
Oltre l’originalità della storia, si sente l’impegno dell’autore nel lavoro di ricerca; infatti sono presenti molte divinità differenti, greche, egiziane, babilonesi, giusto per citarne qualcuna. Inoltre, la caratterizzazione di tutto l’aspetto degli déi è studiato bene, rendendo il romanzo squisitamente complesso. Guerrieri, campioni sacri e sacerdoti che agiscono compiendo piccoli miracoli richiedendo i poteri ali déi. Gli stessi déi attingono dal loro potere, che cresce da coloro che li adorano. La differenza, come dice un personaggio saggio all’interno del libro, sta probabilmente nel coraggio di poter compiere miracoli impossibili a sfidare entità superiori. Gli Déi hanno il coraggio dovuto?
Tuttavia, per operare i miracoli devono seguire delle regole ben precise, rese attuabili dalla conoscenza di rune, gesti e segni. Nel frattempo, la storia diventa ancora più dinamica, espandendosi; e l’autore è bravo a farci respirare l’incertezza che stride nelle pagine, la volontà di dover andare avanti ad affrontare le difficile sfide, il senso di immortalità che sfiora i protagonisti provocando una paura e un senso di alienazione che taglia in profondità, e in tutto questo la guerra che si agita nelle diverse nazioni, adesso si fa più vicina. 
Inoltre, c’è anche una nuova complessità che agguanta i nostri due protagonisti: lo scoprirsi divinità cambia tutto nella vita di Claud e Gabri. E se da una parte c’è una sorta di elettrizzante frenesia nello scoprire adoratori che cercano di soddisfare ogni loro piccola richiesta, dall’altro si crea un muro quasi invalicabile, che diventa sempre più asfissiante. Gabrielle non viene più vista per quello che è, il suo io viene oscurato senza dargli una scelta: al suo posto c’è la dea atzeca, assetata di vendetta e capace di miracoli. Se si dovessero mettere al confronto è ovvio chi la gente sceglierebbe, giusto? 
La stessa medesima cosa accade a Claud. È difficilissimo dover far convivere l’umano con l’immortale, collidono due vite di ricordi e sensazioni che a volte diviene semplicemente insostenibile.
Eppure, non si può negare ciò che sono… e Gabri e Claud lo scopriranno a loro spese. 
La storia è vivace, sensuale, inquietante. E procede ad un ritmo ben mantenuto per tutto il romanzo, non c’è un momento di respiro. Le diverse divinità si muovono leste e furbe, giocando con le potenze del globo per sistemare al meglio la loro scacchiera, in attesa dell’inizio della battaglia. E nel mentre i nostri due protagonisti prendono destrezza e fiducia nella loro riscoperta natura. Claud dona miracoli tentando di aggiustare l’equazione di fame e povertà nel mondo. Dall’altra parte, Gabri fa il suo, elargendo giustizia ai peccatori, nel suo modo unico colmo di ira e paura, che le annebbia i sensi. E qui come no mai appare chiaro il loro rapporto: due parti che si potrebbero incastrare bene
Entrambi anelano l’altro, un punto sicuro, una certezza ferma in un mondo che si sta muovendo troppo in fretta. Ma sembrano anche essere agli opposti e forse è proprio per questo che si equilibrano insieme. Claud è razionalità e saggezza, Gabri è ira e violenza. L’uno non potrebbe esistere senza l’altro. Ed è eclatante e fantastico in quanto questa ambivalenza si riflette anche nei colori assai rivelatori delle cover dei romanzi: Claud è giallo, oro che riflette energia, calore, vitalità, promessa di crescita; mentre Gabri è rossa, rubino denso di passione, rabbia, aggressività, pericolo e vincolo di potere. Ho adorato questa chicca, che si comprende solo dopo esserci avventurati tra le pagine e conoscendo i suoi protagonisti. 
In Il dito sulla corda  i temi presenti nel romanzo spiccano attraverso i suoi personaggi e rendono la storia assai conturbante. La ricerca di se stessi, il poter abbracciare un’identità che si sente propria. Il bene e il male in una danza forsennata, come una moneta che gira, gira e gira incapace di arrestarsi davvero su una parte. E poi, l’amore, la lussuria, la tristezza, la rabbia che sporca tutto, trascinando i personaggi nella sua inarrestabile morsa. Claud e Gabri riflettono la complessità di un chiaroscuro che ancora non abbiamo compreso in modo completo. Entrambi sono affamati e divorati da una solitudine che non si riesce ad esprimere. Hanno paura di diventare ciò che odiano e lo dimostrano in maniera differente
Claud vuole provare a se stesso che non è come il padre, mettendo avanti dunque il benessere altrui. Gabri vuole spezzare la cattiveria empia degli umani ma così sta rischiando di diventare un mostro. Dov’è la giusta somma? Quanto è abbastanza? Non lo sappiamo, loro procedono senza un manuale di guida, cercando di imprimere ciò che sentono, perché è la cosa più veritiera, senza artifizi. 
Così un altro interrogativo irrompe nella scena con forza: gli Dei sbagliano? 
Lentamente ma inesorabilmente tutto precipita, la guerra inizia a maturare: stati che cadono, città arse, Belve che sovrastano palazzi e un terrore bianco che acceca. E i nostri due Indeterminati erano uniti ma adesso si ritrovano spezzati, come un filo indebolito che non sembra avere più forze e attende solo di essere brutalmente reciso
I numi assetati di fede e adorazione, riti che vengono intessuti con cura, una sorellanza femminile che ribolle, stregoneria che si avvinghia alla storia, rendendola propria. Ci sono scene di lotta serrata e incredibili, dove il sacro e profano cozzano tra di loro, schiere di morti che si rialzano, come marionette fredde, golem immensi che avanzano, carrarmati e soldati che riempiono gli spazi vuoti, con spari e bombe. C’è miseria, terrore, morte e vendetta, l’autore li infittisce così bene che ci sono momenti descritti in modo cosi vivido e concitato che ci mastica semplicemente il cuore. 
C’è la certezza di star precipitando e non possiamo fare null’altro che arrenderci alla sua caduta. Il libro si chiude in un alta nota di sofferenza, avidità umana e incomprensione. Tutti gli Déi si scoprono fragili, in balia di emozioni crude, pronti a fiamme, tempeste e cenere
Ho amato la complessità di questo primo volume e la sua capacità di sorprendere sempre, anche quanto si pensava di aver capito tutto.
La guerra santa è sul baratro, un piccolo passettino e scopriremo la sua devastante portata. L’hype per il volume conclusivo si respira a pieni polmoni.

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