666 Il libro dell'Oblio
Autore: Alessio Brancolino
Titolo: 666 Il libro dell'Oblio
Trama: 666: Il Libro dell'Oblio non è un romanzo. È un’architettura diabolica e burocratica progettata per sottrarti la realtà, pezzo dopo pezzo. Una progressione inesorabile che ti costringerà a guardare il mondo sbiadire, a dimenticare i nomi delle persone che ami, a scoprire che perfino il tuo riflesso nello specchio ha iniziato a obbedire a un padrone estraneo. L'ARCHITETTURA DELL'ORRORE: La Struttura Perfetta: 6 Atti, ciascuno composto da 6 Capitoli. Un totale di 36 stanze logiche da cui è impossibile evadere. Il Vincolo Infrangibile: Ogni singolo capitolo è composto da 666 parole esatte. Una scrittura chirurgica, densa, priva di fuffa, dove ogni termine è un chiodo piantato nella tua memoria. La Seconda Persona ("Tu"): Verbi spietati che descrivono ciò che ti accade senza lasciarti via di scampo. Tu noti, Tu accetti, Tu vedi, Tu firmi. Dimentica i mostri banali e il sangue gratuito. L'orrore di questo libro abita nel bianco, nell'assenza, nella burocrazia di un sistema millenario che cataloga le anime e riutilizza i ricordi. Ogni volta che tenterai di spiegare a qualcuno cosa ti sta succedendo, la punizione sarà più severa. Ogni volta che volterai pagina, sarai più leggero. Il conteggio è iniziato. Il reale sta diventando una superficie liscia dove nulla si incide più. Non aprirlo. Non leggerlo ad alta voce. Ormai è tardi.
Casa editrice: Editoria indipendente
Prezzo di copertina: 22,00 euro
Recensione.
666 Il libro dell’Oblio è un breve romanzo horror basato su dei vincoli. L’idea presente delle attrattive assai interessanti, l’autore, infatti, ripercorre sempre il numero 6 come una struttura fondamentale per lo sviluppo della storia: 6 atti, ogni capitolo composto esattamente da 666 parole.
Conosco già la penna dell’autore per la sua opera di body horror I Forgiatori di Carne. Ci stiamo imbarcando in un’esperienza oscura, un progetto che ha qualcosa di deciso e grottesco in modo così ordinato e metodico che appare disturbante, che smangiucchia la realtà e si concentra su una sopravvivenza strutturale che agli occhi umani appare decisamente aliena. Sconosciuta.
Il protagonista si sveglia e nella sua scrivania trova un diario estraneo. Un diario che comunica, dove le parole sono segni che tagliano e lo portano verso qualcosa di inevitabile. Qualcosa che esige spazio. Inizia così un contagio che stranisce soprattutto per il suo continuare ad avanzare in modo innaturale.
Un brivido ci coglie impreparati.
È peculiare anche il modo in cui viene scritto, interamente in seconda persona che provoca un’immersione istantanea. La prosa è scarnata, incisiva, rapida. Non ha fronzoli sa dove mirare e lo fa senza nessun indugio.
L’Oblio avanza, togliendo la complessità della quotidianità del protagonista che restringe sempre di più i suoi confini, rendendo tutto più facile e tagliando via il superfluo. I colori smettono di avere importanza, i visi delle persone, la casa stessa respira e si chiude. Tutto si sta riducendo all’osso… permettendo a qualcos’altro di entrare. Occupare spazio. Di crescere e rinforzarsi.
Ed ecco che nel protagonista scatta il desiderio di resistenza, di afferrare qualcosa che possa rimanere. Nel diario pieno di fogli bianchi cerca di imprimere ricordi che sembrano scivolare come sabbia tra le dita, ma l’inchiostro non attecchisce, il diario si rifiuta di lasciare tracce superflue e personali. Ogni obbedienza richiesta crea un nuovo vincolo che pare legare il protagonista.
Nell’atmosfera chiusa avvertiamo un vago senso di inquietudine strisciarci intorno. Sappiamo che c’è qualcosa di sbagliato, ma non riusciamo a dargli una forma solida… e questa impossibilità non fa altro che accentuare il disagio: cos’è l’Oblio? Cosa vuole dal protagonista?
Soglie che si aprono, archivi infiniti, ferite che pulsano. Ci inoltriamo sempre di più in una dimensione che pare infinita, gestita da regole ben precise…che iniziamo ad assorbire. Echi ovunque che rimarcano un vuoto ordinato che ci provoca un’angoscia che non possiamo sconfiggere.
L’Oblio avanza e conquista. Mette ordine, smussa ogni cosa, rendendola più facile, quieta, linda. La privazione dello spessore che fa agitare gli esseri umani. Si entra dentro un sistema che è quasi impossibile afferrare.
Insieme al protagonista, che potremmo benissimo essere noi, siamo contaminati dal terrore di ciò che stiamo vivendo e allo stesso tempo ne siamo ammaliati. Ma in questo ordine perfetto ciò che non può essere contato ha ancora la possibilità di scelta. Una ribellione che taglia, macchia, quello che Loro non volevano si sporcasse.
L’impostazione particolare del libro non fa altro che accrescere le sensazioni distorte, atto dopo atto ne siamo affascinati, mentre il protagonista matura nuove certezze che hanno il bordo freddo e concreto della settima tacca. Trova una crepa, la tocca, la sfida e la allarga.
L’anomalia che destabilizza un sistema esigente, come l’improvviso sassolino lanciato su un lago immobile. Eppure, il sistema riordina, taglia, toglie, conteggia. È una lotta strana, sofferta, ansiolitica nella sua paurosa tranquillità. E il lettore trova una breve libertà che non è stata del tutto incisa, soffocata da numeri che esigono controllo. Tutto viene inglobato.
Prima che ce ne rendiamo conto torniamo al punto di inizio: un diario su una scrivania, l’inizio e la fine di tutto, in un ciclo a cui sembra non possiamo sfuggire davvero. Dentro il protagonista e il lettore, adesso, non c’è più la curiosità vivace ma la certezza di essere. Forse, non c’è via di scampo.
666 Il libro dell’Oblio è una lettura che riesce a catturare proprio per la sua capacità di essere diversa. La brevità della storia, inoltre, invoglia l’inabissamento verso mete oscure, cupe, inafferrabili. L’autore ci fa sfiorare qualcosa di enigmatico con venature di un horror che non mira allo spavento improvviso, piuttosto ad un sentore di angosciante che ci si incolla nella pelle, non lasciandoci andare più.

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