Zenith

 


Autrice: Azzurra Pasquali

Titolo: Zenith. II vol autoconclusivo della serie StellariaVerse

Trama: In un futuro lontano, il Concordato Stellare spinge le sue astronavi nello spazio profondo per occupare i pianeti abitati da altre specie. Lexa ha vent’anni, è una delle migliori elettromeccaniche dell’avamposto del Concordato su cui lavora, e sa soltanto quello che non è. Serak è il solo pianeta che le è sempre stato proibito e, convinta che le risposte al suo tormento si trovino proprio lì, lascia tutto per dirigersi nell’unico posto che potrebbe dirle chi è. Non sa che la sua presenza potrebbe mettere in pericolo chiunque le stia vicino e fare a pezzi ogni fragile equilibrio politico. Ki-Vort sopravvive nel deserto infuocato di Serak da quando era bambino, cacciando le macchine biomeccaniche che solcano le dune. È segnato dalla guerra civile che ha devastato il pianeta e straziato da un errore del passato che non riesce a perdonarsi. Ha molto da nascondere agli schiavisti che lo stanno cercando, e molto da proteggere. Lexa e Ki-Vort non si sarebbero mai dovuti incontrare. La logica vorrebbe che non collaborassero, né che lottassero fianco a fianco per sopravvivere. Ancor meno dovrebbero provare sentimenti l’uno per l’altra. Eppure Serak sembra avere altri piani.

Pubblicazione: Editoria Indipendente

Prezzo di copertina: 16,99 euro (disponibile anche versione kindle a 4,99 euro)

Recensione.

Lo StellariaVerse si allarga: dopo la meraviglia di Stellaria, l’autrice torna a emozionarci con un nuovo volume che fa parte dello stesso universo che abbiamo imparato ad apprezzare, con personaggi e storie differenti. Un nuovo volume autoconclusivo che promette una baraonda di emozioni: Zenith
Un planetary romance dual pov con bei elementi di fantascienza, un pizzico di spicy e tanta dinamicità. Ponendo al centro l’agognato, temuto e sofferto, desiderio di scoprire chi si è. 
Pronti a tornare nel Concordato Stellare? Andiamo!
Siamo immediatamente attirati dalla scena di fronte a noi, ci troviamo in uno spazioporto, pieno di gente che ha fretta di andare in direzioni differenti. Tra questi spicca la nostra protagonista, Lexa, angustiata da una decisione che potrebbe cambiarle la vita: imbarcarsi o meno sulla Borealis per giungere ad un pianeta sconosciuto ma a lungo anelato. È l’inizio di un’avventura scaturita dal desiderio celato ma mai assopito di scoprire le sue origini. Lexa sale a bordo
Nello stesso momento, lontanissimo, nel pianeta che è la prossima meta di Lexa, ci imbattiamo in Ki-Vort, un serak che si destreggia nel deserto inospitale, caccia le macchine biomeccaniche e sopravvive, nascondendosi, dopo che la guerra civile ha segnato profondamente il pianeta. 
La narrazione è articolata, ampia, graffiante, come sabbia che scricchiola sotto i piedi, capace di evocare la bellezza scintillante di una notte colma di stelle. 
Zenith dà la sensazione di un viaggio pazzesco che è determinato a cambiarti. Spoiler: accadrà.
Ricordo che i romanzi dello StellariaVerse sono entrambi autoconclusivi, ma per chi avesse letto anche il precedente la fruizione di questo secondo romanzo sarà molto più godibile (prepara il cuore, lettore, PREPARA IL CUORE!). 
Zenith è ambientato circa vent’anni dopo gli eventi di Stellaria, dunque, chi ha letto il romanzo ricorderà sicuramente il pianeta Serak, dove il Concordato ha preso potere, bandendo la stirpe reale, le Ancelle e il Bacio della Tentazione, pratica usata dai Serak per guarire dalle proprie ferite usando l’energia vitale di un essere umano… consumandolo. La trama è intrigante ma quando i nostri due protagonisti si incontrano la scintilla esplode e la storia prende ritmo in modo molto veloce: Lexa rappresenta tutto ciò che Ki-Vort rifugge, e Ki-Vort rappresenta il mistero a cui Lexa vuole disperatamente avvicinarsi. È una contrapposizione bellissima che ci fa sentire in modo più nitido questi due personaggi. 
Si incontrano a Rakdav, il cuore di Serak, una città deturpata dalla guerra civile, adesso adornata dal colore blu del Concordato. È una città di livelli: l’apparenza e ciò che si cela dietro, Ki-Vort è abituato alla sua aura sinistra, scende nei vicoli via via più stretti, con imposte sbarrate e una disperazione fredda che si incolla ovunque e si vede riflessa nei colori dei tatuaggi degli altri serak, almeno da chi non li nasconde. Lexa ne ammira il castello e l’arena, dove è permesso agli umani in visita di stare, guarda tutto con curiosità eppure… ciò che vede sembra quasi trasandato, sciatto, quasi come se non avessero importanza le vestigi di una razza diversa da quella umana. 
Per una serie di eventi, entrambi, finiscono prigionieri su uno sprinter nel deserto mentre vengono condotti dal temuto Collezionista, Narang, di cui il nostro serak conosce purtroppo bene. Sebbene siano un po’ restii a fidarsi l’un l’altro c’è qualcosa di quieto tra di loro che li spinge a spalleggiarsi a vicenda. Un misto di curiosità e bisogno di proteggere. Ne siamo conquistati. 
Il world building è raffinato, amplio e capace di sapersi approfondire al bisogno. L’ho amato, è un punto di forza incredibile in quanto arricchisce le scene, rendendole nitide, e allo stesso tempo da la sensazione di profondità nel contesto. Ad esempio, parliamo di Serak, il gioiellino descrittivo di questo romanzo. Ti si spalanca davanti agli occhi e rimani accecato dalla sua terribile bellezza, che pare una ferita fresca che non smette di catturare lo sguardo. La predominanza dei colori caldi, le grandi dune dorate che sembrano infinite, il vento sferzante che rende i chicchi di sabbia proiettili affilati, il calore che non da sollievo alla pelle, il cielo terso sopra che ti da la sensazione illusoria di quiete. E poi, il pericolo che guizza al di sotto: macchine evolute tra tecnologia e biologia, libere e senzienti, semplicemente micidiali, come gli squarciasabbia. E ancora, gli speroni aguzzi di rocce che fino all’ultimo possono essere celati nella morbidezza della sabbia. 
Tutto in Serak è affilato e splendido, complesso e silenzioso. Una polveriera che anela solo la miccia. Corruzione, rabbia, odio, vantaggio, sopravvivenza, la legge del più forte, tutto viene respirato dentro questo pianeta e noi lo viviamo in due diversi modi che ci danno una visione completa, gli occhi navigati di Ki-Vort, disincantati ma allo stesso tempo estremamente legati alla terra inospitale, e quelli freschi, avidi e colmi di meraviglia di Lexa
E così scopriamo che a seguito della guerra civile, e di ciò che ha comportato, sono pochi i serak che mostrano con fierezza i colori di appartenenza dei propri tatuaggi, che ricoprono il corpo e il viso. La maggior parte di loro li cela venati dal sangue di macchine, un nero lieve ma rigido che sigilla i segreti. Proprio come Ki-Vort. 
In Zenith capiamo i meccanismi che animano la storia, le fazioni che dividono il pianeta, chi detiene il potere, chi lo rifugge e chi vorrebbe strapparlo agli altri per averlo a sé. E sopra tutto spicca un Concordato che dovrebbe amministrare il paese conquistato… ma lo fa in modo svogliato e intimorito che causa screzi, affari sottobanco e una legge che fuori dalla capitale perde consistenza. Infatti, i nostri due protagonisti, sono condotti da un capo di guerra che anela più potere, crudele, pronto a giocare con le proprie prede. Ki-Vort e Lexa sono prigionieri in una roccaforte insidiosa, piena di nemici e astio, e i loro segreti minacciano di essere afferrati e rivelati. 
C’è un’atmosfera tesa, cupa, che rende il ritmo di storia più incisivo, al limite. E qui ci rendiamo conto che l’intero Serak è come una brace quieta che continua ad ardere e attende solo il giusto soffio per riavviare la propria fiamma. I nostri due protagonisti si trovano in mezzo alla tempesta che inizia a sollevarsi con forza. E parliamo di loro. 
Due protagonisti quasi agli opposti e allo stesso tempo speculari. Lexa cerca di capire chi è, di contro, Ki-Vort fugge dal riconoscersi. Un umana e un serak possono identificarsi l’uno nell’altro? L’autrice ci conduce nei meandri dei nostri personaggi in modo sublime, riuscendo a caratterizzarli bene senza nessuna fatica. Iniziamo a carpire cosa c’è oltre la loro facciata, cosa li anima davvero, quello che temono, quello che desiderano. E forse è proprio questa stretta vicinanza, costretti dagli eventi, che si ritrovano ingarbugliati tra di loro, confusi, affiatati…legati
Scopriamo ad esempio che Ki-Vort è mosso da un desiderio taciuto di redenzione che viene rappresentato da Lexa, come una ferita ricucita ma che continua a tirare senza dare pace. E per Lexa, questo serak dai tatuaggi nascosti di nero, simboleggia il sogno di poter toccare con mano una realtà che le è sempre stata preclusa, tenuta lontana, senza che a lei venisse data parola di scelta. 
Lexa si sente insignificante, si adatta per passare come invisibile, eppure, è arguta, capace, intelligente, testarda. È una elettromeccanica di talento che adora le sfide giornaliere del proprio lavoro. Avvertiamo bene il suo sentirsi spaesata in una Galassia enorme non ha trovato il suo posto, in una famiglia grandiosa, dove ognuno conosce il proprio scopo, lei si sente alla deriva. È un tratto che riveste e spinge il personaggio a cercarsi, a scovare qualcosa che possa farla davvero sentire a casa, una caratteristica che ci fa sentire Lexa incredibilmente vicina a noi, reale. Capiamo bene la sua irrequietudine perché almeno una volta nella vita abbiamo provato anche noi quella spinta e paura di non trovare il proprio posto in un mondo che sembra già avere tutto omologato. Lexa è bisogno di sapersi identificare per poter avere stabilità
Dall’altra parte, abbiamo Ki-Vort, estremamente intenso. Credo che questa parola lo definisca bene, è vibrante in tutto ciò che fa, anche il modo silenzioso in cui si pone sconquassa l’altro con la sua presenza forte, temibile, impossibile da ignorare. Eppure il nostro serak, come Lexa, in una situazione ovviamente un po’ diversa, è alla deriva, cercando di arginare problemi che ad un certo punto diventano troppo grossi da gestire e nascondere. 
Entrambi affannano ad adeguarsi, tentando con tutte le loro forze di non far trasparire il tumulto interiore che si agita dentro, ma la tempesta è già annunciata, sebbene loro due cerchino di ignorarla è impossibile rimanere immuni. 
Adoro la penna sinuosa e descrittiva dell’autrice, le metafore, i momenti dove prevarica l’incertezza e quelli deliziosamente tesi, tutto viene raffinato per farti avvertire al meglio le scene e lo spettro emotivo che porta con sé. Mi sono sentita piccola e spaesata nell’entrare nell’Ardenat, ammirarla nella sua sinistra bellezza, sentire l’incertezza imponente della sala del trono e il vacillamento peculiare che ci afferra in gola nel percorrere i suoi labirinti di roccia che celano segreti, memorie e… cadaveri. 
La meraviglia unica delle dune che abbracciano lo sguardo da ogni dove, immense, temute, dove la natura selvaggia del pianeta può sfogare e sorprendere. E ancora, il covo di Ki-Vort che pulsa di colori, di vita, di resistenza. Lontanissimo da tutto, sormontato da rocce calde che lo custodiscono e da un cielo blu dove spiccano i mille teli vividi che ondeggiano col vento, dando un mormorio pulsante di vitalità. È il luogo che ho amato di più, contornato da tanti piccoli avvenimenti e personaggi secondari. Un cuore che pulsa di energia e ribellione e si riflette negli occhi grigi di Ki-Vort
Ma l’attrattiva elaborata di Zenith non si limita ai suoi personaggi e a una storia ricca di dinamismo, ma anche ai temi principali che articolano la storia. Innanzitutto, il diverso che non deve fare paura. Serak e keleth (ehm, volevo dire umani!). Due razze differenti che si guardano con sospetto e una nota aspra di superiorità, di cui entrambi credono di avere il primato,  la divisione tra le due razze è netta e guai a chi la supera. Ma come l’autrice ci ha già dimostrato in Stellaria la divisione è una scelta a cui si deve prendere atto e si può benissimo superare. 
Ki-Vort e Lexa si studiano ma non c’è odio tra di loro solo per il semplice fatto che siano due razze diverse. Non c’è differenza in quello che provano. E superato questo piccola ma potente verità le somiglianze abbondano, si ritrovano come due superfici che si specchiano l’uno nell’altro, accettando le differenze che incorrono come qualcosa di giusto, di normale e di cui nessuno si deve vergognare. 
E in un posto speciale nel romanzo, di cui non parlerò molto per evitare spoiler, vedremo la possibilità in cui i serak e gli umani convivono, condividendo tutto, imparando a conoscere il diverso, amalgamandosi e scoprendo di avere i stessi sogni, le stesse paure, lo stesso cuore che batte. 
Un altro tema radicato nel romanzo è la spinta di scoprirsi. Di cercare un’identità che ti soddisfi. Lexa dà il via alla storia tentando di capire di più su di sé, lo fa con paura ed euforia, con i sensi di colpa verso la propria famiglia, eppure è una spinta a cui non può più sottrarsi. Conoscere se stessi è la cosa più bella e complessa che ci sia da fare, un viaggio che è sempre un incognita e la nostra protagonista ci farà emozionare parecchio nel suo percorso sofferto e costruttivo, dove scoprirà parti del proprio carattere che sono sempre stati sopiti. E liberandosi dei costrutti altrui, delle parole rudi che le si erano incollate addosso soffocandole, Lexa rinasce. 
La trama, nel frattempo, procede spedita. Dopo tante lotte, fuggi e sopravvivi, ci sono pagine di comfort, i protagonisti trovano una parentesi quieta dove è innegabile il loro bisogno di stare vicini l’un l’altro. I dettagli, ah, i dettagli mi hanno fatto impazzire! I piccoli momenti fisici che ti fanno diventare dipendente dalla storia. Una mano che cerca, un senso di sicurezza tra braccia forti, uno sguardo che quieta l’altro, un braccio che sfiora. Semplicemente la presenza altrui che dà solidità ad eventi cruenti dove tutto appare incerto. Sono stati tantissimi i momenti del genere che mostrano come entrambi i protagonisti si accendono e si ancorano dal contatto reciproco. 
Zenith è un miscuglio che salta subito all’occhio, vetro, roccia, sangue e qualcosa di più profondo, più ancorato, più intimo. Come la presenza solida di Ki-Vort, una certezza a cui ci abituiamo con molto piacere (la mia crush su di lui continua ad ardere!) o come la resilienza incredibile di Lexa, che nonostante tutto non si fa piegare dagli eventi. 
E qui voglio aprire una piccolissima parentesi: apprezzo immensamente come la scrittrice sa donarci sempre dei personaggi femminili badass che danno tante, ma proprio tante, soddisfazioni. È bello vedere sfumature di coraggio diverse in ognuno di loro, dimostrando come essere forti non è una strada singola. Se Faith, protagonista femminile di Stellaria, era indomita, fiera e resistente, Lexa mostra un’intrepidezza differente, più sottile e sfuggente ma che non si spezza mai. Mai. E quanto orgoglio regalano ai lettori appassionati! 
A tal proposito anche i personaggi di contorno sono ben inseriti, tra tutti, per me, spicca Valka (dovrebbe avere una storia a sé!) energica, brutale, spigliata. Ho ridacchiato tanto per i suoi commenti sempre ben mirati e non si può non rimanere incantati dal suo istinto di guerriera feroce, che si nota ad ogni guizzo dei suoi muscoli, dal suo portamento battagliero. 
La storia è una diga che si spezza: veniamo sopraffatti dallo scaturire degli eventi che si incastrano tra di loro, provocando un terremoto di emozioni incredibili, e al centro di questa furiosa burrasca ci sono sempre loro due. Ah, lettore, preparati perché l’autrice sa giocare con i nostri sentimenti
Il romanzo sa connetterti ai suoi colori, la storia è tutto un giallo sabbia dorato e un rosso sangue che spicca. La prosa stessa si fa lama come una fendi vita, brutale, affilata, scintillante. E avvertiamo lo squarcio, il desiderio di reclamare sangue, l’odio che sgorga, la vendetta che fuoriesce dai suoi argini e un sentimento forte che desidera radicarsi. 
Ki-Vort e Lexa sono forgiati per stare insieme, luccicano come il chiarobagliore e si accendono come la tintura di fuoco. Una scintilla che diventa fiamma ed è ben avviata per diventare una tempesta di dimensioni epocali (Certe scene vivono ancora dentro la mia testa, ventiquattrore su ventiquattro). 
Ma c’è altro, è bellissimo leggere e AVVERTIRE la tensione tra i due, il desideri odi stringersi all’altro, lo sguardo languido, la mano che trema mentre si accarezzano i tatuaggi sul viso del serak. L’autrice non ci da solo una splendida attrazione, ci porta due protagonisti che impattano l’uno sull’altro con forza, e attraverso questo meccanismo conoscono parti di se stessi che non avevano mai preso in considerazione o accettato. Si affinano, c’è una volontà di voler migliorarsi per l’altro, che non viene mai esposto a parole coincise, ma lo sentiamo dai tentennamenti, dal sospiro rilasciato piano, dal cuore che accelera. Ma… tra loro ci sono anche segreti pronti ad esplodere. 
Cose non dette che iniziano ad affaticare un rapporto genuino. Ki-Vort si cruccia per non poter essere “compatibile” per Lexa, e Lexa non crede che sarà mai abbastanza per il serak di cui si è innamorata. La penna cambia direzione, conducendoci inesorabilmente verso un tempestarle che ruggisce, ed è qui che assaporiamo la sua nota sensuale e ruvida. Entriamo dentro il caos (anche emotivo) che i due protagonisti creano. Si esplorano, si studiano, si conoscono, si cercano. Tutto è fuoco, ansito, brama, si stringono e sono le loro mani a parlare, i ringhi e i sospiri. Loro due che si travolgono con una forza che scombussola
E anche il lettore trema per la portata devastante di tutto che lo raggiunge. Le emozioni arrivano nette in Zenith. Non c’è sbavatura nel percepirle, anzi, credo che riescano ad impattare ancora di più proprio per il rapporto empatico instaurato con i protagonisti. Avvertiamo bene la paura che stringe lo stomaco mentre ci addentriamo in una piccola e fredda fessura tra le rocce. L’adrenalina che pompa velocissima mentre cavalchiamo le dune. Il desiderio di stringersi tra le braccia dell’altro che è una tortura a cui ci sottoponiamo con piacere. Certi parallelismi con Stellaria che fermano il cuore
Ci sono stati tanti momenti che terrò custoditi. Su uno sprinter inseguiti dai letali Raptor. Una scena di combattimento e una gabbia coinvolti (non dirò di più…anche se ci sarebbe da dire moltissimo!). I due protagonisti che scalano un pertugio tra le rocce, un momento così intimo, vivido, pauroso che rimane tra i miei preferiti in assoluto. E ancora, la festa del vento, in una navetta relitto a conquistarsi e arrendersi. E un paio di altri momenti che non posso anticipare ma che mi hanno commosso enormemente, ecco… diciamo che un folle pilota ha fatto un atterraggio impossibile (AAAAAAAAAH).
Poi la frattura, conturbata dal rosso sconvolgente e bellissimo, che mette in mostra vulnerabilità, incertezze. E da qui gli eventi precipitano veloci, mentre divoriamo le ultime pagine che raggiungono un apice di hype fantastico
Sono proprio questi capitoli finali che rendono tutto più crudo e sensibile, spingendo a lottare insieme, abbandonando le rimostranze, verso ciò che si crede. Verso ciò a cui si è disposti a rimettere in gioco tutto
Zenith è un romance emozionante e uno scifi arguto. Ma non è solo questo, parla dell’insicurezza di non saper trovare il proprio posto nel mondo, del coraggio di provarci e nel brivido folle di combattere per ciò che si ritiene giusto. C’è stata tensione, attrito, lotta, adrenalina, introspezione, sensualità e semplicemente meraviglia per una storia che ha tutto e che è riuscita a fare breccia nel lettore, restando.

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