Trenta giorni per (non) innamorarsi

 


Autrice: Rebecca Mazzarella

Titolo: Trenta giorni per (non) innamorarsi

Trama: Emma Bennet ha un piano perfetto: una proposta di matrimonio, un futuro scintillante nell’alta società newyorkese e un’esistenza finalmente all’altezza dei suoi abiti firmati. Ma, in una sola sera, le sue certezze vanno in frantumi. Con il cuore spezzato e l’orgoglio a brandelli, Emma decide che è giunto il momento di riprendersi tutto: dignità, carriera e controllo. Ed è così che la sua vita si scontra con quella di Colson Lewis. Arrogante, tatuato, ingestibile, ricco e deciso a tenere a distanza qualunque cosa somigli a una relazione stabile. Colson non crede nell’amore. Emma ci crede fin troppo. Lei vuole dimostrare di valere più di quanto tutti credano. Lui vuole continuare a fingere che non gli importi di niente. E nessuno dei due è pronto a riconoscere che, forse, l’altro è esattamente ciò di cui ha bisogno. Dovranno sopportarsi per trenta giorni. Ma tra dispetti, battute velenose, una scommessa e un’attrazione impossibile da nascondere, i trenta giorni rischiano di cambiare ogni cosa. Perché Emma e Colson sono diversissimi. O forse si somigliano molto più di quanto abbiano il coraggio di ammettere.

Casa editrice: Editoria indipendente

Pubblicazione: in uscita il 23 Settembre

Recensione.

Trenta giorni per non innamorarsi è una rom-com dual pov che si legge d’un fiato! Una commedia romantica dove i protagonisti cercano di sabotarsi a vicenda, dove l’odio brucia veloce e lascia presto spazio a qualcos’altro. 
Rebecca Mazzarella torna con una nuova storia avvincente che punta ad emozionare il lettore (recuperate anche la recensione su Il duplex dei cuori infranti precedente romanzo dell'autrice) e conquista senza nessuna fatica proprio per il suo saper presentare una vicenda profonda ma percepita in modo assai delicato. 
New York, in un piccolissimo appartamento, nel sottoscala di un edificio, condiviso con la hippie Karen ci imbattiamo in Emma, la nostra protagonista, euforica per l’aspettativa della serata con il suo fidanzato Trevor, che sicuramente le chiederà di sposarlo, ma adesso ha fretta di correre a lavoro e deve essere perfetta in tutto, chissà magari presto verrà notata per il proprio talento nell’agenzia immobiliare. Emma sente che tutto sta per andare nel verso giusto, finalmente e fantastica sull’essere moglie nell’alta società e appartenere all’altra parte dell’acquario, che divide i meritevoli dalla gente comune. Se lo merita, si è impegnata al massimo. 
Ma beh, tutto va a rotoli velocemente e in modo eclatante: la nostra protagonista si ritroverà umiliata, col cuore spezzato e l’orgoglio ferito. 
Dall’altra parte,  incontriamo anche la controparte maschile, Colson, ricco, svogliato, dai capelli rosa acceso e fuori dai canoni che la società (o meglio il fratello) cerca di imporgli e… incapace di una relazione duratura. Ma non è importante: ha la fila, se vuole. Colson non vuole saperne nulla della possibilità di legarsi davvero a qualcuno. 
Una crede nell’idea dell’amore e all’altro non importa
Così diversi, quasi agli antipodi, come due universi con un alta improbabilità di incontrarsi: Emma, è appassionata di moda e adora disegnare, fantasticando sulla possibilità di poter creare abiti. Ma è concreta: sa che il lavoro nella Lewis è importante, se fosse notata riuscirebbe ad acciuffare l’opportunità che attende. Colson, ha un segreto, racchiuso sotto chiave, sotto i tatuaggi intricati di cui è ricoperto, come se volesse far perdere di proposito chi osa avventurarsi oltre
I giorni sembrano tutti uguali, astratti, incolori. Eppure, il destino li mette in rotta di collisione. Nasce quasi per gioco insieme al suo amico Jack e Trevor una sfida che pare ardua per il nostro Colson: resistere per trenta giorni senza portarsi a letto nessuna donna, soprattutto quella designata dagli amici….e qui capita Emma! Oh lettore, credimi questo non è che uno sfarfallante inizio! 
Sì, perché il giorno dopo per intercessione del grande e inarrivabile capo a lavoro, Emma, ottiene l’occasione che sperava: la possibilità di far carriera. Beh…ecco, prima però dovrà diventare per un mese l’assistente di …Colson, il fratello scalmanato, e tentare di fargli rispettare tutti gli impegni. Una sfida che sulla carta appare facile. 
Insomma, cosa potrà mai andare storto per soli trenta giorni? Oh, preparate i pop-corn! 
La prosa è subito magnetica, vaporosa, sarcastica, vivace. Abbiamo appena iniziato ma già siamo totalmente catturati da questi due protagonisti così energici e pronti a darsi battaglia.
L’autrice sa regalarci due protagonisti incredibili, che fanno scintille in modo immediato! Colson, infatti, ha tutti i propositi per rendere alla sua nuova assistente la vita difficile, la tratta come una spia del fratello e gli mostra il suo lato spietato e freddo. Emma, dal canto suo, non può demordere! Ha bisogno di questo lavoro, di qualcosa che finalmente vada bene senza brutte sorprese. Intelligente e determinata renderà pane per focaccia. 
L’inizio traballa di sfiducie, curiosità e desiderio di far gettare la spugna all’altro. È tutta questa energia si sente bene: due persone costrette a condividere lo spazio e le giornate, pronte a saltarsi alla gola alla minima debolezza. Oltre l’irascibilità, il disprezzo, la volontà di voler allontanare l’altro c’è un nucleo di vulnerabilità ben nascoste alla vista, un sentimento timido che ha messo radici e vuole solo sbocciare. Ma nulla è semplice. Credo che una delle maggiori attrattive alla storia sia proprio il farla percepire in modo stratificato, l’autrice è bravissima nel darci una visione complessiva di ciò che accade e i sottointesi che pesano sui protagonisti. 
Nel frattempo, le dinamiche della trama continuano a mescolarsi tra di loro in un mix irresistibile: la sfiducia tra Emma e Colson che sembra appesantire anche le azioni più basilari, la minaccia costante del fratello, l’ex della nostra protagonista, le sfide quotidiane che sembrano allontanare e avvicinare i due protagonisti in una danza continua, fatta di sprazzi colorati e grigio lavoro. 
L’odio tra loro due appare quasi forzato, come se entrambi dovessero impegnarsi per rendersi antipatici all’altro e ricordarsene. Tra battibecchi, scherzi crudeli e piccoli momenti di quiete, la linea di confine inizia a pasticciarsi. La rabbia e l’indifferenza sfuma in qualcosa di più intimo, che li macchia entrambi. 
Lui promette di umiliare Emma ma poi la avvolge con una tenerezza che non credeva possibile. 
Lei promette di essere una minaccia pericolosa alla stabilità di Colson ma poi c’è calore nei suoi gesti.
Si confondono, si cercano, si respingono. 
Vediamoli da più vicino i nostri due protagonisti che movimentano la storia in modo incredibile: 
  • Emma è esuberante, determinata, si nasconde dietro una patina di superficialità e aspettative elaborate. Rincorre il sogno di una vita perfetta che forse non ha mai neanche attenzionato da vicino; ed è per le grandi delusioni della sua famiglia e un vuoto asettico della relazione con Trevor che tace il nervosismo, le delusioni e cerca di levigare i bordi più taglienti, continuando a sorridere e pensare che sarà ricompensata se farà la brava perché le cose per funzionare ci si deve impegnare. Ma poi… Trevor la lascia, come se non valesse nemmeno un riguardo. E tutto quello che credeva Emma si ribalta, le certezze scivolano e domande che fanno male diventano spille a cui non può sottrarsi. 
  • Colson è freddo e poi caldo. Stronzo da manuale ma con qualche sottofondo che provoca discordia dall’immagine che ha perfezionato. In lui c’è una pesantezza di cui non riesce a liberarsi, o forse ha paura di farlo, e allora la trascina con sé, giorno dopo giorno, affossandolo. Colson si rifugia nei toni grigi di cui è circondato, se mantiene la sua facciata nessuno noterà i colori che ribollono di sotto. 
L’autrice sa come emozionarci e non ci da un attimo di respiro. Il legame con i personaggi è istantaneo, così siamo oltraggiati insieme ad Emma nella serata da Carmine’s, sentiamo la tensione tra i due protagonisti crescere e crescere. Il cuore in gola in un certo attico a Brooklyn. La corsa di venti piani con sentimenti che non stanno fermi. Condividiamo l’entusiasmo e l’arrendevolezza che si ha nella tana del bianconiglio. Proviamo uno spettro di emozioni incredibili: in tantissime scene ho ridacchiato, in altre ho sospirato, altre ancora si leggono velocemente con il desiderio di non perdersi nemmeno un momento di ciò che si sta costruendo davanti ai nostri occhi. 
Dunque, parliamo anche delle descrizioni che il romanzo sa regalarci. La penna dell’autrice è abile, glitterata, pungente e tutto il contorno delle scene ci appare nitido. L’appartamento di Colson, la frenetica Manhattan. I segreti e i momenti di leggerezza. Avvertiamo lo sforzo di Emma nel cercare di navigare le giornate con il sorriso stampato, la rabbia di Colson che invece pulsa silenziosa. 
E ancora, quando descrive l’anima dei momenti attraverso i colori, vibranti o spenti, che danno carattere al cielo o evidenziano la ferocità fredda degli enormi palazzi. Sono descrizioni stupende che fanno apprezzare tanto il contrasto del romanzo, rappresentato, ovviamente, anche dai due protagonisti. 
Due colori forti che si scontrano tra di loro e poi, senza volerlo, si mischiano creando qualcosa di nuovo, qualcosa di inaspettato che smorza la propria tinta. Un colore unico che ancora non sanno usare, ma iniziano a pasticciarsi tra di loro, per gioco o per ripicca, dita, mani, cuori
Vivere questo crescendo è bellissimo. E qui l’autrice ci fa ben percepire il momento di scissione: dal hate passiamo al love. Non è qualcosa di istantaneo ma costellato da una serie di piccole cose, dettagli, sorrisi, batticuori… e improvvisamente quello davanti a te non è più il nemico insopportabile, ma un timido alleato a cui appoggiarsi. Anche solo per poco, anche se è solo per finta. 
Basta un momento e tutto il resto si frattura, perdendo importanza. Colson ed Emma riconoscono delle similitudini tra di loro, se prima si ostinavano a cercare sempre la differenza tra di loro per mantenersi incompatibili adesso si scovano simili: entrambi con un passato che li ha segnati, entrambi che si attaccano ad una superficialità glamour per non lasciare spazio a tutto il resto che pulsa, caos e sentimento crudo. 
E adoro come viviamo i protagonisti attraverso gli occhi dell’altro! Me ne sono innamorata. Emma è una tinozza di colori speciale e assai rara per Colson. Per Emma, invece, Colson appare come una fortezza inespugnabile, ma basta guardare da più vicino per notare un piccolo portoncino socchiuso, l’invito a chi sa essere paziente di entrare. (la fan girl è molto soddisfatta). 
La cara Rebecca è abile nel saperci portare due protagonisti che sono sempre di più di quello che vogliono far credere, fratturati, complessi, un po’ spaesati. Li amiamo per i difetti, per i momenti in cui sono incerti e per quelli dove un coraggio ammaccato prende il sopravvento. 
In Colson pesa una grande solitudine che pare non riuscire mai a scrollarsi di dosso. Vorrebbe solo essere notato, per quello che è, non il ricco figlio, non un disastro da dover raddrizzare. Solo lui. 
Anche Emma vorrebbe essere vista e accettata per quella che è e non per quella che potrebbe essere. Solo lei, senza puntualizzare sulle mancanze, sulle sbavature di una vita passata a cercare di essere migliore, migliore dei suo genitori divorziati. Insieme, loro due alleggeriscono il peso dell’altro, senza ridicolizzarlo. 
Entrambi si sentono alla deriva, come se fossero incapaci di trovare il loro posto giusto nel mondo: Colson finge grigiore e piattezza ed Emma cerca di incastrarsi nello spazio angusto che le danno.
Visto che stiamo parlando dei personaggi, una piccola menzione a Karen. L’amica di cui tutti avremmo bisogno: pungente sì ma anche battagliera nei confronti di chi vuole bene. Certe sue uscite sono state fantastiche! 
E voglio spendere due parole anche sulla bellezza visiva del libro e la cura degli interni. I pov con le proprie caratteristiche immagini, e i titoli dei capitoli sono carinissimi! In sintonia con i protagonisti come se potessero riassumere il capitolo in una sola frase (alcuni sono stati troppo divertenti!). Mi è piaciuta molto questa accortezza che mostra una sintonia incredibile con i personaggi, sintonia che poi viene trasmessa anche al lettore. 
Ah, e lo slow burn? Fa evaporare tutto il resto, rimangono solo loro, come protagonisti di una tela in movimento che ne cattura le luci, i profili, le esplosioni di colori. E qui la penna veicola benissimo il cambiamento, si fa sensuale, intensa, acutizza emozioni che vogliono liberarsi. 
Nel frattempo, la vicenda si ingarbuglia. La promozione anelata di Emma e la doverosa scelta su da che parte stare, e Colson deve decidere di potersi fidare, se ne vale la pena. 
Il loro è un percorso incerto, fatto di morsi e asprezze che si sciolgono negli occhi colmi di desideri che vogliono solo essere acciuffati e costretti a rivelarsi. Ma la distanza a cui si sono ostinati e a non colmare adesso fa vacillare tutto… ci avviciniamo al momento di rottura. 
La rabbia, la paura, le ferite inferte, gli sbagli, la cattiva comunicazione, sono onde agitate tra le pagine. E l’amore riempie i bordi, lava le incertezze, calma la furia e accende il desiderio di lottare, finalmente, per ciò che si vuole davvero. 
Gli ultimi capitoli sono un turbine di alti e bassi, di verità, tenerezza e speranza. 
Ho chiuso il romanzo con il cuore alleggerito, e credo che sia una delle più belle sensazioni che si possano provare alla conclusione di una storia. 
Trenta giorni per non innamorarsi è stato un viaggio movimentato, sofferto e commovente, dove due persone sono maturare e si sono appropriate del coraggio di essere se stesse. Davvero, è stata una lettura che ho adorato!

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