La rottura della Corda. La Morte degli Dèi vol II conclusivo

 


Autore: Franz Palermo

Titolo: La rottura della Corda. La Morte degli Dèi vol II conclusivo

Trama: La Guerra Santa sta spaccando il mondo. Claud è l’Ibis Blu che può numerare qualsiasi cosa, eccetto le colpe di cui si è macchiato. Gabrielle è la Regina del Dolore che si aggrappa con le unghie alla propria umanità, anche a costo di spezzarsi le dita. I seguaci di antichi culti mitologici li hanno proclamati incarnazioni di divinità che il mondo sembrava aver dimenticato, uniti da un destino misterioso che li ha congiunti in un legame profondo e poi li ha separati ancora una volta, lasciando i loro cuori e le loro speranze in bilico sull’orlo dell’abisso. Ma le insidie si moltiplicano. In una lotta epica tra vendicatori e colpevoli, la triplice dea della Morte è determinata a distruggerli e a sacrificare l’intera umanità pur di placare la sua sete di giustizia. Gli dèi in corpi mortali patiscono le sofferenze di ogni singolo essere vivente e i loro cuori si frammentano di commozione. Gabrielle e Claud si trovano di fronte a una scelta impossibile: salvare il mondo o perdere sé stessi. Nel conflitto tra Casualità e Destino, il libero arbitrio può condurre alla salvezza… o alla perdizione.

Casa editrice: editoria indipendente

Prezzo di copertina: 16,97 euro

Recensione.

La rottura della corda è il volume conclusivo della dilogia La morte degli Dèi firmata da Franz Palermo, un urban fantasy ricco di mitologia e innovazione che rende la fruizione dell’opera assai godibile (anche per i traumi? ). Lo dico fin da subito: questo volume finale è epico
Pronti ad affrontare i capricci degli Dei?
Riprendiamo gli eventi dove li avevamo lasciati in Il dito sulla corda, il volume precedente, ovvero: nel baratro. La Guerra Santa infervora e distrugge il mondo in un campo di battaglia gigante, dove le forze politiche, i miracoli, le distruzioni, i sacrifici tutto viene conteso dalla volontà dei Numi
Niente era mai parso così incerto…anche i nostri due protagonisti Indeterminazione, che non sono più uniti come un tempo, c’è troppo che scorre tra di loro che li agita e li rende distanti, mentre aiutati dalle forze giapponesi mirano a riprendersi il Messico. 
Ma se c’è una cosa che abbiamo imparato riguardo a questa storia è che nulla è come te lo aspetti. E infatti… La prosa rispecchia questo tumulto iniziale, accentuando un’afflizione che scorre veloce tra le pagine mentre seguiamo con avidità le scelte dei personaggi coinvolti, inaspettate e insolite.
Se nel primo volume la Guerra Santa si era delineata bene qui ne assaporiamo tutti i suoi bordi spigolosi, le forze in gioco sono essenzialmente tre: la temibile Triade, la dea Ecate reincarnata in Alyssa, Meli e Hilary; i due Indeterminazione e la dea babilonese Ishtar. 
I dubbi sono rivoli che creano crepe e fratture in un terreno già fragile, pronto forse a soccombere. Le domande iniziano a stuzzicare anche i protagonisti: Perché si deve per forza combattere la guerra? Cosa accadrebbe se ci si rinunciasse? Qual è il motivo che si cela dietro a questo odio tra gli dei? C’è un filo che è sempre stato davanti ai nostri piedi ma non ne abbiamo capito, ancora, la devastante portata della sua rivelazione. 
  • Ma andiamo ai nostri due protagonisti: Gabri, dea Azteca, Farfalla di Ossidiana, Regina del Dolore, tiene stretto un furore che non vuole lasciare andare, nemmeno per un attimo. È lo scudo di furia con cui si ammanta per non vedere le vulnerabilità e desolazioni. A tratti, l’ho trovata estremamente insopportabile (soprattutto nella prima parte!) ma apprezzo che sia un personaggio che rimane fedele a se stessa, non viene ammorbidita da futili pretesti di trama: arriva letale e intransigente. Gabriella è così, un paradosso che continua a spostare continuamente i suoi pezzi per evitare di farsi comprendere. 
  • Claud, dio Egizio, Ibis blu, Re di Saggezza devastato dalle troppe parole cattive che le ha vomitato addosso Gabri, eppure, incapace di lasciare andare. Un dio reincarnato in un uomo che si trova totalmente innamorato di una Dea caparbia e crudele. In lui si rimestano tantissime emozioni translucide, che sembrano conteggiarsi, incapaci però di arrivare ad una soluzione ad un'equazione che è sempre macchiata dalla potenza di un sentimento di cui ancora non ne comprende bene le radici
Le premesse dunque di questo secondo volume sono colme di aspettative che l’autore riesce sempre ad incontrare, una ad una. Estasi che stordiscono, rabbie che ancorano, sacrifici che nutrono. I numi si muovono, accumulando potere e miracoli, e pensando alla prossima strategia da attuare. 
Il romanzo è colmo di emozioni crude che vengono veicolato con una nitidezza incredibile: sentiamo l’affaticamento di corpi mortali che tentano di tener testa a spiriti imperituri, l’odio che irrobustisce le ossa e spinge ad andare avanti immaginando di assaporare una vendetta dolcissima, la paura di essere in procinto di perdere tutto, vicinissimi ormai al traguardo, e… amore, che annebbia la mente e fa scalpitare il cuore. L’amore che macchia volontà, animi, inganni e destini. 
Nel frattempo, la trama procede spedita, piena di dinamismo complice anche la moltitudine dei personaggi che si muovono all’interno, ognuno con il proprio scopo. Ritroviamo il nostro Guardiano Vanan, la Truce Eminenza, la strega Hilary e l’ingresso di Trevor, un personaggio legato alla Triade. E ovviamente la maestosità incredibile delle Belve dei Numi. Canti di guerra riempiono l’atmosfera del romanzo, barlumi di ira che hanno il colore perturbante e vivace del sangue, creature che vengono sguinzagliate per dare caccia ai nemici, empuse, fossili che riprendono vita (scene molto belle!), malefici e miracoli, sospiri e ringhi, reminiscenze che si fanno strada nella carne mortale ed esplodono in lampi di potere. 
E poi, una tempesta impossibile che irrompe e manda in balia alla sua forza prepotente i nostri due protagonisti, insieme a nuove sorprese, lotte, angosce e… un risveglio. Nel cuore freddo della burrasca che pare voler annientare tutto, Gabri e Claud si scoprono ancora legati. Si cercano, affamati, desiderosi, con una lucida follia che si riflette nei loro corpi sudati e nello sguardo che sente tutto. Un rapporto di morsi e dolore, che sfuma in estati e passione, tutto tinto da una disperazione così solida che non fatichiamo a sentirne il peso. E forse è proprio questo ad unirli in modo così fitto: sono stati insieme fin dall’inizio di questa pazzesca avventura, hanno scoperto insieme il peso dell’umanità, affrontando battaglie e battibecchi, incomprensioni e disillusioni. Così, le domande tornano a stuzzicarci con prepotenza: cosa lega la dea Itzpapalotl e il dio Thot? Perché il loro destino è connesso? 
L’autore è bravo nell’articolare i personaggi che animano la storia, accentuando ombre e luci ancora di più rispetto al primo volume. Le maschere si sciolgono e ne vediamo il nucleo. Gabri orgogliosa, piena di una rabbia che brucia, brucia, brucia senza estinguersi. Claud, disperato, colmo di un afflizione che lo spacca, eppure, incapace di lasciare andare la causa di ogni cosa. Una corda che li lega, li stringe, li unisce, li soffoca, li…annienta
Grumi di incertezza e vulnerabilità macerano la storia, portandoci a vedere i personaggi oltre ai loro ruoli imposti. Ad esempio, in questo volume vediamo oltre la facciata di Vanan, retto e devoto servitore di Thot, e anche Lycia ci farà scorgere qualcosa di suo oltre la cieca fedeltà alla sua Regina. 
La narrazione è ricca, elaborata, con quel sentore di sensuale misticismo e segretezza che la rende avvolgente ma anche al limite. Avvertiamo le contraddizioni, la morte, la paura, l’astio in scene ben gestite, dove la componente descrittiva è fondamentale per riuscire a trasmettere la complessità degli eventi
Le fratture si allungano e un senso di angoscia carica l’atmosfera. In La rottura della corda ci sono temi ben costruiti; si dibatte ancora l’essenza divina e la normalità, si ondeggia tra fede ancorata e il desiderio semplice che tutto sia un sogno. Un contrasto che agita i tumulti interiori dei personaggi, dei numi reincarnati, di due parti divise che non riescono ad accettarsi a vicenda. E la prosa accentua i bordi frastagliati di questo dilemma, che a volte viene reso più manifesto. Infatti, qui c’è una differenza sostanziale tra i due protagonisti. Gabri è ancora legata alla sua famiglia umana, cerca di contattarli per potersi attaccare ad un flebile legame che sappia di normalità e di quiete, nonostante l’ira e il desiderio di uccidere che le preme sulla pelle. Dall’altro canto, Claud abbraccia meglio il suo essere dio egiziano, attenzione, questo non significa che non abbia dilemmi che lo scorticano, ma avvertiamo un Thot più completo rispetto a Iztpapalotl che ancora tentenna, e questa loro decisione si riflette anche sulla capacità di potere. 
Eppure, è innegabile che i due siano macchiati dalla mortalità che sperimentano, ma in realtà, tutti i Numi coinvolti sono alle prese con la forza dissacrante di sentimenti umani che va a sfumarsi nella loro immortalità, nella loro certezza di avere eoni davanti per superare tutto. Ma le emozioni che provano nei loro corpi umani ardono in un modo che non avevano mai sperimentato, seppur adorati come dèi. Ed è proprio in corpi dai mille limiti e dalle forti amplificazioni che gli dei si rendono conto di molte cose: passioni intense, strazi e depressioni, turbamenti e desideri. 
Anche la mitologia in questo secondo volume è abbondante! Adoro come l’autore l’attorciglia alla storia e la unisce alla propria originalità, creando qualcosa di veramente piacevole da leggere… più non posso dire. Scene bellissime! Una caverna in cui riecheggia, come un ululato, una condanna ineluttabile. E tra queste spire lontanissime che si agitano i primi clamori che hanno dato il via a questa storia. 
L’autore è bravo nel portarci nel cuore di tutto, rispondendo ai misteri e alle domande che la dilogia ha formato, tra insidie, sarcasmo e una complessità che rivela tutta la sua potenza man mano ci avviciniamo all’apice. 
Ah, e l’amore! L’amore che anima La morte degli Dei è qualcosa di fantastico, gli dà la primordiale scintilla da cui è scaturito tutto. L’amore disonesto, quello crudele e affamato, quello puro, quello che non vuol sentire ragione. C’è in ogni sfumatura e accompagna il progredire della trama, rivelando nefandezze dettate dal desiderio, deliri ambrati a cui ci si inginocchia, ormai conquistati. E un dio che ha commesso qualcosa di inaudito per poter stringere a sé l’amore anelato. 
La penna si incaglia, dibattuta tra misericordia e collera, con un ritmo che diventa più ferrato e adrenalinico, c’è così tanta imprevedibilità che davvero giri la pagina non sapendo cosa potrebbe accadere! Singulti di disperazione e lampi di divino, discordie che chiudono la gola, gemiti di terrore che lacerano il cuore. Le scene di lotta sono semplicemente sbalorditive, dove le Belve si combattono con una ferocia assurda… ma a primeggiare sono i Numi nella loro folle potenza di Incarnazione, e quanto sono fighe queste sequenze
Non solo, ma anche gli episodi di caos e collera, di sangue e violenza, di urla e rancore, di terra che trema e brucia. Che scene! Che scene! Ci sono certi combattimenti e la concitazione che riveste i passaggi che sono da pelle d’oca (davvero NON CI SONO PAROLE PER DESCRIVERE CERTE COSE). 
La salvezza del mondo quando vale? Sei disposto a perdere te stesso pur di fare la cosa giusta? 
E poi scoppia il pandemonio, arriva veloce come un fulmine che squarci il cielo e scuote la terra. La devastazione della Guerra Santa raggiunge il suo agognato apice: rovina, ira, rivalsa, giustizia, tutto si appanna facendo perdere i suoi bordi netti. Tutto pare confluire, ingrossandosi come un fiume in piena che non si può arrestare. Un delirio di complessi che ci viene reso con una penna struggente, che condanna e rivela i segreti fittamente intessuti di questa storia. Ed ecco che tutto appare più chiaro e completo… ma allo stesso tempo si ribalta con brutalità: distruzione del mondo o la sua salvezza diventa il tarlo di una scacchiera enorme, macchiato dai sentimenti umani che, nonostante tutto, continuano ad ardere dentro i Numi. 
Ci stiamo velocemente avvicinando agli ultimi atti, fatti di devozione e fede, altari di sangue e urla dei morti. E qui tutto diventa ancora più intenso: il sacrificio, dolore, morte, orrore, potere. Un delirio impossibile che ci si delinea davanti lasciandoci semplicemente incantati da tanta destrezza nel costruisce i restanti capitoli.
 Ah, PREPARA IL CUORE. La battaglia finale è estenuante, ricca di follia e trapasso, colpi di scena e strazi di audacia. 
La corda tira. Umani o dei? Salvezza o condanna? Vendetta o amore? Mi dispiace, risulterò ripetitiva, ma davvero non ho parole per descrivere le ultime centinaia di pagine, lo scrittore mostra una capacità narrativa ferrea, piena di descrizioni che sconvolgono e arricchiscono, scene di lotta concitate e ingigantite di epicità e una lucidità di emozioni che strabordano. 
Il viaggio dei personaggi che abbiamo imparato a conoscere e apprezzare è giunto al termine, nuove strade sono in procinto di crearsi. Nuovi mondi, nuove storie ancora oscurate. Lasciamo Gabri e Claud con gli occhi lucidi di chi ha vissuto un’esperienza gigantesca. 
Infine, la corda è stata rotta. Davvero, di più non posso dire per non incorrere a importanti spoiler, ma vi invito ad affrontare in prima persona quest’avventura. 
La rottura della corda è una degna conclusione di una dilogia che ci ha fatto vivere tanto, spesso infrangendosi su scene incredibili che non avremmo mai osato pensare. E forse, è proprio il suo desiderio di andare oltre i limiti, di mischiare odio e amore in modo così fitto, di darci una storia potente dal finale agrodolce che rende La Morte degli Dèi indelebile nel cuore del lettore.

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